sabato 17 agosto 2013

Goletta verde 2013: coste italiane inquinate 50% dei punti monitorati

C'è ancora troppa "maladepurazione" in Italia. Sono 130 i campioni risultati inquinati dalla presenza di scarichi fognari non depurati - uno ogni 57 chilometri di costa - sul totale delle 263 analisi microbiologiche effettuate dal laboratorio mobile di Goletta Verde in quest'estate 2013. In pratica quasi il 50% dei punti monitorati lungo i 7.412,6 chilometri di territori costieri toccati dall'imbarcazione ambientalista. E di questi campionamenti risultati oltre i limiti di legge ben 104 (l'80%) hanno avuto un giudizio di fortemente inquinato, cioè con concentrazione di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio di quanto consentito. 

Il 90% dei punti inquinati sono stati prelevati alle foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi o nei pressi di scarichi di depuratori malfunzionanti, che si confermano i nemici numero uno del nostro mare. Mari e coste italiane sono poi finiti nel mirino di sei killer:  nel dossier "Sei delitti sotto l’ombrellone. Il giallo di Ferragosto", sono elencati maladepurazione, estrazioni petrolifere, abusivismo edilizio, consumo di suolo costiero, grandi navi e inquinamento da attività militari. 

E' quanto emerge dal bilancio finale dell'edizione 2013 di Goletta Verde, presentato il 14 agosto a Roma, la storica campagna di Legambiente che per due mesi ha circumnavigato lo Stivale monitorando con 34 tappe lo stato di salute del mare italiano, realizzata anche grazie al contributo del Coou, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, e con la partecipazione di Corepla, Novamont, Nau e Solbian. Da nord a sud della Penisola il laboratorio di Goletta Verde è andato alla ricerca in mare e in corrispondenza di foci dei fiumi, canali, torrenti e scarichi, di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, eseguendo le analisi delle acque secondo quanto previsto dalla normativa sulla balneazione (decreto legislativo 116/2008 e decreto ministeriale del 30 marzo 2010). 

Nessuna regione è risultata indenne dall'attacco della mala depurazione: un mancato o inadeguato trattamento dei reflui fognari che, stando alle elaborazioni di Legambiente su dati Istat, riguarda ancora il 25% dei cittadini, che scaricano direttamente in mare o indirettamente attraverso fiumi e canali utilizzati come vere e proprie fognature. Una criticità che non riguarda soltanto i comuni costieri, ma anche quelli dell'entroterra, causata non solo dalla cronica carenza di impianti ma anche dall'apporto del carico inquinante dei reflui che non sono adeguatamente trattati dagli impianti in attività, perché obsoleti o malfunzionanti. 

Il rapporto Goletta Verde ricorda come molto spesso foci di torrenti e fiumi vengono fruiti da bagnanti ai quali ancora non viene garantita una corretta informazione. Sul totale delle foci e dei canali risultati inquinati e fortemente inquinati il 40% viene dichiarato balneabile dal Portale della Acque del Ministero della Salute. Il 35% dei punti presi in analisi, inoltre, risultano del tutto non campionati dalle autorità preposte anche se spesso questi tratti, pur trovandosi in corrispondenza di foci e canali, sono comunque frequentati da bagnanti. 

Motivo per cui è imperativo che le autorità introducano o intensifichino i controlli anche in prossimità di queste possibili fonti di inquinamento. Invece, dei tratti di mare definiti dal Portale come non balneabili per motivi di inquinamento, mancano nel 18% dei casi i cartelli di divieto di balneazione. Sul fronte dell'informazione, secondo Goletta Verde in Italia stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare (le Arpa che eseguono i campionamenti, Regioni e Comuni definiscono le zone adibite alla balneazione, i Comuni, sulla base dei dati, dovrebbero apporre cartellonistica su qualità e/o divieti di balneazione, il Portale delle Acque che dovrebbe mettere in rete tutte le informazioni). 

Eppure, la Direttiva europea sulla balneazione disciplina chiaramente la comunicazione e lo scambio con i cittadini. Nonostante questo, a tutt'oggi, non viene fornita ai cittadini una "guida" per segnalare situazioni di inquinamento e richiedere, quindi, che tali situazioni vengano approfondite da chi di dovere. E' forse questo il motivo per cui anche quest'estate, Legambiente ha ricevuto più di 200 segnalazioni grazie al servizio di SOS Goletta Verde oltre che decine e decine di telefonate.

Via: TMNews
Foto dal web

venerdì 2 agosto 2013

Vivisezione, articolo 13 è adesso legge: Green Hill chiuso per sempre

Con l'articolo 13 della Legge di delegazione europea, approvato sabato 31 luglio in via definitiva dalla Camera, sarà chiuso per sempre l'allevamento Green Hill e "non vedremo mai più il nostro Paese complice nell'ospitare questo tipo di lager". Lo sottolinea con soddisfazione la Lav, aggiungendo che "non si tratta del futuro testo di legge (che sostituirà il Decreto legislativo 116 del 1992), né di semplici e non vincolanti pareri, di ordini del giorno o dichiarazioni a verbale senza alcun valore costrittivo, ma di principi e criteri vincolanti di una legge dello Stato per la stesura del prossimo articolato, da parte del ministero della Salute". 

Questo articolo rappresenta, infatti, "la base per una legge realmente migliorativa per i quasi 900mila animali utilizzati ogni anno in Italia e un futuro concreto per i metodi sostitutivi e la ricerca innovativa nel nostro Paese. Un punto di partenza per altri cambiamenti, una svolta e un esempio per tanti altri Paesi. L'Italia deve trovare nella ricerca innovativa ed eticamente compatibile, un motivo di eccellenza e rinascita". Perchè, come spiega ancora la Lav, "c'è ancora tanto, tantissimo, da fare e ottenere". 

Ma vediamo, in dettaglio, cosa prevede l'articolo 13 che diventa legge: orientare la ricerca all'impiego di metodi alternativi; vietare l'utilizzo di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d'estinzione, a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell'uomo; considerare la necessità di sottoporre ad altre sperimentazioni un animale che sia già stato utilizzato in una procedura; vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia. 

Stabilire che la generazione di ceppi di animali geneticamente modificati deve tener conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell'effettiva necessità della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali; vietare l'utilizzo di animali per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d'abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione dell'alta formazione dei medici e dei veterinari. 

E, ancora: vietare l'allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione. Nel nostro Paese l'unica attività in funzione di tale genere è l'allevamento di cani beagle, Green Hill di Montichiari (Brescia), di proprietà della multinazionale Marshall. Poi, occorre definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo; sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali. 

"E' importante - precisa ancora la Lav - che con questo primo passo anche l'Italia si ponga su un piano competitivo nel settore, innalzando il livello della ricerca nazionale e creando nuove prospettive di lavoro. Nonostante il Decreto legislativo 116 del 1992 in vigore e la nuova Direttiva europea 2010/63 li impongano come prioritari rispetto al modello animale, da più di 20 anni, le statistiche continuano a mostrare come l'Italia sia saldamente ancorata alla sperimentazione pre-clinica, arrivando ad utilizzare e uccidere quasi 900mila animali all'anno". 

"Il sostegno economico al loro sviluppo - ricordano il presidente dell'associazione, Gianluca Felicetti, e Michela Kuan, responsabile nazionale settore vivisezione - che avremo voluto più forte, è qui comunque la base affinchè ci sia una concreta conversione culturale e scientifica". Per quanto riguarda la ''generazione di ceppi di animali geneticamente modificati'', si dovrà tener conto dell'effettiva necessità della manipolazione e del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali, valutando i potenziali rischi per la salute umana e animale e per l'ambiente.

Fonte: LAV
Via: Adnkronos
Foto dal web
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