martedì 21 marzo 2017

Agromafie 2017, Sicilia perde il primato: Genova e Verona sul podio

La graduatoria delle province italiane rispetto all’estensione e all’intensità del fenomeno agromafia nel 2016, se fotografa una concentrazione del fenomeno soprattutto nel Mezzogiorno, evidenzia la presenza nella top ten di rilevanti realtà del Nord
come Genova e Verona rispettivamente al secondo ed al terzo posto dopo Reggio Calabria per i traffici finalizzati al ricco business del falso Made in Italy. La Sicilia perde il primato ma resta nei primi dieci posti con 3 città. Palermo al quarto posto, Caltanissetta settima, Catania nona. A seguire Agrigento (tredicesima), Messina (ventesima), Enna (ventunesima), Trapani (ventiduesima), Ragusa (ventitreesima), Siracusa (trentesima). Il volume d'affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 21,8 miliardi di euro, con un balzo del 30% nell'ultimo anno. Il settore delle agromafie continua ad espandersi ad un ritmo preoccupante.

E’ quanto è emerso dal quinto Rapporto #Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, nel quale è stata calcolata l’intensità del fenomeno delle agromafie per provincia sulla base delle risultanze quantitative delle azioni di contrasto specifiche poste in essere dalle diverse Forze dell’ordine per questo particolare aspetto criminale. L’agromafia è stata quindi calcolata come la combinazione lineare di alcune variabili criminali che si ritengono particolarmente significative per individuare la presenza del fenomeno nel territorio: variabili opportunamente indicizzate e con pesi diversi in funzione della loro correlazione ponderata con il particolare tipo di reato. 

Genova – essenzialmente per le sue attività legate al porto - nella classifica è preceduta soltanto da Reggio Calabria ed è seguita da Verona. Tant’è che il fenomeno non è solo un affare del Sud. Secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare nonostante il crescente ruolo giocato dalle agromafie nel Settentrione, è nel Mezzogiorno che esse esprimono una maggiore e nociva diffusione. Nello specifico, tra le province che entrano nella “top ten” per un livello alto di criminalità organizzata del tipo dell’agromafia, ne sono state rilevate due in Calabria (Reggio Calabria, prima nella graduatoria nazionale, oltre a Catanzaro) e tre in Sicilia (Palermo, Caltanissetta e Catania), due in Campania (Caserta e Napoli) e Bari in Puglia.

Nel Napoletano l’agromafia opera maggiormente agli stadi di lavorazione o manifattura (come nel caso del pane clandestino, ad esempio) o di distribuzione e approvvigionamento di prodotti connessi alla filiera agroalimentare. Per quel che concerne le province calabresi, la casistica criminosa è particolarmente ampia: dal controllo delle produzioni agricole e della pastorizia, con il relativo indotto occupazionale, agli incendi boschivi, dalla adulterazione dei prodotti oleari, caseari e vinicoli fino al preoccupante il crescente fenomeno dell’abigeato. Nel territorio siciliano le evidenze sono profondamente simili a quelle riscontrate per la Calabria, ma oltre all’abigeato sono state rilevate massicce infiltrazioni nel mercato ortofrutticolo (dagli agrumi alla frutta fino agli ortaggi a foglia) e nella pesca (in particolar modo a Caltanissetta). 

I comparti della distribuzione e dei trasporti dei prodotti agricoli e del pescato subiscono una forte infiltrazione da parte delle organizzazioni mafiose, contribuendo così all’artificiale rincaro dei prezzi dal produttore al distributore finale. Risultano, inoltre, fortemente significativi i furti di macchinari agricoli e i danneggiamenti delle colture, fenomeni da associarsi alle fattispecie criminose che ne sono la causa (estorsioni, usura, racket estorsivo). Dalle infiltrazioni nel settore ortofrutticolo del clan Piromalli all’olio extra vergine di oliva di Matteo Messina Denaro fino alle imposizioni della vendita di mozzarelle di bufala del figlio di Sandokan del clan dei casalesi e del pizzo sui pescatori, la criminalità nell’agroalimentare sviluppa un business stimato in 16 miliardi, tra mafia ‘ndrangheta e camorra. 

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le importanti operazioni condotte dalle forze dell’ordine. La malavita si appropria – sottolinea la Coldiretti - di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. Proprio per alzare il livello di attenzione verso le “agromafie”, Coldiretti ha costituito l’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura, presieduto dal presidente Roberto Moncalvo e con il Dott. Giancarlo Caselli alla guida del comitato scientifico, che presenta annualmente con l’Eurispes il Rapporto Agromafie.



Via: GDS

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