mercoledì 17 maggio 2017

Legambiente, nel 2016 sanzionati 574 ecoreati grazie a nuova legge

A due anni dall’approvazione della legge sugli ecoreati, Legambiente fa il punto sulla sua applicazione. Che cosa ha prodotto finora il provvedimento che, dal 29 maggio 2015, ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale? I nuovi delitti sono
stati utilizzati in tutta Italia per sequestrare depuratori malfunzionanti, per fermare l’inquinamento causato da attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (il primo delitto ambientale della normativa italiana approvato nel 2001), per intervenire su situazioni di inquinamento pregresso che continua ancora oggi a causare enormi danni ambientali in assenza di bonifica o per fermare attività illegali di vario genere, dalla pesca illegale a Taranto agli scarichi industriali non trattati a Chieti fino all’estrazione abusiva di inerti dalle cave o dai fiumi. 

Sono le storie e i numeri ‒ raccolti da Legambiente in un dossier presentato a Roma – a raccontare quanto sia positivo il bilancio di questa “riforma di civiltà”. Secondo i numeri elaborati da Legambiente sull’azione repressiva svolta dalle forze di polizia e dalle Capitanerie di porto, nel 2016 la legge 68/2015 ha consentito di sequestrare 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro e di sanzionare 574 ecoreati - più di uno e mezzo al giorno - di cui 173 hanno riguardato specificamente i nuovi delitti (30% del totale). Sul fronte dei delitti contestati, sono 143 i casi di inquinamento ambientale, 13 quelli di disastro ambientale, 6 quelli di impedimento di controllo, 5 i delitti colposi contro l'ambiente, 3 quelli di omessa bonifica e 3 i casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale.

La Campania è la prima regione per il numero (70) di ecoreati contestati. La Sardegna è la regione con il maggior numero di denunciati (126), mentre l’Abruzzo per il numero più alto di aziende coinvolte (16). Il maggior numero di arresti è stato compiuto in Puglia (14), il numero più alto di sequestri in Calabria (43), seguita da Abruzzo, Sicilia e Umbria (17) e dal Lazio (11). Ma sono altre ancora le fonti dei dati messi a confronto nel dossier: ci sono anche i numeri sul lavoro delle Procure e dei Tribunali pubblicati dal ministero della Giustizia, le statistiche delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e la relazione sull’attuazione della legge approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. E tutti testimoniano tutte l’incisività delle novità contenute nella legge.

Nel 2016, – si legge in un comunicato di Legambiente – secondo i dati raccolti da 87 procure (una copertura pari a circa il 53 percento del totale), si sono registrati 265 procedimenti aperti in applicazione della legge 68, con 446 persone denunciate. In testa il delitto di inquinamento ambientale (158 casi), quindici le contestazioni di disastro ambientale, trentatré i casi di delitti colposi contro l’ambiente, trenta i procedimenti penali per omessa bonifica, quindici quelli per impedimento al controllo, nove per i casi di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, tre per traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività. Allargando all’arco temporale che va dal 1 giugno 2015 a fine 2016, la legge 68 è stata applicata in 467 procedimenti penali con 651 persone denunciate.

Nel 2015 – si legge ancora nel comunicato dell’associazione – sono stati 41 i procedimenti giudiziari che si sono conclusi con condanne di primo grado grazie alla nuova legge, mediante patteggiamenti e riqualificazione di reati contestati precedentemente sotto altro titolo. Le prescrizioni impartite dalle Arpa sono passate dalle 580 del 2015 alle 1.296 del 2016, le asseverazioni sono aumentate da 183 a 935, mentre il gettito economico che era stato di 491mila euro nel 2015 è salito a 2,2 milioni di euro nel 2016. Secondo informazioni che la Commissione ha raccolto da 167 uffici giudiziari tra Procure, Tribunali e Corti di appello (pari al 57 percento del totale nazionale) emerge che circa il 60 percento degli uffici giudiziari ha già applicato la legge in tutta Italia, con una maggiore accentuazione nelle Isole e nel Sud.

“L’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale è stata una grande conquista per l’Italia, oggi leader nella lotta agli ecoreati, ed è il primo anello di una catena più lunga, che va costruita con l’obiettivo di innalzare i controlli ambientali per tutelare l’ambiente, la salute e le imprese sane ‒ dichiara il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani ‒ È fondamentale che siano approvate presto norme che mancano ancora all’appello per completare questa catena della legalità ambientale”. Tanta strada è stata fatta ma sono ancora tanti gli obiettivi da raggiungere. Secondo Legambiente, tra i provvedimenti da approvare c’è anche il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette e occorre completare l’iter di definizione dei decreti attuativi per rendere operativa la legge 132 del 2016 che ha riformato il sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell’ambiente.


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