mercoledì 3 luglio 2013

Iucn, altre 700 specie di animali e piante a rischio estinzione di massa

La continua perdita di animali e piante, che ha fatto usare più volte da parte degli esperti la definizione di "estinzione di massa" per questo periodo storico, non accenna a fermarsi. Lo ha "certificato" il nuovo aggiornamento della "Red List" dello Iucn, l'Unione mondiale per la conservazione della natura, che suona sempre più come un bollettino di guerra, con 700 nuove specie aggiunte tra quelle in pericolo e tre considerate ormai estinte. Il censimento periodico dell'organizzazione è ormai arrivato a valutare lo stato di salute di oltre 70mila specie sugli 1,82 milioni conosciuti, e quasi un terzo risulta nei vari livelli di rischio. 

Con le 700 aggiunte in questa edizione della "Red List" sono infatti 21mila le specie la cui condizione desta preoccupazione. In Italia le specie considerate a rischio sono 1825, ma di queste ancora non fa parte l'orso marsicano, che recentemente alcune associazioni avevo chiesto di inserire nella lista. "Il quadro generale è allarmante - spiega Jane Smart dello Iucn - servono azioni urgenti se vogliamo fermare l'estinzione di massa che minaccia tutti gli organismi del pianeta".  

Con l'occasione l'Iucn ha anche fatto la prima rivalutazione dello stato di salute delle conifere, gli alberi più antichi e di grandi dimensioni che popolano il pianeta oltre che quelli che assorbono più CO2, con risultati poco confortanti. Il 34% delle specie di questi alberi, dai pini ai cipressi, è a rischio per lo sfruttamento selvaggio o a causa di parassiti resi più aggressivi dai cambiamenti climatici.

In questo ambito l'organizzazione registra anche qualche nota positiva, come il lento miglioramento del cipresso di Lawson, che cresce negli Usa e che era molto vicino all'estinzione. "Gli sforzi per la conservazione funzionano - spiega Aljos Farjon, esperto Iucn per le conifere - tuttavia quello che si è fatto non basta. Sospettiamo che ci siano molte specie che devono ancora essere scoperte e descritte, ma non le troveremo mai perchè spariranno per effetto della deforestazione". 

Secondo gli esperti, oltre alle conifere sono in grave pericolo anche gamberi d'acqua dolce, di cui il 28% delle specie è a rischio, molluschi monovalve e una rara focena che vive nel fiume cinese Yangtze, uno dei pochi cetacei d'acqua dolce rimasti, la cui popolazione scende del 5% l'anno. Sono invece stati dichiarati estinti il cyprinodon arcuatus, un pesce tropicale, una lucertola gigante di Capo Verde e il Macrobrachium leptodactylus, un gamberetto di fiume indonesiano. 

Sono 161 le specie di animali vertebrati (138 terrestri e 23 marine) e 194 le varietà vegetali a rischio di estinzione in Italia: lo affermano le due Liste Rosse nazionali delle specie a rischio estinzione. I due volumi sono stati realizzati dal ministero dell'Ambiente e da Federparchi nell'ambito della Iucn. Per le specie terrestri e di acqua dolce è stata valutata l'intera popolazione nel suo areale italiano (Italia peninsulare, isole maggiori e, dove rilevante, isole minori). Per le specie marine è stata considerata un'area di interesse più ampia delle acque territoriali.

Delle 672 specie di vertebrati valutate in questa ricerca (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è a rischio di estinzione imminente. Complessivamente le popolazioni dei vertebrati Italiani sono in declino, più marcato in ambiente marino che terrestre. L'Italia, che si trova al centro del bacino del Mediterraneo, è uno degli hot spot di biodiversità a livello mondiale e possiede una flora molto ricca in specie, molte delle quali endemiche.

In alcune porzioni della penisola la percentuale di taxa endemici raggiunge valori compresi tra il 13% ed il 20%. Le principali minacce alla biodiversità vegetale in Italia sono rappresentate dall'urbanizzazione selvaggia (abusivismo edilizio), dallo sviluppo di infrastrutture, dall'allevamento intensivo e dal turismo. Problemi si manifestano anche nelle aree protette a causa dello sviluppo non oculato di infrastrutture e della mancanza di adeguati controlli.

Fonte: ANSA
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