venerdì 28 marzo 2014

Luci spente al Teatro Massimo di Palermo per Wwf Earth Hour 2014

Spegnere le luci per dare al mondo un futuro sostenibile. Anche a Palermo, come nel resto del mondo, sabato 29 marzo, si celebrera' l'Earth Hour 2014, l'Ora della Terra, la piu' grande mobilitazione nazionale del Wwf per vincere la sfida del cambiamento climatico. Per un'ora, dalle 20.30 alle 21.30, le luci della facciata del Teatro Massimo si spegneranno, mentre piazza Verdi s'illuminera' con le candele dei volontari del Wwf Palermo e di tutti quelli che vorranno partecipare all'evento. Sessanta minuti in compagnia di artisti di strada, giocolieri, musicisti e attivisti che animeranno una serata all'insegna del risparmio energetico, per un uso consapevole delle rinnovabili. Alla manifestazione aderiscono il Comune di Palermo e la Fondazione Teatro Massimo.

giovedì 27 marzo 2014

Processo Bussi, WWF Abruzzo: passo avanti per accertamento verità

La relazione dell’Istituto Superiore di Sanità conferma le denunce del WWF :acqua contaminata per anni nei rubinetti di 700mila inconsapevoli abruzzesi. «Un passo in avanti verso l’accertamento della verità»: è questo il primo commento del presidente del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio dopo la pubblicazione, anche a livello nazionale, di brani significativi della relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, datata 30 gennaio 2014, depositata durante il processo di Bussi in Corte d’Assise a Chieti dall’Avvocatura dello Stato. In un passaggio si ribadisce, questa volta con i crismi di una autorevole relazione scientifica che “l’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole” e che “la qualità dell'acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa”. 

«È quello che il WWF sostiene da anni: in tutti in comuni della vallata, compresi due capoluoghi di provincia, Chieti e Pescara, è stata erogata almeno dal 2004 e forse anche da prima e sino al 2007 acqua contaminata - spiega Luciano Di Tizio - senza che nessuno si prendesse la briga di avvertire la popolazione. Mi viene da pensare che senza le nostre denunce si rischiava di proseguire nel silenzio chi sa sino a quando. Va tuttavia chiarito che i dati dello studio Iss si riferiscono a campionamenti effettuati nel 2007 e che fotografano la situazione di allora. Nel 2007, anche grazie alle denunce del WWF, i pozzi Sant’Angelo, quelli contaminati, vennero chiusi». 

«Per l’acqua potabile - prosegue Di Tizio - vennero scavati altri pozzi, tuttora in esercizio, a monte della zona inquinata. Quindi il problema è l’acqua che abbiamo inconsapevolmente bevuto allora, non quella che gli acquedotti ci forniscono oggi. Resta da accertare se questo abbia comportato danni per la salute della popolazione, in particolare per le fasce a rischio: chiediamo da anni una indagine epidemiologica in tutta la vallata, per ora purtroppo invano». La relazione dell'Iss attribuisce chiaramente la situazione allo “svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”.  

«Le valutazione e le eventuali attribuzioni di responsabilità - chiarisce Di Tizio - spettano alla Corte d’Assise. A noi preme che il processo proceda senza intoppi dopo una fase preliminare da record, durata due anni e mezzo e oltre 30 udienze. In Assise è stato imposto un ritmo cadenzato, ma c’è stata una istanza di recusazione da parte di alcuni imputati nei confronti del presidente Geremia Spiniello che avrebbe promesso in una intervista di fare giustizia per il territorio. Una frase che a nostro avviso significa semplicemente che il giudice si ripromette di arrivare a una sentenza, impedendo la prescrizione dei reati». 

«Un interesse  - aggiunge Di Tizio - che dovrebbe essere condiviso dagli imputati, che hanno peraltro tutti optato per il rito abbreviato. La Corte d’Appello esaminerà la questione l’8 aprile. L’auspicio è che non si perda ulteriore tempo, perché il territorio ha davvero bisogno che si faccia giustizia assolvendo gli innocenti e condannando gli eventuali colpevoli». Dopo la relazione dell’Istituto Superiore di sanità depositata oggi, secondo cui una discarica di veleni tossici dell’ex polo chimico Montecatini Edison di Bussi avrebbe contaminato l’acqua distribuita a circa 700mila persone senza alcun controllo, coinvolgendo persino a ospedali e scuole, il Codacons affila le armi legali.

“I risultati di questa ricerca non lasciano spazio all’immaginazione - spiega l'associazione - 700 mila cittadini abruzzesi sono stati costretti ad utilizzare acqua velenosa, con gravissimi rischi per la propria salute. La popolazione locale ha diritto ora ad essere risarcita non solo per la mancata informazione loro resa, ma anche e soprattutto per i gravissimi pericolosi corsi, considerata la tossicità delle sostanze contenute nell'acqua. Per tale motivo il Codacons sta studiano le azioni da intraprendere in favore dei 700mila cittadini coinvolti dallo scandalo, allo scopo di far ottenere loro un risarcimento fino a 10mila euro a famiglia”. 

“Nelle prossime ore sul sito www.codacons.it saranno pubblicate info e modulistica per fornire l’adesione all’azione risarcitoria. Il processo di Bussi è attualmente diviso di fatto in due tronconi:  presso la Corte d'Assise di Chieti, ed è la prima volta in Italia che un reato ambientale arriva in Assise, è in corso quello ormai in fase conclusiva che vede imputati 19 dirigenti ed ex dirigenti di Montedison e Solvay,  dopo l’inchiesta del Corpo Forestale per avvelenamento di acque e disastro ambientale . Di fronte al Tribunale di Pescara, in fase preliminare, è invece aperto un secondo processo con imputati dirigenti dell’Azienda consortile acquedottistica e un funzionario della Asl.

sabato 1 marzo 2014

Domenica 2 marzo 7^ Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate

Un patrimonio storico e ambientale, dimenticato e dismesso, di oltre 60mila chilometri. Sono le Ferrovie dimenticate che meritano di rinascere e di essere riscoperte. Alcune oggi sono diventate simbolo per eccellenza di una riconversione nel segno della sostenibilità ambientale come la ferrovia delle Dolomiti, che collega Calalzo di Cadore, Dobbiaco e Cortina d'Ampezzo. Dismessa nel 1969, oggi è diventata la ciclabile delle Dolomiti e uno dei percorsi più suggestivi della gara podistica di 30 km  “Cortina-Dobbiaco Run”. Ma sono ancora tante le linee ferroviarie dismesse che meritano una seconda vita.

Per questo domenica 2 marzo in tutta Italia si celebrerà la settimana Giornata nazionale delle Ferrovie Dimenticate, promossa da Co.Mo.Do. (Confederazione Mobilità Dolce) e alla quale aderisce anche Legambiente. Anche quest’anno sono tante gli eventi che l’associazione ambientalista ha organizzato nella Penisola per coinvolgere i cittadini e riscoprire questo “tesoro” poco conosciuto: dalla Sardegna alla Toscana, dalla Lombardia alla Sicilia, il 2 marzo sarà all’insegna di visite guidate, escursioni, itinerari turistici, culturali e storici, passeggiate in bici, a piedi o a cavallo lungo le vecchie linee dimenticate.

Una giornata durante la quale Legambiente lancerà anche un appello al Governo affinché venga garantita la manutenzione ordinaria delle linee ferroviarie chiuse al traffico, una azione fondamentale per non pregiudicare definitivamente le possibilità di ripristino dell’esercizio ferroviario. Negli ultimi tre anni è ripresa in misura molto preoccupante la cessazione del servizio ferroviario su molte linee periferiche, seppur mascherato dietro le classificazioni di “sospensione” o “interruzione temporanea”.

Nel 2012 la Regione Piemonte ha scelto di sospendere la circolazione dei treni su ben 14 tratte (pari ad un quarto della rete subalpina) per recuperare somme (per altro irrisorie: si parla di circa 8 milioni di euro) destinate a tamponare le falle di bilancio provocate da ben altri sprechi. Ma anche in Abruzzo, in Campania ed in Calabria si è assistito ad uno stillicidio di “sospensioni”, mentre in Friuli (Sacile-Gemona) ed in Sicilia (Caltagirone-Gela) guasti subiti dall’infrastruttura hanno fornito il pretesto per l’interruzione “sine die” del servizio.

Nel Lazio, tra Roccasecca ed Avezzano, addirittura Rfi ha invocato la mancanza di fondi per l’ordinaria manutenzione (che contrattualmente dovrebbe essere a carico dell’azienda) per sospendere l’esercizio. Allo stato attuale circa 1.300 chilometri di linee (in gestione a Trenitalia, alla Sangritana ed alle Ferrovie della Calabria) risultano “sospese”. Dati preoccupanti che indicano la necessità di un cambio di rotta.

“Le Ferrovie Dimenticate - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - rappresentano un importante patrimonio nazionale e non uno spreco di risorse. Sono legate alla storia e alla bellezza dei territori e rappresentano un’opportunità per mettere in pratica una riconversione sostenibile trasformandole, ad esempio, in “vie verdi” sulle quali pedalare, passeggiare, andare a cavallo oppure rimettendole in attività come è accaduto per la Foggia-Lucera, riaperta da qualche stagione con successo dopo mezzo secolo d’abbandono”.

“Per questo riteniamo fondamentale che venga garantita la manutenzione ordinaria delle linee ferroviarie, che vengano riconvertite quelle dismesse e che venga rilanciato e potenziato il trasporto ferroviario pendolare, che fa bene alle città, al portafoglio delle famiglie, alla qualità della vita e alla crisi economica”. Appuntamenti in programma: Tra gli eventi che Legambiente ha organizzato per il 2 marzo insieme ad altre associazioni: in Sardegna, i cittadini saliranno a bordo del Treno Verde che attraverserà la linea ferroviaria a scartamento ridotto Mandas-Sorgono, ormai esclusivamente turistica.

Percorrendola si potranno ammirare gli splendidi scenari naturalistici, visitare i borghi dove il treno farà tappa, siti archeologici, parchi, e comprendere le grandi potenzialità di uno sviluppo turistico sostenibile, a misura d'uomo. In Toscana l’appuntamento è alla stazione di Follonica (Gr) per scoprire insieme la storia della Ferrovia Massa-Follonica attraverso una cicloescursuione in mountain-bike, che si snoda tra le strade di campagna, per poi passare sull'antico sedime ferroviario immerso nel bosco fino a Ghirlanda, capolinea della vecchia ferrovia Follonica-Massa Marittima.

A seguire ci sarà anche una visita alla Mostra Documentale della Ferrovia FMF. In Lombardia, a Malnate (Va) ci sarà “Di Mulino in Mulino lungo  la ferrovia Valmorea”: una passeggiata a piedi lungo la Ferrovia della Valmorea che prenderà avvio con la visita al Mulino di Malnate, ancora in attività. Seguendo il tracciato ferroviario ripristinato, lungo il torrente Lanza in direzione della Svizzera, si arriverà al Mulino Del Trotto di Cagno. A Saronno (Va) invece i cittadini saranno coinvolti in una biciclettata lungo il tratto dismesso dell’e-ferrovia Saronno Seregno.

Nelle Marche, alla stazione di Urbino prenderà, invece, il via una passeggiata di 6km per scoprire la ferrovia Metaurense, nel suo tratto più antico da Fermignano ad Urbino. Un percorso affascinante, ricco di spunti paesaggistici ed opere d'arte tra cui viadotti ad archi di luce fino a 15m in ottimo stato di conservazione e alcune gallerie. Ed ancora in Basilicata, per il 2 marzo è stata organizzata una biciclettata di 9 km lungo l’ex tratta ferroviaria Potenza-Laurenzana, già in parte convertita in percorso ciclopedonale. In Calabria, i cittadini saranno coinvolti in un’escursione in bici, a piedi, a cavallo che interesserà il primo tratto della ex ferrovia Crotone-Petilia Policastro.

Un itinerario che si snoda nel settore vallivo del Tacina – Soleo, uno straordinario paesaggio fluviale, inserito nei SIC "Siti di Interesse Comunitario". Infine in Sicilia, l’appuntamento sarà alla stazione ferroviaria di Cattolica Eraclea (Ag), dove prenderà il via un’escursione a piedi, in bici e a cavallo lungo la linea ferroviaria “Porto Empedocle – Castelvetrano”, chiusa al transito dei treni dal marzo del 1978. Lungo il percorso sarà possibile ammirare i resti delle antiche case cantoniere utilizzate dai ferrovieri nel secolo scorso.

Fonte: Legambiente
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