mercoledì 1 luglio 2015

SharkLife, allarme squali nel Mediterraneo: sono a rischio estinzione

Gli squali sono imponenti predatori che abitano i nostri mari dalla notte dei tempi ma oggi più che mai non navigano in buone acque. Ogni anno nel mondo ne vengono uccisi circa 100 milioni  in una percentuale compresa tra il 6,4% e il 7,9% di squali di
tutte le specie secondo uno studio della Dalhousie University in Canada. Qualunque percentuale superiore al 4,9% annui rappresenta una minaccia per la sopravvivenza a lungo termine, soprattutto per gli squali che hanno tempi di riproduzione e crescita piuttosto lunghi. In Europa il 7,5% delle specie di pesci marini europei è a rischio di estinzione come conferma il rapporto appena pubblicato dalla IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) e dalla Commissione UE. Il dato più allarmante riguarda gli squali, razze e chimere. Il 40,4% sono ad altissimo rischio di estinzione.

La Lista Rossa pubblicata dalla Commissione Europea ha stimato che il Mar Mediterraneo, dove vivono più di 80 specie tra squali e razze, la costa ovest della Penisola Iberica e le Isole Macaronesian hanno il più alto numero di specie minacciate. A fornire un quadro generale sulle condizioni in cui versano gli squali nel Mediterraneo ci ha pensato oggi nel suo convegno conclusivo SharkLife presso Società Geografica Italiana, il progetto Life+ della Commissione Europea iniziato nel 2011 orientato ad implementare azioni urgenti per la conservazione dei pesci cartilaginei nei mari italiani, con una particolare attenzione al trigone viola ed allo squalo elefante, il pesce più grande del Mediterraneo.

Uno scenario di partenza non proprio roseo che indica, in particolare per le due specie indicate, come il più grande rischio di estinzione sia dovuto alla pesca accidentale. Essendo animali che non hanno valore commerciale, ma che molto spesso vengono catturati accidentalmente, sono state adottate misure ad hoc per la riduzione della mortalità causata dalle attività di pesca professionale. Il trigone viola, è una specie pelagica che vive a grande distanza dalle coste spesso catturata accidentalmente soprattutto durante la pesca al pescespada. Con il progetto SHARKLIFE si è voluto dimostrare che gli ami circolari caratterizzati da una curva molto chiusa e già utilizzati per limitare il numero di catture accidentali di tartarughe marine, sono utili anche per evitare le catture dei trigoni.

Per questo motivo l'AGCI Agrital, associazione di cooperative di pescatori e partner del progetto, ha attivato la propria rete territoriale per programmare delle cale sperimentali utilizzando palangari armati con ami circolari in alcune regioni, ovvero Sicilia, Calabria e Puglia. Sono stati quindi fatti realizzare 5 palangari completi di 1.000 ami circolari ciascuno e, individuate le marinerie di riferimento a Porto Rosa (ME) in Sicilia, Lesina (FG) e San Foca (LE) in Puglia, e Bagnara Calabra (RC) in Calabria, sono state condotte 3 distinte campagne: nell'estate del 2012, 2013 e 2015. Nel primo anno di attività, in Sicilia, sono stati coinvolti 6 motopesca appartenenti alla marineria di Porto Rosa e Milazzo.

Le aree di pesca erano situate tra le isole Eolie e il Golfo di Patti e le uscite sono state 24 per un totale di circa 24.000 ami circolari. Da sottolineare che in questa area di pesca si è registrato il più alto numero di catture accessorie di tutto il progetto SharkLife; le specie catturate sono state trigoni viola e tartarughe marine della specie Caretta caretta. Entrambe le specie, insieme all'unica verdesca pescata, sono state liberate in mare. Nel complesso le catture commerciali sono state buone, a dimostrazione del fatto che gli ami circolari non riducono le catture di pescespada. Un contributo alla conservazione degli squali arriva anche dal mondo della pesca sportiva.

La FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato), partner del progetto SharkLife, per dare un segnale tangibile alla salvaguardia di questi animali grazie a questo progetto ha deciso di modificare il regolamento delle competizioni di pesca sportiva vietando il prelievo di tutte le specie di squali, razze e trigoni, e promuovendo tra i suoi associati l'attività di Tag and Release, che consiste nel "marcare" e successivamente rilasciare la preda dopo la cattura. L'altro grande obiettivo di SharkLife è stato quello di sviluppare un sistema innovativo per la riduzione delle catture accidentali dello squalo elefante e di altre grandi specie marine protette.

Lo squalo elefante o cetorino rappresenta il secondo pesce al mondo per dimensioni dopo lo squalo balena. La sua presenza nei nostri mari, oltre che dalle occasionali osservazioni effettuate in mare aperto, è purtroppo testimoniata dalle molte catture accidentali effettuate con le reti da posta. Per risolvere il grave problema delle catture accidentali, nell'ambito di SharkLife, l'unità di ricerca dell'Università della Calabria (DIMES), ha progettato e messo a punto uno speciale dispositivo in grado di lanciare un segnale d'allerta quando gli squali elefanti, o altre specie marine di grandi dimensioni, finiscono accidentalmente nelle reti da posta. SharkLife ha redatto un Piano d'Azione dove sono state riportate una serie di notazioni utili come base di discussione per future raccomandazioni legislative.


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