domenica 24 febbraio 2013

The Fashion Duel, Greenpeace lancia guanto di sfida per moda pulita

Si chiama "The Fashion Duel" la sfida internazionale al mondo dell'Alta moda che Greenpeace ha lanciato insieme a una testimonial d'eccezione, Valeria Golino. La voce, l'espressione e la fisicità dirompente dell'attrice sono immortalate in un video intenso, diretto da Anna Negri, che sfida le più grandi case di moda a prendere un impegno per proteggere le ultime foreste e non intossicare il Pianeta con sostanze tossiche. 

Quindici le case di moda italiane e francesi che si sono viste recapitare il guanto della sfida simbolo della campagna di Greenpeace - rigorosamente verde - e un questionario di venticinque domande su tre temi ambientali: politiche per gli acquisti della pelle, della carta per il packaging e produzione tessile, per scoprire cosa fa l'Alta moda per evitare che i suoi prodotti non siano responsabili della deforestazione e dell'inquinamento delle risorse idriche del Pianeta. 

Il risultato è la classifica "The Fashion Duel" dove le aziende sono state valutate in base alla trasparenza delle filiere produttive, le politiche ambientali in atto e la disponibilità a un impegno serio per dire no alla deforestazione e all'inquinamento. In testa Valentino Fashion Group, l'unico brand a impegnarsi per raggiungere gli ambiziosi obiettivi Deforestazione Zero e Scarichi Zero nelle propria produzione. 

«Marchi come Chanel, Prada e Dolce & Gabbana sono nomi riconosciuti a livello mondiale e da oggi hanno l'opportunità di dettare il vero nuovo trend del settore: tutelare il nostro Pianeta - afferma Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia. - A questi brand chiediamo di impegnarsi da subito per eliminare le sostanze chimiche pericolose dalla loro filiera produttiva e mettere in atto delle misure concrete per evitare il rischio di contaminazione da fenomeni come la deforestazione. Se uno dei leader dell'Alta moda come Valentino l'ha fatto, dagli altri non ci aspettiamo di meno». 

Mentre Valentino è primo in classifica, marchi come Dolce&Gabbana, Chanel, Hermès, Prada, Alberta Ferretti e Trussardi non hanno nemmeno risposto al questionario. Proprio per spingere gli ultimi in classifica ad accettare la sfida per una moda più pulita Greenpeace chiede ai consumatori di sfidare le case d'alta moda firmando la petizione sul sito www.thefashionduel.com. Nelle prossime settimane con The Fashion Duel Greenpeace farà pressione su tutti gli altri marchi di Alta moda per spingerli ad assumere impegni a tutela delle foreste e per l'eliminazione delle sostanze tossiche dalla filiera tessile.

Dal lancio della campagna Detox, nel 2011, già quindici tra i più popolari marchi d'abbigliamento si sono impegnati a eliminare ogni rilascio di sostanze chimiche pericolose per l'intera catena di produzione entro il 2020. Greenpeace chiede alle aziende di firmare l'accordo sugli allevamenti in Amazzonia - Cattle Agreement - e di impegnarsi per una politica per l'acquisto di carta e produzione di packaging a Deforestazione Zero. Il video "Let's Clean Up Fashion" è stato realizzato dall'agenzia Grey Milano e prodotto dalla casa di produzione The Family.


Fonte: Greenpeace
Foto dal video

domenica 10 febbraio 2013

Abbandona cane malato in cassonetto, fiorentini denunciano anziano

Ha abbandonato un cocker malato nel cassonetto, ma i cittadini di Firenze hanno accolto l'appello dell'Enpa e tempestato i centralini delle guardie zoologiche con segnalazioni che hanno permesso di rintracciare il responsabile: un 80enne, che ora dovrà rispondere dei reati di maltrattamento, abbandono e atti crudeli nei confronti di animali alla Procura della Repubblica. L’uomo sarebbe un ex appartenente alla forze dell’ordine e per lui è scattata la denuncia.

Il cocker è ancora sotto le cure dei veterinari, le sue condizioni purtroppo sono molto precarie. Dal momento in cui l'Enpa ha lanciato un appello alla cittadinanza per riferire elementi utili all'individuazione della persona che la settimana scorsa aveva abbandonato, morente, in un cassonetto dell'immondizia, chiuso in un sacco un anziano cane cocker, i centralini delle guardie zoofile di Firenze sono stati inondati da centinaia di segnalazioni, ben 320. 

Su alcune di queste, dopo le necessarie verifiche, si sono concentrate le attività investigative del Sista lo speciale nucleo investigativo delle guardie Enpa di Firenze. E dopo una serie di riscontri, di testimonianze e di verifiche e con l'anagrafe canina della Asl Veterinaria fiorentina, le guardie zoofile hanno stretto il cerchio su una persona, un anziano ottantenne residente a Campi Bisenzio

Giovedì sera è stato identificato - spiega l'Enpa - e ha dichiarato che il cane era morto e per questo lo aveva messo nel cassonetto. Ora l'80enne dovrà rispondere dei reati di maltrattamento, abbandono e atti crudeli nei confronti di animali alla Procura della Repubblica. "Per l'autore di un gesto così spietato, l'Enpa chiede una condanna esemplare", ha sottolineato la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, aggiungendo: 

"Abbandonare un animale con il quale si è condivisa una vita e non sostenerlo nel momento di maggior bisogno denota una tale malvagità da far pensare che la psicologia di queste persone soffra di gravi disturbi e deficit che potrebbero essere pericolosi anche per gli uomini".

L'Enpa di Firenze ringrazia "per la sensibilità e il senso civico dimostrato dai cittadini verso questo atto crudele. Senza il loro contributo il caso non sarebbe stato risolto in tempi così rapidi. Un ringraziamento anche al comando stazione dei Carabinieri di Peretola per il supporto offerto". 

Il cane è tuttora accudito nell'ambito del sistema di controllo del randagismo organizzato dalla Azienda Sanitaria di Firenze per il Comune di Firenze in collaborazione con l'Ordine dei Medici Veterinari. Il cane, "Mignon", è tuttora ricoverato in una clinica veterinaria ancora in precarie condizioni. La settimana prossima sarà sottoposto a tac, visto il perdurare di gravi sintomi neurologici.

Fonte: TMNews

giovedì 7 febbraio 2013

WWF utilizzerà droni per proteggere la fauna selvatica dai bracconieri

Il Wwf intende ricorre ai droni da monitoraggio per proteggere le specie a rischio e contrastare il bracconaggio. Stando a quanto riporta oggi il quotidiano britannico Guardian, la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura dispiegherà entro la fine dell'anno "gli occhi nel cielo" in un Paese dell'Africa o dell'Asia. Un secondo velivolo senza pilota monitorerà un secondo Paese nel 2014, nell'ambito di un'iniziativa da 5 milioni di dollari per contrastare le attività illegali che minacciano l'ambiente. 

La notizia arriva dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi per l'uccisione in un anno di 688 rinoceronti in Sudafrica e di oltre 11.000 elefanti in Gabon a partire dal 2004; un massacro causato dal commercio illegale di avorio sostenuto dalla domanda di Asia e Medio Oriente, dove le zanne di elefante e i corni dei rinoceronti vengono usati come ornamenti e nella medicina tradizionale. I bracconieri hanno mantenuto il loro tasso di successo a partire dall'inizio del 2013, secondo i dati del governo sudafricano.

"Il Kruger National Park è stato il più colpito dai bracconieri di rinoceronte quest'anno, dopo aver perso 61 rinoceronti a causa dei bracconieri per lo più stranieri", ha detto un portavoce del governo. "Ventuno bracconieri sono stati arrestati, 14 dei quali nel Kruger National Park". Il commercio criminale è diventato così grave che lo scorso anno la comunità di intelligence degli Stati Uniti ha ordinato di tenere traccia dei bracconieri dall'allora segretario di stato Hillary Clinton, con un rapporto del WWF nel dicembre avvertendo che il commercio di miliardi di dollari è ora la minaccia alla sicurezza nazionale in alcuni paesi. 

Il progetto del Wwf punta a combinare i dati raccolti dai droni, dalla tecnologia telefonica che segue i movimenti degli animali e della strumentazione usata dalle guardie forestali per contrastare i bracconieri, spesso pesantemente armati, che corrompono i funzionari per evitare i controlli e cacciare gli animali. Allan Crawford, responsabile del progetto, ha sottolineato al Guardian come la combinazione di software e droni, che saranno gestiti dalle guardie forestali o dalle autorità locali, dovrebbe favorire "un dispiegamento strategico dei ranger nel modo più efficace dal punto dei vista dei costi, in modo da formare uno scudo tra animali e bracconieri".

Droni sono già in uso da ambientalisti per il monitoraggio della fauna selvatica, come ad esempio le popolazioni di orango di Sumatra, anti-caccia alle balene degli attivistiche sono in uso contro la flotta baleniera giapponese, e un ente di beneficenza in Kenya che ha recentemente battuto il suo obiettivo di  raccogliere 35.000 dollari in crowdfunding per un drone per proteggere rinoceronti e altri animali selvatici nel Distretto di Laikipia.

Ma il modo in cui le tre tecnologie chiave vengono utilizzate dal WWF è "senza precedenti", ha detto Crawford. Un paio di droni saranno utilizzati in ciascuno dei due paesi selezionati, che il gruppo spera di nominare in poche settimane, con l'intenzione di essere operativi in quattro siti entro il 2015. Crawford ha detto che software e droni, che sarebbero gestiti da ranger o polizia locale, potrebbero "generare una distribuzione strategica di ranger nel modo più efficace, in modo che possano formare uno scudo tra animali e bracconieri". 

Il finanziamento al progetto del WWF è stato premiato da una borsa di Google lo scorso dicembre. "Dobbiamo rompere questo problema perché sta diventando fuori controllo", ha detto Crawford. "I bracconieri sembrano aver trovato metodi come aggirare le misure anti-bracconaggio" . Ma ha ammesso che gli sforzi anti-bracconaggio potrebbero avviare una corsa agli armamenti, anche tra i bracconieri che potranno ottenere i loro droni.


Fonte: The Guardian
Via: TMNews
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