martedì 18 novembre 2014

Legambiente, Ecosistema Scuola: un edificio su 3 a rischio sicurezza

Più della metà delle scuole italiane è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica del 1974 e almeno una su tre necessita di interventi urgenti di manutenzione. Il 9,8% degli edifici si trova in aree a rischio idrogeologico, il 41,2% in aree a rischio sismico e l’8,4% a rischio vulcanico. È la fotografia scattata dalla quindicesima edizione di ‘Ecosistema Scuola’, l’indagine annuale di Legambiente, che raccoglie i dati relativi al 2013, sulle strutture e i servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 94 capoluoghi di provincia. Partendo da questi dati, l’associazione chiede di “ripartire da quelle opere davvero utili per sbloccare l’Italia e darle un nuovo futuro. Tra queste opere ci sono anche gli edifici scolastici italiani, molti dei quali, più di 41mila, hanno bisogno di interventi di riqualificazione e messa in sicurezza”.

giovedì 2 ottobre 2014

Mediterraneo, risorsa comune: da Palermo un'alleanza ambientalista

Il Mediterraneo “tutto attaccato” come campo d’azione di un’alleanza ambientalista per una politica comune sul tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici e della tutela della biodiversità, dei settori della pesca e dell'agricoltura, nonché sulla tutela del mare dal rischio d'inquinamento petrolifero. È su queste basi che si fonda la nuova alleanza mediterranea promossa nel corso del convegno internazionale "Mare Mediterraneo, risorsa comune", che si è tenuto oggi ai Cantieri culturali alla Zisa, a Palermo. Il convegno è parte integrante del progetto COP21 che mira a rafforzare la partecipazione dei cittadini europei nelle discussioni attuali sul ruolo dell'Unione europea nella lotta al cambiamento climatico cercando di organizzare il loro parere, al fine di definire e influenzare le politiche comunitarie in questo campo.

venerdì 12 settembre 2014

Daniza morta, Enpa vuole giustizia per mamma orsa e i suoi cuccioli

Daniza, l'orsa che a ferragosto aveva aggredito un cercatore di funghi in presenza dei propri cuccioli, non è sopravvissuta alla narcosi che è stata effettuata per catturarla. L'Ente Nazionale Protezione Animali invita tutti i propri sostenitori e tutte le persone che hanno a cuore l'ambiente e gli animali ad inviare ai seguenti indirizzi mail: pnm-udg@minambiente.it; PNM-II@minambiente.it; segreteria.tecnica@minambiente.it; presidente@provincia.tn.it; ass.economia@provincia.tn.it; ass.aft@provincia.tn.it; ass.infrastruttureambiente@provincia.tn.it; daniza@enpa.org; il testo riportato di seguito copiandolo ed incollandolo sulla propria mail:

domenica 27 luglio 2014

Goletta Verde: Sicilia bandiera nera, 60% delle coste sono inquinate

Oltre il 60 per cento dei punti analizzati lungo le coste siciliane non superano l’esame: 16 i prelievi  che hanno restituito un giudizio di “fortemente inquinato” e “inquinato” rispetto ai 26 realizzati in totale. E oltre il danno c’è anche la beffa: perché non solo persistono evidenti problemi nel sistema depurativo siciliano, ma i soldi da tempo disponibili e messi a disposizione dal Fondo di Sviluppo e Coesione per adeguare rete fognaria e gli impianti di depurazione (circa un miliardo di euro) rischiano di andare perduti a causa della mancata progettazione da parte degli enti preposti. Una sfida, quella della depurazione, che la Sicilia non risulta ancora essere pronta ad affrontare nel modo giusto.

sabato 5 luglio 2014

Greenpeace a Mondello per dire stop alle trivelle nel Canale di Sicilia

Ieri mattina subito dopo l'alba una decina di attivisti di Greenpeace ha inscenato una simulazione di disastro petrolifero sulla spiaggia di Mondello, per denunciare il pericolo che corre il mare siciliano a causa della firma - avvenuta lo scorso 4 giugno - di un protocollo di intesa tra la Regione Siciliana e Assomineraria, Eni, Edison e Irminio per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio presenti nel Canale di Sicilia. Gli attivisti hanno smascherato lo scandaloso voltafaccia del Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, esponendo uno striscione con il messaggio: "Un mare di bugie -Crocetta regala il nostro mare ai petrolieri".

domenica 15 giugno 2014

Ecomafie 2014: business da 15 mld, raddoppiano reati agrolimentari

Il business delle ecomafie vale circa 15 miliardi, quanto e più di una massiccia manovra finanziaria, nonostante la crisi. E' il dato che è emerso dal Rapporto Ecomafie 2014 di Legambiente. Il rapporto è ricco di dati sulla illegalità ambientale in Italia. Sono 29.274 le infrazioni accertate nel 2013, più di 80 al giorno, più di 3 l'ora. In massima parte hanno riguardato il settore agroalimentare: ben il 25% del totale, con 9.540 reati, più del doppio del 2012 quando erano 4.173. Il 22% delle infrazioni ha interessato invece la fauna, il 15% i rifiuti e il 14% il ciclo del cemento.

giovedì 22 maggio 2014

Bandiere blu 2014: la Liguria regina delle spiagge, migliora la Sicilia

Sono 140 le località rivierasche italiane e 62 gli approdi turistici che potranno fregiarsi, la prossima estate, del riconoscimento Bandiera Blu 2014. Ben 140 comuni, (5 in più contro i 135 dello scorso anno), che corrispondono a circa il 10%

martedì 22 aprile 2014

Earth Day Network sospende rapporti di partnership con Sodastream

Per la Giornata della Terra, le organizzazioni impegnate per i diritti dei palestinesi celebrano la decisione dell'Earth Day Network di porre fine alla partnership con Sodastream, ditta israeliana il cui principale stabilimento di produzione si trova in una colonia israeliana costruita illegalmente nei Territori palestinesi occupati. All'inizio di aprile, Sodastream, che promuove le sue macchine per l'acqua gasata come un'alternativa ecologica alle bevande in bottiglia, ha lanciato una campagna - "Secret Continent" - per sensibilizzare il pubblico sull'isola di rifiuti di plastica nel Pacifico.

venerdì 28 marzo 2014

Luci spente al Teatro Massimo di Palermo per Wwf Earth Hour 2014

Spegnere le luci per dare al mondo un futuro sostenibile. Anche a Palermo, come nel resto del mondo, sabato 29 marzo, si celebrera' l'Earth Hour 2014, l'Ora della Terra, la piu' grande mobilitazione nazionale del Wwf per vincere la sfida del cambiamento climatico. Per un'ora, dalle 20.30 alle 21.30, le luci della facciata del Teatro Massimo si spegneranno, mentre piazza Verdi s'illuminera' con le candele dei volontari del Wwf Palermo e di tutti quelli che vorranno partecipare all'evento. Sessanta minuti in compagnia di artisti di strada, giocolieri, musicisti e attivisti che animeranno una serata all'insegna del risparmio energetico, per un uso consapevole delle rinnovabili. Alla manifestazione aderiscono il Comune di Palermo e la Fondazione Teatro Massimo.

giovedì 27 marzo 2014

Processo Bussi, WWF Abruzzo: passo avanti per accertamento verità

La relazione dell’Istituto Superiore di Sanità conferma le denunce del WWF :acqua contaminata per anni nei rubinetti di 700mila inconsapevoli abruzzesi. «Un passo in avanti verso l’accertamento della verità»: è questo il primo commento del presidente del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio dopo la pubblicazione, anche a livello nazionale, di brani significativi della relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, datata 30 gennaio 2014, depositata durante il processo di Bussi in Corte d’Assise a Chieti dall’Avvocatura dello Stato. In un passaggio si ribadisce, questa volta con i crismi di una autorevole relazione scientifica che “l’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole” e che “la qualità dell'acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa”. 

«È quello che il WWF sostiene da anni: in tutti in comuni della vallata, compresi due capoluoghi di provincia, Chieti e Pescara, è stata erogata almeno dal 2004 e forse anche da prima e sino al 2007 acqua contaminata - spiega Luciano Di Tizio - senza che nessuno si prendesse la briga di avvertire la popolazione. Mi viene da pensare che senza le nostre denunce si rischiava di proseguire nel silenzio chi sa sino a quando. Va tuttavia chiarito che i dati dello studio Iss si riferiscono a campionamenti effettuati nel 2007 e che fotografano la situazione di allora. Nel 2007, anche grazie alle denunce del WWF, i pozzi Sant’Angelo, quelli contaminati, vennero chiusi». 

«Per l’acqua potabile - prosegue Di Tizio - vennero scavati altri pozzi, tuttora in esercizio, a monte della zona inquinata. Quindi il problema è l’acqua che abbiamo inconsapevolmente bevuto allora, non quella che gli acquedotti ci forniscono oggi. Resta da accertare se questo abbia comportato danni per la salute della popolazione, in particolare per le fasce a rischio: chiediamo da anni una indagine epidemiologica in tutta la vallata, per ora purtroppo invano». La relazione dell'Iss attribuisce chiaramente la situazione allo “svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”.  

«Le valutazione e le eventuali attribuzioni di responsabilità - chiarisce Di Tizio - spettano alla Corte d’Assise. A noi preme che il processo proceda senza intoppi dopo una fase preliminare da record, durata due anni e mezzo e oltre 30 udienze. In Assise è stato imposto un ritmo cadenzato, ma c’è stata una istanza di recusazione da parte di alcuni imputati nei confronti del presidente Geremia Spiniello che avrebbe promesso in una intervista di fare giustizia per il territorio. Una frase che a nostro avviso significa semplicemente che il giudice si ripromette di arrivare a una sentenza, impedendo la prescrizione dei reati». 

«Un interesse  - aggiunge Di Tizio - che dovrebbe essere condiviso dagli imputati, che hanno peraltro tutti optato per il rito abbreviato. La Corte d’Appello esaminerà la questione l’8 aprile. L’auspicio è che non si perda ulteriore tempo, perché il territorio ha davvero bisogno che si faccia giustizia assolvendo gli innocenti e condannando gli eventuali colpevoli». Dopo la relazione dell’Istituto Superiore di sanità depositata oggi, secondo cui una discarica di veleni tossici dell’ex polo chimico Montecatini Edison di Bussi avrebbe contaminato l’acqua distribuita a circa 700mila persone senza alcun controllo, coinvolgendo persino a ospedali e scuole, il Codacons affila le armi legali.

“I risultati di questa ricerca non lasciano spazio all’immaginazione - spiega l'associazione - 700 mila cittadini abruzzesi sono stati costretti ad utilizzare acqua velenosa, con gravissimi rischi per la propria salute. La popolazione locale ha diritto ora ad essere risarcita non solo per la mancata informazione loro resa, ma anche e soprattutto per i gravissimi pericolosi corsi, considerata la tossicità delle sostanze contenute nell'acqua. Per tale motivo il Codacons sta studiano le azioni da intraprendere in favore dei 700mila cittadini coinvolti dallo scandalo, allo scopo di far ottenere loro un risarcimento fino a 10mila euro a famiglia”. 

“Nelle prossime ore sul sito www.codacons.it saranno pubblicate info e modulistica per fornire l’adesione all’azione risarcitoria. Il processo di Bussi è attualmente diviso di fatto in due tronconi:  presso la Corte d'Assise di Chieti, ed è la prima volta in Italia che un reato ambientale arriva in Assise, è in corso quello ormai in fase conclusiva che vede imputati 19 dirigenti ed ex dirigenti di Montedison e Solvay,  dopo l’inchiesta del Corpo Forestale per avvelenamento di acque e disastro ambientale . Di fronte al Tribunale di Pescara, in fase preliminare, è invece aperto un secondo processo con imputati dirigenti dell’Azienda consortile acquedottistica e un funzionario della Asl.

sabato 1 marzo 2014

Domenica 2 marzo 7^ Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate

Un patrimonio storico e ambientale, dimenticato e dismesso, di oltre 60mila chilometri. Sono le Ferrovie dimenticate che meritano di rinascere e di essere riscoperte. Alcune oggi sono diventate simbolo per eccellenza di una riconversione nel segno della sostenibilità ambientale come la ferrovia delle Dolomiti, che collega Calalzo di Cadore, Dobbiaco e Cortina d'Ampezzo. Dismessa nel 1969, oggi è diventata la ciclabile delle Dolomiti e uno dei percorsi più suggestivi della gara podistica di 30 km  “Cortina-Dobbiaco Run”. Ma sono ancora tante le linee ferroviarie dismesse che meritano una seconda vita.

Per questo domenica 2 marzo in tutta Italia si celebrerà la settimana Giornata nazionale delle Ferrovie Dimenticate, promossa da Co.Mo.Do. (Confederazione Mobilità Dolce) e alla quale aderisce anche Legambiente. Anche quest’anno sono tante gli eventi che l’associazione ambientalista ha organizzato nella Penisola per coinvolgere i cittadini e riscoprire questo “tesoro” poco conosciuto: dalla Sardegna alla Toscana, dalla Lombardia alla Sicilia, il 2 marzo sarà all’insegna di visite guidate, escursioni, itinerari turistici, culturali e storici, passeggiate in bici, a piedi o a cavallo lungo le vecchie linee dimenticate.

Una giornata durante la quale Legambiente lancerà anche un appello al Governo affinché venga garantita la manutenzione ordinaria delle linee ferroviarie chiuse al traffico, una azione fondamentale per non pregiudicare definitivamente le possibilità di ripristino dell’esercizio ferroviario. Negli ultimi tre anni è ripresa in misura molto preoccupante la cessazione del servizio ferroviario su molte linee periferiche, seppur mascherato dietro le classificazioni di “sospensione” o “interruzione temporanea”.

Nel 2012 la Regione Piemonte ha scelto di sospendere la circolazione dei treni su ben 14 tratte (pari ad un quarto della rete subalpina) per recuperare somme (per altro irrisorie: si parla di circa 8 milioni di euro) destinate a tamponare le falle di bilancio provocate da ben altri sprechi. Ma anche in Abruzzo, in Campania ed in Calabria si è assistito ad uno stillicidio di “sospensioni”, mentre in Friuli (Sacile-Gemona) ed in Sicilia (Caltagirone-Gela) guasti subiti dall’infrastruttura hanno fornito il pretesto per l’interruzione “sine die” del servizio.

Nel Lazio, tra Roccasecca ed Avezzano, addirittura Rfi ha invocato la mancanza di fondi per l’ordinaria manutenzione (che contrattualmente dovrebbe essere a carico dell’azienda) per sospendere l’esercizio. Allo stato attuale circa 1.300 chilometri di linee (in gestione a Trenitalia, alla Sangritana ed alle Ferrovie della Calabria) risultano “sospese”. Dati preoccupanti che indicano la necessità di un cambio di rotta.

“Le Ferrovie Dimenticate - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - rappresentano un importante patrimonio nazionale e non uno spreco di risorse. Sono legate alla storia e alla bellezza dei territori e rappresentano un’opportunità per mettere in pratica una riconversione sostenibile trasformandole, ad esempio, in “vie verdi” sulle quali pedalare, passeggiare, andare a cavallo oppure rimettendole in attività come è accaduto per la Foggia-Lucera, riaperta da qualche stagione con successo dopo mezzo secolo d’abbandono”.

“Per questo riteniamo fondamentale che venga garantita la manutenzione ordinaria delle linee ferroviarie, che vengano riconvertite quelle dismesse e che venga rilanciato e potenziato il trasporto ferroviario pendolare, che fa bene alle città, al portafoglio delle famiglie, alla qualità della vita e alla crisi economica”. Appuntamenti in programma: Tra gli eventi che Legambiente ha organizzato per il 2 marzo insieme ad altre associazioni: in Sardegna, i cittadini saliranno a bordo del Treno Verde che attraverserà la linea ferroviaria a scartamento ridotto Mandas-Sorgono, ormai esclusivamente turistica.

Percorrendola si potranno ammirare gli splendidi scenari naturalistici, visitare i borghi dove il treno farà tappa, siti archeologici, parchi, e comprendere le grandi potenzialità di uno sviluppo turistico sostenibile, a misura d'uomo. In Toscana l’appuntamento è alla stazione di Follonica (Gr) per scoprire insieme la storia della Ferrovia Massa-Follonica attraverso una cicloescursuione in mountain-bike, che si snoda tra le strade di campagna, per poi passare sull'antico sedime ferroviario immerso nel bosco fino a Ghirlanda, capolinea della vecchia ferrovia Follonica-Massa Marittima.

A seguire ci sarà anche una visita alla Mostra Documentale della Ferrovia FMF. In Lombardia, a Malnate (Va) ci sarà “Di Mulino in Mulino lungo  la ferrovia Valmorea”: una passeggiata a piedi lungo la Ferrovia della Valmorea che prenderà avvio con la visita al Mulino di Malnate, ancora in attività. Seguendo il tracciato ferroviario ripristinato, lungo il torrente Lanza in direzione della Svizzera, si arriverà al Mulino Del Trotto di Cagno. A Saronno (Va) invece i cittadini saranno coinvolti in una biciclettata lungo il tratto dismesso dell’e-ferrovia Saronno Seregno.

Nelle Marche, alla stazione di Urbino prenderà, invece, il via una passeggiata di 6km per scoprire la ferrovia Metaurense, nel suo tratto più antico da Fermignano ad Urbino. Un percorso affascinante, ricco di spunti paesaggistici ed opere d'arte tra cui viadotti ad archi di luce fino a 15m in ottimo stato di conservazione e alcune gallerie. Ed ancora in Basilicata, per il 2 marzo è stata organizzata una biciclettata di 9 km lungo l’ex tratta ferroviaria Potenza-Laurenzana, già in parte convertita in percorso ciclopedonale. In Calabria, i cittadini saranno coinvolti in un’escursione in bici, a piedi, a cavallo che interesserà il primo tratto della ex ferrovia Crotone-Petilia Policastro.

Un itinerario che si snoda nel settore vallivo del Tacina – Soleo, uno straordinario paesaggio fluviale, inserito nei SIC "Siti di Interesse Comunitario". Infine in Sicilia, l’appuntamento sarà alla stazione ferroviaria di Cattolica Eraclea (Ag), dove prenderà il via un’escursione a piedi, in bici e a cavallo lungo la linea ferroviaria “Porto Empedocle – Castelvetrano”, chiusa al transito dei treni dal marzo del 1978. Lungo il percorso sarà possibile ammirare i resti delle antiche case cantoniere utilizzate dai ferrovieri nel secolo scorso.

Fonte: Legambiente

domenica 16 febbraio 2014

#DissestoItalia, primo webdoc multimediale sul rischio idrogeologico

Frane e alluvioni in Italia continuano ad aumentare, da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006 siamo gradualmente arrivati ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi 20 giorni del 2014. Senza prevenzione e politiche efficaci di mitigazione del rischio idrogeologico questi numeri sono destinati a peggiorare. Ad essere in gioco non è solo la salute del nostro territorio ma la vita dei cittadini: negli ultimi 12 anni hanno perso la vita 328 persone. Sono solo alcuni dei dati raccolti in #DissestoItalia, la prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico presentata il 6 febbraio scorso a Roma da Ance, Architetti, Geologi e Legambiente e realizzata dal gruppo di giornalisti indipendenti di Next New Media. 

Con l’obiettivo di fare luce su cause e dimensioni del fenomeno in Italia ma soprattutto di proporre soluzioni concrete e condivise, imprenditori, professionisti e ambientalisti hanno collaborato per tre mesi realizzando un reportage attraverso i luoghi simbolo del dissesto. Analisi, immagini, dati e testimonianze sono state raccolte in un webdoc (www.dissestoitalia.it) e verranno diffusi e utilizzati per sensibilizzare politica, istituzioni e opinione pubblica.

"Non possiamo continuare ad aspettare che siano le cronache dei giornali ad accendere i riflettori sul problema del dissesto idrogeologico - commenta il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti. Ci sono risorse stanziate per la prevenzione ferme da 4 anni. Facciamo appello alle istituzioni perché vengano immediatamente sbloccate. Occorre, inoltre, mettere fine al paradosso che permette di spendere le risorse dopo i disastri mentre il Patto di Stabilità non consente ai Comuni di intervenire prima che questi avvengano". 

"Il Paese - dichiara Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti - ha bisogno di quella grande infrastruttura chiamata manutenzione del territorio da realizzare attraverso un  piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico: anche volano per sviluppare occupazione, green economy, nuove tecnologie e per proteggere il nostro immenso - e immensamente importante - patrimonio paesaggistico".

"Non è pensabile affrontare una questione così complessa come il dissesto idrogeologico senza prima conoscerla almeno nelle sue componenti essenziali. - Afferma Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi -. L'informazione che si vuol dare ai cittadini attraverso questo documentario assume una funzione strategica, perché contribuirà a renderli più consapevoli del fenomeno ed a pretendere una reale azione di difesa del suolo, che purtroppo ancora manca nel programma politico italiano". 

"Parole ne sono state dette troppe, spesso accompagnate da lacrime di coccodrillo - dichiara il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - ora subito tre misure: impedire che i fondi per la riparazione vengano impiegati per ricostruire le stesse opere che hanno causato le situazioni di rischio destinandole invece alla loro delocalizzazione, avviare un piano d’informazione alla cittadinanza, stabilire un piano finanziario consistente sulla base di un adeguamento tecnico-scientifico dei piani di bacino".


Fonte: Legambiente
Via: TMNews
Foto dal web

martedì 11 febbraio 2014

Traffico animali: sequestrati a Lodi 88 cuccioli, 6 arresti e 9 denunce

Nove persone denunciate con applicazione di sei misure cautelari di cui tre arresti domiciliari disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lodi. E' questo il risultato dall'operazione portata a termine ieri dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (Nipaf) di Lodi, sotto la direzione del Procuratore Capo di Lodi, Vincenzo Russo. E' stato ipotizzato e riconosciuto il reato di associazione a delinquere per i crimini legati al maltrattamento e traffico illecito degli animali. Le ipotesi di reato sono: traffico illecito di animali di età inferiore alle 12 settimane, esercizio abusivo della professione medica, frode in commercio, maltrattamento di animali e detenzione produttiva di gravi sofferenze. 

L'operazione, spiega una nota del Corpo forestale, avviata nel 2012, ha permesso di giungere attraverso un lungo lavoro di ricerca, all'individuazione di tutta la banda e non solo dei trasportatori e dei meri esecutori. Gli interventi del Corpo forestale, hanno portato al sequestro di n. 88 cuccioli, anche a seguito di numerose perquisizioni. Durante l'attività i Forestali hanno rinvenuto anche altri quindici cani di provenienza estera di cui si sta valutando la corrispondenza con i documenti. 

Complesse e articolate le modalità di commissione dei reati ovvero si è rilevata una vera e propria struttura organizzata con forte vincolo associativo. Particolarmente spregevole la modalità con la quale venivano commessi i reati in ragione della detenzione e del trasporto dei cuccioli che avveniva da Ungheria e Slovenia in contenitori di cartone o gabbie per polli, assolutamente inidonei e contrari alla natura degli animali, dentro i bagagliai delle auto, privi di luce ed aria. 

I cuccioli venivano sottoposti a sevizie, vessazioni e maltrattamenti insopportabili con trattamenti sanitari inutili e dannosi per mascherare eventuali patologie e l'età molto minore rispetto a quella poi dichiarata all'atto di vendita. Tali pratiche venivano svolte grazie all'ausilio fondamentale di un medico veterinario, coinvolto nel crimine in violazione del codice deontologico della professione alla quale il medico dovrebbe essere sottoposto. 

Il veterinario, infatti, prescriveva e somministrava farmaci quali "Stormogil" e "Drontal" per coprire le carenze vaccinali ed inoculava microchip negli animali compilando falsi libretti sanitari. Nei libretti veniva manomessa l'età, la provenienza e le condizioni sanitarie dei cuccioli. Questa "ripulitura" operata principalmente dal veterinario ma anche col supporto di altri membri del gruppo, rendeva i cuccioli pronti ad essere immessi sul mercato grazie alla falsificazione dei documenti e all'inoculazione dei microchip "italiani", e poi venduti in tutta Italia prioritariamente attraverso il canale di internet. 

Grazie all'attività investigativa del Corpo forestale dello Stato, svolta anche attraverso le intercettazioni telefoniche, è emersa la sussistenza di un disegno criminoso portato avanti con vincolo associativo: associazione a delinquere in cui tutte le persone coinvolte avevano un determinato ruolo finalizzato alla commercializzazione dei cuccioli, con la falsificazione dei documenti dei cani per farli passare per regolari. 

I profitti sono altissimi e l'utilizzo del complesso sistema criminoso approntato ne è laprova, così come lo svilimento della professione medica di veterinario tanto da far sì che lo stesso non solo operasse in violazione della legge e contro ogni codice etico deontologico, ma che permettesse perfino a personale non medico dioperare direttamente sui cuccioli inoculando i chip sotto pelle. 

L'importazione illegale riguardava razze pregiate quali Cavalier King, Spitz, Chiuaua e Akita, provenienti principalmente dall'Ungheria e dalla Slovenia e l'organizzazione di uomini e mezzi operava programmando l'attività così come comprovato dalla pluralità degli episodi criminosi monitorati che, unita alla manifesta persistenza nel commetterli, denotava chiaramente la piena intenzionalità disvolgere in maniera professionale sia l'introduzione illecita dei cuccioli da compagnia che la successiva vendita fraudolenta. 

L'esecuzione delle misure cautelari richieste dal Procuratore della Repubblica e pienamente accolte dal Gip dal Tribunale di Lodi eseguite dal personale del Corpo forestale dello Stato della Lombardia sono giustificate a parere degli inquirenti, dal "disvalore della personalità" degli indagati, come emerge dalla durezza con cui i cuccioli venivano sottoposti nel trasporto e nel successivo trattamento. Inoltre la sussistenza del vincolo associativo e della metodica perpetrazione del reato hanno motivato la certezza della pericolosità sociale e del rischio di reiterazione di reati analoghi, con la conseguente applicazione di misure restrittive della libertà della persona. 

Le indagini proseguiranno anche in altre strutture commerciali della Lombardia e dell'Emilia Romagna in cui sono in svolgimento perquisizioni a carico di altri indagati peril medesimo procedimento penale. Gli animali salvati e posti sotto sequestro sono stati temporaneamente affidati, grazie al contributo di Associazioni, a famiglie che ne garantiscono la cura e un sano sviluppo. L'Operazione prende il nome da MAKY, un cucciolo ritrovato in gravi condizioni e salvato dall'intervento della Forestale.


Fonte: Corpo Forestale
Foto dal web

sabato 1 febbraio 2014

Eurispes, meno animali in casa forse per la crisi: Fido vince su Micio

Quattro italiani su 10 vivono con un animale, ma forse per effetto della crisi è diminuito il numero di chi tiene un animale in casa, e il più amato resta Fido. Gli italiani in generale sono comunque animalisti: contrari alla vivisezione, alle pellicce, ai circhi e alla caccia. E' il quadro tracciato dall'Eurispes nel Rapporto Italia 2014. Il migliore amico dell'uomo è in testa alla classifica: il 53,7% degli italiani ha "Fido" in famiglia. Segue nella lista degli animali preferiti il gatto (45,8%). Non solo in casa, la maggior parte degli italiani vorrebbe portare con sè, in vacanza e negli alberghi, il proprio animale. Cresce anche, un pò per salute, un pò per rispetto degli animali, il popolo dei vegetariani.

Infine, la maggioranza degli italiani è favorevole ad equiparare cavalli ed asini agli animali da affezione per impedirne la macellazione. In particolare, il 39,4% degli italiani ha almeno un animale in casa, mentre il 60,6% non ne possiede. In particolare, il 27,5% ha accolto in casa propria un animale e l'11,9% più di uno. I dati relativi alla presenza di almeno un animale in casa sono in diminuzione (55,3% nel 2013).

Si tratta di uno scostamento dei dati interessante che potrebbe essere letto alla luce della crisi economica o del moltiplicarsi degli impegni quotidiani troppo gravosi per permettersi il lusso di accudire un animale domestico. Potrebbero avere avuto effetto anche le tante campagne, come quelle sostenute dalla Lav, che sensibilizzano l'opinione pubblica a prendere in seria considerazione i bisogni degli animali prima di decidere se adottarne o meno uno. 

D'altronde - spiega l'Eurispes - la diminuzione del numero di quanti nell'indagine di quest'anno dichiarano di avere in casa un animale non è tale da indicare una drastica inversione di tendenza e per capire effettivamente se si sia innescato un trend discendente nel rapporto tra italiani e animali d'affezione, occorrerà osservare l'andamento dei risultati della prossima rilevazione.

Il migliore amico dell'uomo occupa la testa della classifica degli animali che si possono trovare nelle case degli italiani, infatti il è 53,7% ad avere almeno un "Fido" in famiglia. Segue nella lista degli animali preferiti come compagnia domestica il gatto (45,8%). Ma quanto ci costano i nostri amici?

La metà di chi ha un animale (52,1%) spende in media meno di 30 euro al mese per il suo fabbisogno nutrizionale, igienico e sanitario, il 32,8% fino a 50 euro mensili, mentre la restante parte si divide tra il 10,9% di quanti spendono una cifra che va dai 51 ai 100 euro, il 2,1% di chi spende da 101 a 200 euro, l'1,4% di coloro che spendono un importo compreso tra 201 e 300 euro e un'esigua minoranza, lo 0,2%, che non bada a spese, andando oltre i 300 euro al mese. Per il cibo può bastare comunque 1 euro al giorno. 

Più della metà di chi ha un animale domestico (55,1%) afferma infatti di riuscire a nutrirlo con meno di 30 euro al mese, mentre il 29,8% spende da 31 a 50 euro, il 10,9% da 51 a 100 euro, il 2,6% da 101 a 200 euro. La maggior parte dei padroni (il 69,1%) spende per visite dal veterinario ed eventuali medicine una cifra contenuta entro i 100 euro l'anno. Circa un quinto (18,8%) spende dai 101 ai 200 euro, mentre si assottiglia la quota di quanti mettono mano al portafogli in maniera più consistente: il 6,7% spende dai 201 ai 300 euro e il 2,6% oltre 300 euro l'anno.


Fonte: TMNews

domenica 12 gennaio 2014

Lanciato in Gran Bretagna il primo database DNA animale domestico

Ancora una volta la Gran Bretagna si dimostra antesignana nell’utilizzo del DNA per creare banche dati utili ai cittadini. È stato, infatti, lanciato il primo database del DNA per gli animali domestici, nel tentativo di rendere più facile per i proprietari rintracciare i loro amici a quattro zampe smarriti. Sono già 85.000 gli utenti registrati sul portale www.lostalert.co.uk che riceve fino a 3.000 rapporti di animali persi ogni mese. 

Un ex ufficiale di polizia, Tom Watkins, ha sognato il backup del database e crede che potrebbe anche diventare più grande di quello utilizzato dalle autorità per il profilo genetico delle persone. Ha detto: “il profilo del DNA può essere catturato per qualsiasi animale domestico attraverso un semplice procedimento che i proprietari per animali possono svolgere nel comfort della propria casa. Il campione sarà quindi inviato ad un laboratorio all’avanguardia e analizzato”. 

“Le impronte digitali genetiche degli animali da compagnia saranno poi conservate nel database speciale cui sarà dato accesso a tutte le forze di polizia del Regno Unito e Interpol - e sarà particolarmente utile per i cavalli smarriti o rubati”. Ha detto che le informazioni potrebbero essere usate per fornire la “prova indiscutibile dell’identità per animali domestici dopo che sono stati recuperati dopo un furto o in un contenzioso di proprietà”. 

Mentre ci sono stati precedenti database separati per cani e gatti, il sistema di Watkins sembra essere il primo sistema integrato per tutti i proprietari di animali domestici. Lo scorso agosto, un gatto dell’Università di Leicester cui era stato registrato il DNA ha contribuito a condannare per omicidio colposo il proprietario di un gatto dopo che i peli dell’animale erano stati trovati vicino al corpo della sua vittima. 

Le stime indicano che oltre il 40 per cento delle famiglie britanniche hanno almeno un amico peloso in casa, con questa cifra in aumento. Tra più di 20 milioni tra cani e gatti nel Regno Unito, circa 6.000 canini e felini spariscono ogni settimana. Le associazioni animaliste stimano che uno su tre animali spariscano durante la loro vita. 

Sino ad oggi, i proprietari hanno contato esclusivamente sui chip elettronici e sul UK National Missing Pet Register (un apposito registro degli animali smarriti) per sperare di recuperare un animale perso o rubato, ma il signor Watkins, un ex ufficiale di polizia di West Midlands, ritiene che il suo servizio di DNA profiling potrebbe rivoluzionare il rilevamento di animali erranti. Il sito, www.lostalert.co.uk, permetterà ai proprietari di memorizzare 10 fotografie della loro amate bestiuole nel database, che può essere utilizzato per l’identificazione. 

Watkins ha aggiunto che: “avendo queste informazioni già memorizzate sarà consentito anche per chi cerca un animale in UK di agire più rapidamente se il proprio animale domestico sarà stato smarrito o rubato”. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un’iniziativa utilissima per chi ama e difende i diritti degli animali, che potrebbe essere utile replicare anche nel Nostro Paese.



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