martedì 24 febbraio 2015

Spreco cibo: Wwf, impatto anche su clima e vale quanto Pil svizzero

Il  5 febbraio si è celebrata la seconda Giornata di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, istituita nel 2013 dal Ministero dell'Ambiente non solo per recuperare lo spreco alimentare ma soprattutto per "prevenirlo". Lo spreco alimentare non è solo un
problema di cibo ma anche di impatti sulla biodiversità e sul clima, un allarme che il WWF rilancia nell'anno che vedrà il Vertice mondiale di Parigi #COP21 come momento clou per gli impegni di riduzione delle emissioni di CO2 al livello globale. I dati resi noti nel rapporto "Food wastage footprint. Impacts on natural resources" realizzato dal Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della FAO nel 2013, segnalano infatti che l'impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3.3 miliardi di tonnellate di CO2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati, al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di CO2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.

E' un circolo - osserva il WWF - vizioso perché, secondo studi recenti, il cambiamento climatico a sua volta potrebbe ridurre la produttività agricola, diminuendo le disponibilità alimentari globali e danneggiando le popolazioni più povere e le famiglie che basano il proprio reddito sulle colture, l'allevamento del bestiame e la pesca. Globalmente il consumo di acqua blu (un elemento importante dell’impronta idrica che riguarda l'acqua dolce prelevata dalla superficie o dalle falde e utilizzata, ad esempio, per scopi agricoli, come l'irrigazione) che è collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici, equivalenti al flusso annuale d’acqua del Volga oppure a tre volte il volume delle acque del lago di Ginevra.

Il cibo prodotto e sprecato occupa quasi 1.4 miliardi di ettari di terra, costituendo il 30% della superficie occupata da terre agricole a livello mondiale. E' difficile stimare l’impatto sulla biodiversità dello spreco alimentare a livello globale, comunque gli effetti negativi dell’espansione agricola e delle coltivazioni estensive è tale sulla frammentazione degli habitat e sulla perdita di biodiversità che appare veramente assurdo che una parte importante di quanto prodotto, con significativi impatti ambientali, vada addirittura sprecato. La perdita di terra, acqua e biodiversità attribuibile allo spreco alimentare come anche gli impatti negativi da esso provocati sul cambiamento climatico rappresenta un costo elevato per l’intera società non ancora ben quantificato.

Il diretto costo economico dello spreco alimentare dei prodotti agricoli (escluso i prodotti del pescato) viene valutato sui 750 miliardi di dollari, una cifra equivalente al PIL della Svizzera. Nel suo Programma One Planet Food,  dedicato all'alimentazione sostenibile con un focus speciale sulla riduzione dello spreco alimentare lungo tutta la filiera e sotto l'egida della campagna Think.Eat.Save di Unep-Fao, il WWF ha sviluppato  iniziative di sensibilizzazione ed attivazione che stanno coinvolgendo milioni di italiani in comportamenti virtuosi e replicabili  grazie alla collaborazione con importanti imprese del settore. Lo spreco sarà, inoltre, uno dei temi che caratterizzeranno la partecipazione di WWF ad EXPO 2015  che vedrà l'associazione - in qualità di "Civil Society Participant"  - impegnata in una serie di iniziative per portare l'alimentazione sostenibile all'attenzione del grande pubblico.

Ogni anno più di 8 miliardi di euro di cibo vengono gettati nella spazzatura. Questo è quanto emerge dal Rapporto 2014 "Waste Watcher - Knowledge for Expo" presentato da Andrea Segré, presidente di Last Minute Market, e dal presidente di SWG Maurizio Pessato alla presenza del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali con delega per Expo Milano 2015 Maurizio Martina. “Non sprecare” è l’appello che il 63% degli italiani rivolge al proprio Paese, l’auspicio per un’Italia futura più parsimoniosa soprattutto in campo alimentare. Un'Italia che oggi si presenta tendenzialmente attenta agli sprechi e che è migliorata rispetto al 2013, sa leggere le etichette e controlla se il cibo scaduto è ancora buono prima di gettarlo (lo fa l'81% degli italiani).

L'educazione riveste un ruolo fondamentale per gettare le basi di un futuro migliore. Come ha ricordato anche il Ministro Maurizio Martina: "Uno dei grandi temi che anche Expo Milano 2015 sta sviluppando è portare l'educazione alimentare nelle scuole, attraverso un programma educativo che includerà anche l'educazione sugli sprechi domestici". Un tema preliminare perché "se è vero che dobbiamo 'Nutrire il Pianeta' e se è vero che, con l'aumento della popolazione, la produzione dovrà aumentare del 60% (come dicono i dati FAO) e che sprechiamo un terzo di questa produzione, allora dobbiamo ripartire dalla prevenzione e dall'attenzione agli sprechi" afferma Andrea Segré. Dare valore al cibo, ristabilire l'importanza della sua qualità ci potrebbe forse far riscoprire e riapprezzare la nostra identità umana e sociale.


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