sabato 4 aprile 2020

Coronavirus, Wwf: c'è correlazione tra pandemie e perdita di natura

Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Virus, batteri e altri microrganismi nella maggior parte dei casi sono innocui, anzi, spesso essenziali per gli ecosistemi
e l'uomo. Tuttavia, alcuni di essi, come il coronavirus SARS-COV-2 all'origine del Covid-19, possono provocare impatti estremamente negativi sulla salute umana, sui sistemi sociali ed economici, come quelli a cui stiamo assistendo nell'attuale emergenza sanitaria che ha raggiunto la portata di una vera e propria pandemia, avendo già colpito oltre 129 paesi in ogni continente con oltre 50.000 vittime. Quella provocata dal Coronavirus fa parte delle cosiddette "malattie emergenti" - come ad esempio Ebola, Aids, Sars, influenza aviaria o suina - che non sono catastrofi del tutto casuali ma mostrano numerosi elementi comuni.

Spesso infatti le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all'uomo (esattamente come il Covid-19), sono conseguenza di nostri comportamenti errati tra cui il commercio illegale o non controllato di specie selvatiche e, più in generale, l'impatto dell'uomo sugli ecosistemi naturali. Partendo dall'emergenza coronavirus, che sta mettendo in ginocchio un mondo sempre più globalizzato, un nuovo report del WWF Italia, prova a mettere in evidenza proprio i collegamenti nascosti che esistono fra le azioni dell'uomo e alcune malattie che hanno un fortissimo impatto non solo sulla salute delle persone, ma anche sull'economia e sui rapporti sociali. Alla base dell'origine del nuovo coronavirus c'è il fenomeno dello "spillover", titolo di un libro di successo del giornalista scientifico Usa David Quammen (2012) che racconta proprio come alla base di epidemie come l'ebola ci sia la distruzione degli ecosistemi, in particolare quelli forestali, i più complessi e ricchi di biodiversità.

Spillover significa "salto interspecifico", il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un'altra, in questo caso da animale a uomo. Fra i più probabili serbatoi del virus SARS-CoV-2  (Sindrome Respiratoria Acuta Grave - Coronavirus 2) ci sono alcune specie di chirotteri (pipistrelli), ma rimane aperta anche l'ipotesi che a facilitarne la diffusione come "ospiti intermedi" siano stati i pangolini. Questi piccoli  mammiferi insettivori, le cui 8 specie esistenti sono tutte a rischio estinzione secondo la Iucn, l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, sono gli animali più contrabbandati al mondo per via delle infondate credenze sui poteri curativi delle loro scaglie, ma anche per la loro carne. Ad oggi non sappiamo ancora quale sia stata l'origine del SARS-CoV2, ma è molto probabile che dietro la sua diffusione si nasconda il commercio legale e illegale di animali selvatici vivi o di loro parti.

Il commercio di animali selvatici è infatti un comprovato veicolo di vecchie e nuove zoonosi, che ogni anno causano circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti. Tale meccanismo è già stato osservato in passato, quando un virus, forse originatosi nei pipistrelli, si adattò ai dromedari e successivamente alle persone, causando nella penisola arabica l’epidemia di MERS nel 2012. Secondo il Wwf il 75% delle malattie umane fino ad oggi conosciute, infatti, deriva da animali, così come il 60% delle malattie emergenti viene trasmesso da animali selvatici. Gli ecosistemi naturali hanno un ruolo cruciale nel sostenere e alimentare la vita, compresa quella della nostra specie, ma svolgono anche un ruolo fondamentale nel regolare la trasmissione e la diffusione di malattie infettive come le zoonosi. La distruzione di habitat e di biodiversità provocata dall'uomo rompe gli equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea condizioni favorevoli alla loro diffusione.

In aggiunta la realizzazione di habitat artificiali o di ambienti poveri di natura e con un'alta densità umana possono ulteriormente facilitare la diffusione di patogeni. Le periferie degradate e senza verde di tante metropoli tropicali, ad esempio, sono la culla perfetta per malattie pericolose e per la trasmissione di zoonosi, mentre la diffusione in paesi tropicali di sistemi d'irrigazione, canalizzazioni e dighe permette la riproduzione di vettori come alcune specie di zanzare. I cambiamenti di uso del suolo e la distruzione di habitat naturali come le foreste sono responsabili dell'insorgenza di almeno la metà delle zoonosi emergenti. La distruzione delle foreste può quindi esporre l'uomo a nuove forme di contatto con microbi e con specie selvatiche che li ospitano. Nelle foreste incontaminate dell'Africa occidentale, ad esempio, vivono alcuni pipistrelli, in particolare quelli della frutta - noti anche col nome di volpi volanti, portatori del virus Ebola (EVD).

"Noi del WWF vogliamo approfondire il legame che esiste tra la perdita di natura e le malattie che, come questa mettono in serio pericolo l'umanità. La nostra analisi nasce con questo scopo: è fondamentale riuscire a proteggere gli ecosistemi naturali, conservare le aree incontaminate del pianeta, contrastare il consumo e il traffico di specie selvatiche, ricostruire gli equilibri degli ecosistemi danneggiati, arrestare i cambiamenti climatici", dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi. E aggiunge: "Per poter immaginare un futuro globale abbiamo bisogno di un New Deal for Nature e People, che permetta di dimezzare la nostra impronta, arrestare la perdita degli habitat naturali e delle specie viventi. Iniziare a ricostruire gli ecosistemi distrutti, che sono la rete di protezione naturale da epidemie e catastrofi, è il primo passo da fare. Tutti insieme riusciremo a vincere questa sfida e a invertire la rotta che sta portando al collasso il Pianeta".


Fonte: ItalPress
Via: RaiNews24

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