lunedì 16 dicembre 2013

Parossismo Etna: nuovo cratere Sud-Est, frutto delle ultime eruzioni

Non si ferma l'attività vulcanica dell'Etna che da diversi giorni si fa sentire a Catania e dintorni. L'ennesimo parossismo di quest'anno ha interessato ancora il nuovo cratere sud est, che riversa le colate laviche nella Valle del Bove. Sono state 19 le crisi parossistiche nell'ultimo anno (escludendo quella in corso) e oltre 40 gli episodi di fontana di lava in tre anni nel recente periodo eruttivo dell'Etna, iniziato a gennaio 2011 e del quale traccia oggi il bilancio l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. 

A segnare la nuova "ricarica" del vulcano in corso, i fenomeni esplosivi con lancio di materiale roccioso essenzialmente vecchio, strappato dalle pareti dei condotti, insieme a frammenti di nuovo magma in risalita; alcuni di questi eventi provenienti da un cratere nato qualche anno prima sul basso versante orientale del cono del Cratere di Sud-Est, per cedimento del terreno, chiamato poi "pit crater", cratere a pozzo. 

L'Etna si e' ridestato un anno e mezzo dopo la conclusione dell'ultima eruzione significativa sull'alto versante orientale (13 maggio 2008-6 luglio 2009). Gia' nel 2010 vi era stata una graduale ripresa dell'attivita' ai crateri sommitali, in tutto quattro: il Cratere di Nord-Est (che e' anche la punta piu' alta del vulcano a 3330 metri sul livello del mare), la Voragine, la Bocca Nuova, e il piu' giovane, nato nel 1971, il Cratere di Sud-Est. 

Dopo due piccoli episodi di attivita' "stromboliana", esplosioni con lancio di brandelli di lava incandescenti, osservati il 23 dicembre 2010 e il 2-3 gennaio 2011, il "pit crater" ha eruttato piu' decisamente nella tarda serata del 12 gennaio 2011, producendo alti getti di lava fluida (fontane di lava) e una colata che si e' riversata sull'alto versante sud-orientale del vulcano. 

Dal cratere si e' alzata una colonna di gas e frammenti di roccia vulcanica (materiale piroclastico: cenere e lapilli) che ha raggiunto un'altezza di alcuni chilometri sopra la cima dell'Etna; il vento ha spinto questa nube verso sud, dove il materiale piroclastico e' ricaduto sul suolo, coprendolo con uno strato di cenere e lapilli neri. Un evento particolarmente energetico ma di breve durata con la fase piu' intensa di soli 40 minuti circa, conosciuto come "episodio di fontana di lava" o "parossismo". 

Eventi di questo tipo sono frequenti all'Etna: nel 1977-1978 il cratere di Nord-Est ha prodotto 23 parossismi, altri 22 al cratere di Sud-Est nel 1989-1999, 66 nel 2000, 15 nel 2001, e 7 nel 2007-2008. Come in passato, anche il parossismo del 12 gennaio 2011 e' stato seguito da una lunga serie di eventi simili: 17 nel 2011 (18 se si comprende il primo del 12 gennaio), 7 nel 2012, e 13 fra febbraio e aprile 2013. Il 26 ottobre 2013, ha ripreso questa attivita' episodica, con finora 6 parossismi, l'ultimo dei quali lo scorso 2 dicembre. 

L'accumulo di grandi quantita' di materiale piroclastico grossolano, spesso sotto forma di bombe vulcaniche con diametri di diversi metri, intorno alla bocca eruttiva, durante ogni parossismo, ha determinato la nascita di un nuovo cono vulcanico, che gia' a settembre 2011 ha raggiunto un'altezza di 110 m sopra la sua base, appoggiandosi sul fianco orientale del vecchio cono del Cratere di Sud-Est. Tre mesi dopo, il cono ha raggiunto i 150 metri, e nella primavera del 2012, e' cresciuto altri 40 metri. 

Durante i 13 parossismi nella primavera del 2013 il cono ha raggiunto i 240 metri. Il cratere che sovrasta il cono e' stato informalmente battezzato "Nuovo Cratere di Sud-Est" per distinguerlo dal vecchio, distante circa 350 metri a ovest. Molti degli episodi di fontana di lava fra febbraio e aprile 2013, ma anche quello del 23 novembre 2013, sono stati insolitamente violenti, causando ricadute pesanti non solo in termini di lapilli ma anche di frammenti di roccia fino a 50 centimetri di diametro in zone spesso frequentate da escursionisti, a circa 5-6 chilometri di distanza dal cratere.



Fonte: INGV
Via: AGI
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sabato 16 novembre 2013

Petrolio: simulazione sui rischi nel Canale di Sicilia, allarme del Wwf

Un’onda di mare nero a coprire le coste della Sicilia meridionale e orientale, di Pantelleria e tutte le isole del Canale di Sicilia fino a Lampedusa e Malta: non lasciano scampo le simulazioni sui rischi da petrolio nel canale di Sicilia realizzate per il WWF dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste (OGS) e presentate in convegno a Palermo. E’ una nuova tappa della campagna WWF Sicilia: il petrolio mi sta Stretto, che nei mesi estivi ha raccolto quasi 39.000 firme per fermare i progetti di estrazione petrolifera nel Canale di Sicilia e istituire un’area protetta a Pantelleria, per tutelare il suo mare incontaminato, la sua natura e le sue tradizioni, e che oggi ha mostrato i potenziali, devastanti impatti di eventuali incidenti petroliferi al presidente della Regione Sicilia, agli assessori, al sindaco di Pantelleria e a tutti i cittadini e comitati presenti.

Le simulazioni dell’OGS, frutto di uno studio indipendente richiesto dal WWF e basato su specifici modelli matematici, mostrano cosa succederebbe in caso di incidente a una piattaforma petrolifera nel Canale di Sicilia: le rotte della marea nera, gli impatti sulle coste, scenari diversi a seconda delle diverse condizioni ambientali, meteo-climatiche, nelle diverse stagioni, realizzati sulla base di dati oceanografici medi dell’area e sui dati medi di incidenti già successi. 

Il risultato è allarmante: un unico sversamento nel canale ‘sporcherebbe’ gravemente non solo le coste di Pantelleria, ma anche di tutta la Sicilia meridionale e orientale, le Egadi, fino a Lampedusa e addirittura Malta, con impatti devastanti sulla biodiversità, la salute del mare e delle coste, e conseguentemente il turismo, la pesca e tutti i sistemi economici che in quelle aree dipendono strettamente dal mare. Senza contare che, al di là dell’impatto violento in caso di incidente, la presenza di piattaforme petrolifere sporcherebbe il mare con un inevitabile inquinamento quotidiano dovuto alle operazioni di routine, e rovinerebbe per sempre un paesaggio straordinario in cui l’orizzonte oggi libero e incontaminato sarebbe brutalmente interrotto dal profilo delle trivelle. 

“Un’unica trivella può rovinare per sempre interi tratti di coste ancora più incontaminate, coprendo di petrolio un mare ricchissimo di biodiversità dal cui benessere dipendono la vita di tante specie e l’economia di intere comunità. Vale la pena sacrificare isole straordinarie come Pantelleria, le Egadi, Lampedusa, la Sicilia stessa, per una risorsa obsoleta, pericolosa per il mare e per il clima, che anche se estratta coprirebbe il nostro fabbisogno energetico per poche settimane soltanto? Secondo il WWF no – dichiara Marco Costantini, responsabile Mare del WWF Italia. 

“Per questo chiediamo con forza di fermare le trivelle nel Canale di Sicilia, di istituire un’area protetta a Pantelleria per difenderla da questa minaccia, e di avviare in Italia un serio percorso verso un diverso modello di sviluppo basato sull’efficienza energetica e le energie rinnovabili – aggiunge Gaetano Benedetto, direttore delle politiche ambientali del WWF Italia – A Varsavia i leader mondiali sono riuniti in questi giorni per decidere come affrontare il cambiamento climatico galoppante, di cui è ormai impossibile ignorare gli impatti. Il petrolio, e i fossili, non sono la risposta per dare al mondo un futuro più pulito e più sicuro”.

Al convegno [PDF], introdotto da Marco Costantini, hanno partecipato: Rosario Crocetta, presidente Regione Siciliana, Giampiero Trizzino presidente IV commissione ARS, Angela Guardo vicepresidente WWF Sicilia, Leoluca Orlando sindaco di Palermo, Giuseppe Barbera assessore ambiente e territorio Comune di Palermo, Gaetano Benedetto direttore politiche ambientali del WWF Italia, Donata Canu, ricercatore OGS, Alessandro Giannì direttore campagne Greenpeace, Carlo Franzosini ric. Pianificazione aree protette marino costiere Shoreline S.c.ar.l, Saul Ciriaco, resp settore informatico – ric. GIS e cartografia Shoreline S.C.ar.l

Luca Zingaretti con il WWF contro le trivelle nel Canale di Sicilia. L’attore, diventato un simbolo della Sicilia grazie al celebre personaggio del commissario Montalbano, ora difende la sua isola dalle esplorazioni petrolifere. In un suggestivo video girato sulle scogliere selvagge di Pantelleria, l’attore guarda un orizzonte di mare libero e incontaminato – lo stesso in cui, se i progetti dello stato vanno in porto, potrebbero sorgere nuove piattaforme petrolifere. Il trial bike è una disciplina avventurosa a contatto con l'ambiente. Paolo Patrizi, 5 volte campione italiano, sfida la roccia impervia di Pantelleria, isola vulcanica, a sostegno della campagna del WWF “Sicilia il petrolio mi sta stretto”.



Fonte: WWF
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venerdì 18 ottobre 2013

Traffico animali da Est Europa, salvati 17 cuccioli cane e una scimmia

Diciassette cuccioli di cane e una scimmia sono stati recuperati dalla Polizia Stradale a Roma, che ha denunciato un trafficante di animali, K.I., slovacco di 52 anni, e un veterinaio romano, B.E., di 38 anni. Martedì pomeriggio, nella zona di Labaro, gli agenti della squadra di Polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Roma, con il supporto tecnico di Antonio Colonna, esperto di tutela animali dell'EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Lupo), sono intervenuti in uno studio veterinario, dove hanno recuperato 15 cuccioli di cane provenienti dall'Est Europa. 

Oltre al trafficante di animali e al professionista, sono stati denunciati anche un allevatore e una commerciante del posto. L'operazione è scattata alle 14.30, quando il trafficante slovacco, più volte denunciato dalla Polizia stradale per aver introdotto clandestinamente in Italia centinaia di cuccioli, ha consegnato al veterinario 15 cuccioli di varie razze pregiate, privi di certificazione sanitaria e di sistemi d’ identificazione. In particolare, i cuccioli (di razza maltese, carlino, bulldog, yorkshire, barboncini barba, chihuahua e volpini), tutti al di sotto delle 9 settimane di vita, erano destinati ad un allevatore, D.A., romano di 30 anni e a una commerciante, P.O., romana di 52 anni. 

L'uomo aveva effettuato il lungo viaggio dal Paese d'origine su un'utilitaria, incastrando i cuccioli sotto i sedili, in un giaciglio di fortuna, in condizioni disumane. Dopo aver scaricato gli animali nello studio veterinario, il trafficante ha tentato di allontanarsi velocemente ma è stato fermato dagli agenti della stradale che, dopo aver controllato l'auto, hanno avuto un'ulteriore sorpresa: all'interno di un contenitore di plastica, nascosto da una coperta, c'era una "Callithrix Jacchus", scimmia di piccole dimensioni, di circa un anno, specie protetta da convenzioni internazionali. 

Il veterinario e gli acquirenti sono stati denunciati per aver ricevuto animali da compagnia privi di certificazione sanitaria e sistemi d'identificazione, mentre il trafficante è stato denunciato per traffico di animali da compagnia privi di documentazione, per maltrattamento e per illecita detenzione di animali protetti. Lo studio del veterinario, dove sono state addirittura rinvenute carcasse di animali in putrefazione, è stato sequestrato, così come il negozio della commerciante dove sono stati rinvenuti altri due cani sprovvisti della documentazione. 

Tutti i 17 cagnolini sono stati affidati a una clinica veterinaria per il primo soccorso e le vaccinazioni, mentre alla piccola scimmia sono stati applicati i protocolli sanitari previsti per gli animali esotici. L'operazione è stata seguita in diretta da una troupe di Striscia la Notizia presente sul posto insieme all'inviato "fratello degli animali" Edoardo Stoppa. Momenti concitati visto che lo slovacco, dopo avere scaricato gli animali, ha tentato di allontanarsi velocemente. Inseguito dagli Agenti della Polizia Stradale è stato però quasi subito fermato.

www.poliziadistato.it

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sabato 5 ottobre 2013

Giornata degli Animali: con Enpa il 5 e 6 ottobre in 150 piazze italiane

Sabato 5 e domenica 6 ottobre torna il tradizionale appuntamento con la Giornata degli Animali che, giunta quest'anno all'undicesima edizione, si svolge a ridosso della festa di San Francesco d'Assisi. Dal Piemonte alla Sicilia, dal Veneto alla Campania, saranno più di 200 le piazze presidiate dai volontari dell'Ente Nazionale Protezione Animali che scendono in campo, con i loro banchetti, per dare voce a chi voce non ha. In tale occasione sarà possibile non soltanto sostenere gli animali con azioni concrete, acquistando i coloratissimi braccialetti realizzati per Enpa dalla "Too Late" quale simbolo della Giornata o diventando volontari presso una delle oltre 150 Sezioni presenti in Italia, ma anche conoscere meglio il meraviglioso mondo degli animali, le loro caratteristiche etologiche, il loro linguaggio e imparare come instaurare un corretto rapporto con i nostri pet e non solo. 

L'iniziativa promossa dall'Enpa è anche l'occasione per trascorrere una giornata in armonia e serenità con il proprio "quattro zampe" e per ampliare la "community" di "amici pelosi"; una comunità molto radicata nel nostro Paese poiché, come "certifica" l'Eurispes, l'amore e il rispetto per gli animali sono ogni giorno più profondi e condivisi. "E' tramite lo slogan 'Quest'anno loro non ci saranno' che la Giornata degli Animali Enpa 2013 vuole porre l’accento sulle centinaia di specie che si stanno estinguendo, ogni anno, per lasciare il posto all'ormai considerata ineluttabile ed inevitabile sovrappopolazione umana", ha dichiarato Marco Bravi, responsabile Comunicazione e Sviluppo ENPA. 

"Ad essere in pericolo non sono solo gli animali esotici e di paesi lontani, ma anche quelli di casa nostra, ancora maltrattati, abbandonati, seviziati spesso nell'indifferenza della Società. Con il suo grave monito - continua Bravi - la Giornata degli Animali Enpa del 5 e 6 ottobre 2013 vuole essere l’occasione per mostrare e celebrare, in tante piazze italiane, la parte migliore dell’umanità per gli animali e l’ambiente: tutte le donne e gli uomini delle Sezioni Enpa che, in ogni giorno dell’anno, sfidando le difficoltà, la mancanza di risorse e spesso la sordità e la scarsa lungimiranza delle Istituzioni, permettono a tanti animali di esserci". 

"Una grande squadra ispirata da sani principi, spinta da passione e convinzione, ma soprattutto a cui il comune senso di appartenenza alla più grande e storica associazione italiana di tutela animali dà la forza per superare tutte le difficoltà, anche quelle più amare e spiacevoli. Saremo tanti in piazza e sarà più bello ed importante se ci sarete anche tutti voi", conclude Bravi. L'intera campagna di comunicazione - due pagine stampa, uno spot radio e uno spot tv/web - è stata realizzata dall'agenzia Armando Testa e rilanciata quest'anno proprio allo scopo di mobilitare i cittadini a schierarsi dalla parte dei più indifesi. 

La campagna, che durerà fino al 6 ottobre, può essere vista sul sito comunicazionesviluppoenpa.org a questo link: http://urlin.it/4f55a. L'elenco delle piazze è in costante aggiornamento ed è visibile al link: http://urlin.it/3b908eea. Il 5 e il 6 ottobre, in oltre 150 piazze italiane, sarà possibile ricevere, a fronte di un'offerta all'Ente Nazionale Protezione Animali, il bracciale personalizzato TOO LATE for ENPA. Fondata nel 1871 da Giuseppe Garibaldi, l'ENPA è la più antica e nota associazione italiana per la tutela degli animali.


Fonte: ENPA

mercoledì 4 settembre 2013

Ambiente, Worldwatch: in aumento paesi che incentivano rinnovabili

Sempre più paesi nel mondo credono nelle energie rinnovabili e le sostengono con meccanismi incentivanti, anche se crisi economica e maturità delle tecnologie ne hanno portato diversi paesi, tra cui l'Italia, a frenare. Questo il risultato di una ricerca del Worldwatch Institute. I programmi di sostegno, dice la ricerca, in questi ultimi anni si sono diffusi molto rapidamente soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Ovunque si privilegiano gli aiuti alle rinnovabili elettriche rispetto a quelle termiche e a quelle utilizzate nei trasporti. È questo, in massima sintesi, quanto emerge dall'ultima ricerca del Worldwatch Institute sugli incentivi alle energie pulite nel mondo (basata sui dati del Renewables 2013 Global Status Report di REN 21, alla stesura del quale Evan Musolino, autore del report del WWI, ha partecipato). 

Dalle politiche degli anni '70 e '80, che puntavano soprattutto sulla ricerca, si spiega, si è passati ad una fase in cui si promuove l'installazione e, da metà anni 2000 in poi c'è stato un vero e proprio boom delle politiche incentivanti: nel 2005 erano solo 48 i paesi con meccanismi di supporto, adesso (metà 2013) sono diventati 127 (nel grafico il numero di paesi con misure incentivanti e percentuali delle rinnovabili, idroelettrico escluso, sul totale della produzione mondiale). Di questi 127, due terzi sono paesi in via di sviluppo, mentre nel 2005 i paesi più poveri erano solo un terzo di quelli che promuovevano le rinnovabili. 

Nel dettaglio, nel 2005 più della metà delle nazioni che promuovevano le rinnovabili - il 58% - erano in Europa e Asia centrale, nel 2013 i paesi di questa area pesano solo per poco più di un terzo del totale. Dividendo i paesi per reddito, nel 2005 i più ricchi erano quasi il 70% di quelli che incentivavano le rinnovabili, ora sono circa il 30%. L'Africa Sub-sahariana è passata in questi 8 anni da 0 a 25 paesi con meccanismi di supporto, l'area Caraibi-America latina conta 17 paesi in più tra quelli con incentivi all'energia pulita; in Medio Oriente e Nord Africa sono invece 12 in più rispetto al 2005. 

C'è stato insomma un grande moltiplicarsi delle politiche incentivanti nel Sud del mondo, un dato tanto più positivo poiché che in questi paesi, quasi sempre caratterizzati da problemi di accesso all'energia, con fabbisogni crescenti e crescita dell'inquinamento ambientale, le rinnovabili sono doppiamente vantaggiose. A livello generale invece, il ritmo con cui sono cresciuti i paesi che adottano incentivi è relativamente rallentato negli ultimissimi anni; c'è stata una fervente attività volta a rivedere i meccanismi incentivanti esistenti, si spiega. Cambiamenti nelle politiche mossi da diversi fattori, sia positivi che negativi. 

Ad esempio per tecnologie come il fotovoltaico, che ha visto il costo dei moduli crollare dell'80% negli ultimi 4-5 anni, il bisogno di incentivi si è ridotto. Nello stesso tempo la crisi economica ha messo a dura prova i budget nazionali e questo ha contrastato le politiche pro-energie pulite, quando addirittura non ha portato a interventi penalizzanti, come le tasse sulle rinnovabili introdotte da Bulgaria, Grecia e Spagna nel 2012. Con il crescere del peso di eolico, fotovoltaico e delle altre rinnovabili nei mix elettrici nazionali i legislatori si trovano di fronte a sfide inedite: oltre a promuovere lo sviluppo del mercato delle rinnovabili si tratta ora di favorirne l'integrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico. 

Tornando ai dati della ricerca, al momento la maggior parte degli schemi di sostegno adottati nel mondo sono feed-in tariff (FIT), meccanismi simili al nostro vecchio conto energia per il fotovoltaico che hanno dimostrato essere particolarmente efficaci: le FIT attive nel mondo sono al momento 99. Molto diffusi anche i renewable portfolio standard, cioè obblighi per i produttori di ottenere determinate percentuali dell'elettricità dalle rinnovabili - adottati da 76 nazioni - e le politiche di net-metering, come il nostro scambio sul posto. 

Usate diffusamente per stimolare la diffusione delle rinnovabili anche le politiche fiscali, adottate da 66 paesi e declinate in forme molto diverse: si va dai production tax credit, cioè sgravi fiscali sulla produzione, come quelli che hanno spinto l'eolico negli Usa, agli sgravi sugli investimenti fino a specifiche esenzioni, deducibilità, ecc. Come detto restano piuttosto trascurate rispetto alle elettriche le rinnovabili termiche e quelle nei trasporti: ad esempio solo 51 Stati hanno obblighi di rinnovabili nei settore della mobilità (di cui 28 sono i membri UE).

Fonte: TMNews
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sabato 17 agosto 2013

Goletta verde 2013: coste italiane inquinate 50% dei punti monitorati

C'è ancora troppa "maladepurazione" in Italia. Sono 130 i campioni risultati inquinati dalla presenza di scarichi fognari non depurati - uno ogni 57 chilometri di costa - sul totale delle 263 analisi microbiologiche effettuate dal laboratorio mobile di Goletta Verde in quest'estate 2013. In pratica quasi il 50% dei punti monitorati lungo i 7.412,6 chilometri di territori costieri toccati dall'imbarcazione ambientalista. E di questi campionamenti risultati oltre i limiti di legge ben 104 (l'80%) hanno avuto un giudizio di fortemente inquinato, cioè con concentrazione di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio di quanto consentito. 

Il 90% dei punti inquinati sono stati prelevati alle foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi o nei pressi di scarichi di depuratori malfunzionanti, che si confermano i nemici numero uno del nostro mare. Mari e coste italiane sono poi finiti nel mirino di sei killer:  nel dossier "Sei delitti sotto l’ombrellone. Il giallo di Ferragosto", sono elencati maladepurazione, estrazioni petrolifere, abusivismo edilizio, consumo di suolo costiero, grandi navi e inquinamento da attività militari. 

E' quanto emerge dal bilancio finale dell'edizione 2013 di Goletta Verde, presentato il 14 agosto a Roma, la storica campagna di Legambiente che per due mesi ha circumnavigato lo Stivale monitorando con 34 tappe lo stato di salute del mare italiano, realizzata anche grazie al contributo del Coou, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, e con la partecipazione di Corepla, Novamont, Nau e Solbian. Da nord a sud della Penisola il laboratorio di Goletta Verde è andato alla ricerca in mare e in corrispondenza di foci dei fiumi, canali, torrenti e scarichi, di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, eseguendo le analisi delle acque secondo quanto previsto dalla normativa sulla balneazione (decreto legislativo 116/2008 e decreto ministeriale del 30 marzo 2010). 

Nessuna regione è risultata indenne dall'attacco della mala depurazione: un mancato o inadeguato trattamento dei reflui fognari che, stando alle elaborazioni di Legambiente su dati Istat, riguarda ancora il 25% dei cittadini, che scaricano direttamente in mare o indirettamente attraverso fiumi e canali utilizzati come vere e proprie fognature. Una criticità che non riguarda soltanto i comuni costieri, ma anche quelli dell'entroterra, causata non solo dalla cronica carenza di impianti ma anche dall'apporto del carico inquinante dei reflui che non sono adeguatamente trattati dagli impianti in attività, perché obsoleti o malfunzionanti. 

Il rapporto Goletta Verde ricorda come molto spesso foci di torrenti e fiumi vengono fruiti da bagnanti ai quali ancora non viene garantita una corretta informazione. Sul totale delle foci e dei canali risultati inquinati e fortemente inquinati il 40% viene dichiarato balneabile dal Portale della Acque del Ministero della Salute. Il 35% dei punti presi in analisi, inoltre, risultano del tutto non campionati dalle autorità preposte anche se spesso questi tratti, pur trovandosi in corrispondenza di foci e canali, sono comunque frequentati da bagnanti. 

Motivo per cui è imperativo che le autorità introducano o intensifichino i controlli anche in prossimità di queste possibili fonti di inquinamento. Invece, dei tratti di mare definiti dal Portale come non balneabili per motivi di inquinamento, mancano nel 18% dei casi i cartelli di divieto di balneazione. Sul fronte dell'informazione, secondo Goletta Verde in Italia stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare (le Arpa che eseguono i campionamenti, Regioni e Comuni definiscono le zone adibite alla balneazione, i Comuni, sulla base dei dati, dovrebbero apporre cartellonistica su qualità e/o divieti di balneazione, il Portale delle Acque che dovrebbe mettere in rete tutte le informazioni). 

Eppure, la Direttiva europea sulla balneazione disciplina chiaramente la comunicazione e lo scambio con i cittadini. Nonostante questo, a tutt'oggi, non viene fornita ai cittadini una "guida" per segnalare situazioni di inquinamento e richiedere, quindi, che tali situazioni vengano approfondite da chi di dovere. E' forse questo il motivo per cui anche quest'estate, Legambiente ha ricevuto più di 200 segnalazioni grazie al servizio di SOS Goletta Verde oltre che decine e decine di telefonate.

Via: TMNews
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venerdì 2 agosto 2013

Vivisezione, articolo 13 è adesso legge: Green Hill chiuso per sempre

Con l'articolo 13 della Legge di delegazione europea, approvato sabato 31 luglio in via definitiva dalla Camera, sarà chiuso per sempre l'allevamento Green Hill e "non vedremo mai più il nostro Paese complice nell'ospitare questo tipo di lager". Lo sottolinea con soddisfazione la Lav, aggiungendo che "non si tratta del futuro testo di legge (che sostituirà il Decreto legislativo 116 del 1992), né di semplici e non vincolanti pareri, di ordini del giorno o dichiarazioni a verbale senza alcun valore costrittivo, ma di principi e criteri vincolanti di una legge dello Stato per la stesura del prossimo articolato, da parte del ministero della Salute". 

Questo articolo rappresenta, infatti, "la base per una legge realmente migliorativa per i quasi 900mila animali utilizzati ogni anno in Italia e un futuro concreto per i metodi sostitutivi e la ricerca innovativa nel nostro Paese. Un punto di partenza per altri cambiamenti, una svolta e un esempio per tanti altri Paesi. L'Italia deve trovare nella ricerca innovativa ed eticamente compatibile, un motivo di eccellenza e rinascita". Perchè, come spiega ancora la Lav, "c'è ancora tanto, tantissimo, da fare e ottenere". 

Ma vediamo, in dettaglio, cosa prevede l'articolo 13 che diventa legge: orientare la ricerca all'impiego di metodi alternativi; vietare l'utilizzo di primati, cani, gatti ed esemplari di specie in via d'estinzione, a meno che non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell'uomo; considerare la necessità di sottoporre ad altre sperimentazioni un animale che sia già stato utilizzato in una procedura; vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia. 

Stabilire che la generazione di ceppi di animali geneticamente modificati deve tener conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell'effettiva necessità della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali; vietare l'utilizzo di animali per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d'abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione dell'alta formazione dei medici e dei veterinari. 

E, ancora: vietare l'allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione. Nel nostro Paese l'unica attività in funzione di tale genere è l'allevamento di cani beagle, Green Hill di Montichiari (Brescia), di proprietà della multinazionale Marshall. Poi, occorre definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo; sviluppare approcci alternativi idonei a fornire lo stesso livello o un livello superiore di informazioni rispetto a quello ottenuto nelle procedure che usano animali. 

"E' importante - precisa ancora la Lav - che con questo primo passo anche l'Italia si ponga su un piano competitivo nel settore, innalzando il livello della ricerca nazionale e creando nuove prospettive di lavoro. Nonostante il Decreto legislativo 116 del 1992 in vigore e la nuova Direttiva europea 2010/63 li impongano come prioritari rispetto al modello animale, da più di 20 anni, le statistiche continuano a mostrare come l'Italia sia saldamente ancorata alla sperimentazione pre-clinica, arrivando ad utilizzare e uccidere quasi 900mila animali all'anno". 

"Il sostegno economico al loro sviluppo - ricordano il presidente dell'associazione, Gianluca Felicetti, e Michela Kuan, responsabile nazionale settore vivisezione - che avremo voluto più forte, è qui comunque la base affinchè ci sia una concreta conversione culturale e scientifica". Per quanto riguarda la ''generazione di ceppi di animali geneticamente modificati'', si dovrà tener conto dell'effettiva necessità della manipolazione e del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali, valutando i potenziali rischi per la salute umana e animale e per l'ambiente.

Fonte: LAV
Via: Adnkronos
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mercoledì 3 luglio 2013

Iucn, altre 700 specie di animali e piante a rischio estinzione di massa

La continua perdita di animali e piante, che ha fatto usare più volte da parte degli esperti la definizione di "estinzione di massa" per questo periodo storico, non accenna a fermarsi. Lo ha "certificato" il nuovo aggiornamento della "Red List" dello Iucn, l'Unione mondiale per la conservazione della natura, che suona sempre più come un bollettino di guerra, con 700 nuove specie aggiunte tra quelle in pericolo e tre considerate ormai estinte. Il censimento periodico dell'organizzazione è ormai arrivato a valutare lo stato di salute di oltre 70mila specie sugli 1,82 milioni conosciuti, e quasi un terzo risulta nei vari livelli di rischio. 

Con le 700 aggiunte in questa edizione della "Red List" sono infatti 21mila le specie la cui condizione desta preoccupazione. In Italia le specie considerate a rischio sono 1825, ma di queste ancora non fa parte l'orso marsicano, che recentemente alcune associazioni avevo chiesto di inserire nella lista. "Il quadro generale è allarmante - spiega Jane Smart dello Iucn - servono azioni urgenti se vogliamo fermare l'estinzione di massa che minaccia tutti gli organismi del pianeta".  

Con l'occasione l'Iucn ha anche fatto la prima rivalutazione dello stato di salute delle conifere, gli alberi più antichi e di grandi dimensioni che popolano il pianeta oltre che quelli che assorbono più CO2, con risultati poco confortanti. Il 34% delle specie di questi alberi, dai pini ai cipressi, è a rischio per lo sfruttamento selvaggio o a causa di parassiti resi più aggressivi dai cambiamenti climatici.

In questo ambito l'organizzazione registra anche qualche nota positiva, come il lento miglioramento del cipresso di Lawson, che cresce negli Usa e che era molto vicino all'estinzione. "Gli sforzi per la conservazione funzionano - spiega Aljos Farjon, esperto Iucn per le conifere - tuttavia quello che si è fatto non basta. Sospettiamo che ci siano molte specie che devono ancora essere scoperte e descritte, ma non le troveremo mai perchè spariranno per effetto della deforestazione". 

Secondo gli esperti, oltre alle conifere sono in grave pericolo anche gamberi d'acqua dolce, di cui il 28% delle specie è a rischio, molluschi monovalve e una rara focena che vive nel fiume cinese Yangtze, uno dei pochi cetacei d'acqua dolce rimasti, la cui popolazione scende del 5% l'anno. Sono invece stati dichiarati estinti il cyprinodon arcuatus, un pesce tropicale, una lucertola gigante di Capo Verde e il Macrobrachium leptodactylus, un gamberetto di fiume indonesiano. 

Sono 161 le specie di animali vertebrati (138 terrestri e 23 marine) e 194 le varietà vegetali a rischio di estinzione in Italia: lo affermano le due Liste Rosse nazionali delle specie a rischio estinzione. I due volumi sono stati realizzati dal ministero dell'Ambiente e da Federparchi nell'ambito della Iucn. Per le specie terrestri e di acqua dolce è stata valutata l'intera popolazione nel suo areale italiano (Italia peninsulare, isole maggiori e, dove rilevante, isole minori). Per le specie marine è stata considerata un'area di interesse più ampia delle acque territoriali.

Delle 672 specie di vertebrati valutate in questa ricerca (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è a rischio di estinzione imminente. Complessivamente le popolazioni dei vertebrati Italiani sono in declino, più marcato in ambiente marino che terrestre. L'Italia, che si trova al centro del bacino del Mediterraneo, è uno degli hot spot di biodiversità a livello mondiale e possiede una flora molto ricca in specie, molte delle quali endemiche.

In alcune porzioni della penisola la percentuale di taxa endemici raggiunge valori compresi tra il 13% ed il 20%. Le principali minacce alla biodiversità vegetale in Italia sono rappresentate dall'urbanizzazione selvaggia (abusivismo edilizio), dallo sviluppo di infrastrutture, dall'allevamento intensivo e dal turismo. Problemi si manifestano anche nelle aree protette a causa dello sviluppo non oculato di infrastrutture e della mancanza di adeguati controlli.

Fonte: ANSA

mercoledì 5 giugno 2013

World Environment Day 2013, attenzione a clima e sprechi alimentari

Innalzamento del livello del mare, incremento di ondate di calore e periodi di siccità, alluvioni, tempeste e uragani in aumento per frequenza e intensità. Complici le emissioni di gas serra in costante aumento, gli effetti del riscaldamento globale si stanno facendo sentire, mettendo a dura prova il pianeta. Secondo il Wwf i governi e le aziende stanno rispondendo con colpevole lentezza. E intanto, il mondo continua a confrontarsi con una minaccia di aumento medio della temperatura globale di almeno 4°C rispetto all'epoca preindustriale.

Il 5 giugno è l'occasione per fare il punto sulle grandi emergenze con la Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day), che si celebra ogni anno dal 1972 quando venne proclamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. L'obiettivo è sensibilizzare le persone sui problemi ambientali e favorire l’attenzione e quindi l'azione dei governi. 

I cambiamenti climatici, spiega all'Adnkronos Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, "cominciano a manifestarsi seppur in modo non omogeneo in diverse aree del nostro pianeta. Ci sono dei segnali che si accompagno anche ad eventi climatici estremi con danni importanti e perciò la comunità scientifica internazionale continua a richiamare con più forza l’attenzione alla comunità degli stati, e quindi delle istituzioni ad assumere impegni urgenti". 

Dall'altro lato, aggiunge l'ex ministro, "le istituzioni, in particolare gli Stati, stanno negoziando un accordo che dovrebbe essere raggiunto entro il 2015 con una certa fatica e ancora con molte divergenze". In attesa dell'accordo, però, il vecchio continente può già iniziare a lavorare a partire da due priorità: riduzione emissioni di CO2 e cambiamento degli stili di vita. 

Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, "l'Europa e l’Italia devono lavorare su due leve. La prima è quella di ridurre rapidamente l’uso delle fonti fossili che sono le principali cause di emissioni di CO2 soprattutto in Italia. L'altra leva su cui lavorare è il cambiamento degli stili di vita, il risparmio energetico degli edifici e la rimodulazione della mobilità in città". 

Nel frattempo l’Italia deve fare i conti anche le proprie emergenze. Basti pensare che quasi la metà della popolazione italiana, 27 milioni di persone, è esposta a rischio sismico o idrogeologico. Il 13% del territorio nazionale è a rischio erosione e frane. Per risolvere e prevenire i disastri Clini ricorda di aver presentato al Cipe il piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione del rischio idrogeologico. 

"È un piano che prevede misure finalizzate da un lato a ridurre il rischio nelle zone più vulnerabili e dall'altro ad avviare, in modo programmato, interventi che nell'arco di 15 anni dovrebbero mettere in sicurezza il nostro territorio". Mettere in sicurezza il nostro territorio costerebbe oltre 40 miliardi di euro. Una cifra importante ma è niente se si considera che, solo per riparare i danni del maltempo, spendiamo un milione di euro al giorno.

Il motto di quest'anno della Giornata mondiale dell'Ambiente è stato "Think, eat", save, cioè pensa, mangia. La manifestazione principale è ospitata in Mongolia e invita a contrastare gli sprechi alimentari. Achim Steiner, direttore generale dell'Unep ha osservato: "Ridurre il cibo sprecato è una sfida economica, etica e ambientale. Uno dei modi è guardare a come culture meno sprecone danno valore a ogni singolo boccone, e valutare come imitarle". La Mongolia è uno dei Paesi che sta crescendo maggiormente nel mondo, e punta a garantire questa crescita con un'economia verde.


Via: Adnkronos

sabato 1 giugno 2013

Stati Uniti, Muos di Niscemi rispetterà standard di sicurezza e salute

L'amministrazione degli Stati Uniti comprende le "ragioni di preoccupazione" riguardanti "la salute" dei cittadini di Niscemi ma "è nelle condizioni di poter assicurare che l'installazione del Muos (Mobile User Objective System, ndr) in Italia rispetterà gli stessi rigorosi standard in materia di sicurezza e salute applicati a quelle presenti negli Stati Uniti". "Siamo sicuri che il nuovo studio affidato all'Istituto Superiore di Sanità, i cui risultati sono attesi a breve, saprà confermare le nostre precedenti analisi", ha detto un funzionario dell'ambasciata Usa a Roma.

Il programma di comunicazione satellitare a banda stretta, di nuova generazione, è stato pensato "per sostenere le operazioni militari Usa e della Nato in tutto il mondo", nonché per assicurare una copertura affidabile durante le operazioni di assistenza in situazioni di emergenza nazionale, interventi a seguito di calamità e operazioni umanitarie. Il Muos di Niscemi, che coprirà l'area dall'Oceano Atlantico all'Oceano Indiano, "fa parte di un sistema che prevede altre tre stazioni terrestri posizionate in modo strategico alle Hawaii, in Virginia e in Australia", ha ricordato un funzionario militare statunitense.

A Niscemi il programma è previsto all'interno della già esistente Stazione di Trasmissione Radio della Marina, situata a circa due chilometri dalla cittadina siciliana. I lavori, a cui sono dediti 30 civili e appaltatori statunitensi, "sono stati interrotti l'11 aprile 2013", e "la base è in ritardo di due anni". Il 22 dello stesso mese "alcuni manifestanti sono entrati nella struttura, mettendo a rischio la loro stessa salute", ha ricordato un diplomatico Usa in un incontro con la stampa. 

"I danni procurati ammontano a 47.000 dollari, e anche in seguito ci sono stati atti di vandalismo che condanniamo fermamente", ha commentato. In attesa dei risultati dello studio medico-scientifico di impatto ambientale che verrà consegnato entro un mese, intanto, le fonti statunitensi hanno ricordato che già due studi sulla sicurezza, condotti dalla Marina Usa e dall'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente della Regione Sicilia hanno indicato che, dopo l'installazione del Muos, "le emissioni elettromagnetiche presso il sito di Niscemi rimarranno ben al di sotto dei limiti previsti dalla legge". 

"Gli studi dimostrano anche che il Muos non interferirà con i sistemi di comunicazione dell'aeroporto di Comiso", ha aggiunto il diplomatico Usa. In ogni caso, è stato ribadito, gli Stati Uniti sono impegnati ad adottare "tutte le misure di mitigazione tecnicamente compatibili per ridurre i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici". Intanto, il ministro della Difesa Mario Mauro ha dichiarato, nel corso di un'interrogazione parlamentare, che la costruzione del Muos a Niscemi costituisce un "interesse diretto" dell'Italia. 

"Rappresenterà (...) un sistema strategico di comunicazione satellitare di cui potranno servirsi anche le forze armate italiane, in attuazione del principio di assistenza reciproca vigente in ambito Nato", ha detto Mauro. E considerati gli obblighi assunti dall'Italia nell'ambito dell'Alleanza Atlantica, il ministro ha ricordato che se la costruzione del Muos venisse impedita con un provvedimento illegittimo, "il ministero della Difesa potrebbe essere chiamato, sotto un profilo civilistico, a ristorare le spese sostenute dalla controparte, che, fidando sull'impegno assunto, ha appaltato i lavori".

Fonte: TMNews
Foto da video

domenica 19 maggio 2013

Bandiere Blu 2013: Liguria ancora al top, perde punti il mare siciliano

Centotrentacinque località balneari italiane con duecentoquarantotto spiagge per un tuffo al mare dove l'acqua è più blu. In aumento rispetto allo scorso anno, secondo la nuova classifica della FEE (Foundation for Environmental Education),

sabato 4 maggio 2013

Etna entra in patrimonio Unesco, riconoscimento assegnato a giugno

L'Etna sarà proclamato in giugno patrimonio dell'Unesco a Phnom Penh, in Cambogia, in occasione della trentasettesima sessione del Comitato del patrimonio mondiale, cui interverranno rappresentanti di oltre 180 Paesi. Lo rende noto il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, che commenta: "E' un traguardo significativo per l'Italia. Il riconoscimento Unesco, come è già avvenuto recentemente con le Dolomiti, è un'opportunità per il nostro Paese per coniugare la tutela dell'ambiente con la valorizzazione del territorio, investendo così nello sviluppo sostenibile, la strada che dobbiamo percorrere". 

"Si tratta di un risultato importante che riconosce l'unicità del patrimonio naturale italiano, il valore delle politiche nazionali di conservazione e il lavoro svolto negli ultimi anni dal Parco dell'Etna e dal ministero dell'Ambiente, che nel gennaio 2012 ne ha patrocinato la candidatura", si legge in un comunicato dello stesso ministero. E' stato il ministero degli esteri a comunicare l'esito positivo della valutazione del sito "Monte Etna" candidato a patrimonio mondiale naturale dell'umanità Unesco. 

L'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) - l'agenzia incaricata di esaminare le proposte di iscrizione alla World heritage list - ha riconosciuto l'importanza scientifica ed educativa, l'eccezionale attività eruttiva nonchè l'ultra-millenaria notorietà del vulcano, icona del Mediterraneo. L'Iucn ha valutato l'Etna un esempio particolarmente significativo delle grandi ere della storia della terra e dei processi geologici in corso (e non bisogna dimenticare il legame del vulcano con la cultura immortale, la storia e la mitologia). 

"Il patrimonio mondiale (19,237 ettari) - si legge nella dichiarazione 'di eccezionale valore universale' - comprende le aree a maggior protezione e di maggior rilevanza scientifica del monte Etna, situato all'interno del Parco regionale dell'Etna. Il monte Etna è rinomato per l'eccezionale livello di attività vulcanica e per le testimonianze inerenti a tale attività che risalgono a oltre 2700 anni fa. La notorietà, l'importanza scientifica e i valori culturali ed educativi del sito possiedono un significato di rilevanza globale". 

L'Etna è il quarto patrimonio mondiale italiano potenzialmente iscritto per criteri naturali, dopo le isole Eolie, il monte S. Giorgio e le Dolomiti che lo sono già. "E' un traguardo importante che conferma a livello universale il valore scientifico e naturalistico del vulcano più grande d'Europa, simbolo dell'Italia nel mondo e grande attrazione nel panorama del turismo natura" ha commentato Legambiente in una nota.

"Un riconoscimento che si aggiunge a quelli già ottenuti in precedenza, da ultimo quello delle Dolomiti, che - rileva l'associazione ambientalista - mette in luce l'Italia e il suo grande patrimonio naturalistico, culturale e storico che necessita, però, di una maggiore tutela, salvaguardia e corretta gestione. Investire sui simboli naturalistici, le aree protette e i parchi significa puntare su una risorsa di cui la nostra Penisola è leader in Europa e rilanciare l'economia del Paese".

Fonte: AGI
Via: Legambiente
Foto dal web

giovedì 25 aprile 2013

Agricoltura, nasce la Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata

E' nata la "Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata", una delle proposte per Expo 2015 dell'European Socialing Forum, evento che il prossimo 15 maggio chiamerà a raccolta a Milano i più grandi esperti italiani ed internazionali, tra cui Vandana Shiva, che si incontreranno per condividere e discutere le nuove prospettive per uscire dalla crisi attuale, in una giornata di riflessione e confronto sul "Socialing", un nuovo modello di sviluppo economico e culturale nato per dare una risposta concreta ai cambiamenti in atto nella nostra società.

"Il Socialing - spiega Andrea Farinet, coordinatore del Forum - nasce con l'obiettivo principale di proporre alle organizzazioni nuovi approcci etici verso i consumatori ed i mercati, mettere al centro delle priorità le reali esigenze delle persone, siano consumatori, risparmiatori, imprenditori o manager e ristabilire il primato della dimensione umana e sociale negli scambi tra soggetti economici, profit e no-profit. Abbiamo scelto Expo2015 e Milano per lanciare uno dei progetti più importanti dell'European Socialing Forum: la prima Carta universale dei diritti della Terra coltivata".

"Il documento - spiegano Andrea Farinet e Giancarlo Roversi, che hanno curato la stesura dell'opera - è frutto di un lungo lavoro di ricerca e di riflessione durato due anni su come tutelare meglio la realtà agricola italiana ed internazionale. La Carta si ricollega idealmente sia alla Carta universale dei diritti dell'Uomo, sia alla Carta della Terra. Si basa su quattro principi fondamentali che sono dignità, integrità, naturalità e fertilità della Terra coltivata".

"Il documento, che sarà presentato integralmente al Forum, sarà sottoposto all'approvazione delle più grandi associazioni agricole, ambientaliste e naturaliste internazionali. Potrà così nascere un percorso di condivisione che potrà portare alla ratifica formale della Carta nel corso di Expo 2015. L'obiettivo finale è trasformare Milano nella capitale mondiale della salvaguardia della terra coltivata, fondando il Palazzo della Terra coltivata, la Banca dei Semi e il Tribunale internazionale dei Diritti della terra coltivata".

Il Forum del 15 maggio sarà anche l'occasione per presentare altri due iniziative che guardano ad Expo 2015: i progetti "Dal Chilometro 0 al Chilometro Verde" e "Dieci filiere per salvare il mondo". Punto di partenza della riflessione "Socialing" è il cambiamento in atto nei consumatori e nei cittadini così come fotografato dai dati presentati da Eurisko. "E' in atto un cambio epocale e definitivo che sta coinvolgendo l’intera popolazione attiva - dichiara Remo Lucchi, presidente onorario di Eurisko.

Il Forum del 15 maggio prevede un confronto diretto con alcune delle principali esperienze italiane di responsabilità ed etica sociale (tra cui Coop Italia, LifeGate, Poste Italiane, Sabaf), la sessione dedicata a new media e social network (con la partecipazione di Facebook Italia, Oracle, Sas Institute, Vodafone) e il dibattito conclusivo su “Expo 2015 come vetrina del made in Italy” con la partecipazione di Coldiretti, Expo 2015, Fai, Slow Food, Swg e Technogym. A chiusura dei lavori l’intervento speciale di Vandana Shiva.

Fonte: TMNews
Via: La Stampa

giovedì 11 aprile 2013

Greenpeace, Salviamo le Api: campagna contro uso di pesticidi killer

Greenpeace ha pubblicato il rapporto “Api in declino - le minacce agli insetti impollinatori e all’agricoltura europea”. Il rapporto mette in evidenza l'importanza sia ecologica che economica di proteggere e mantenere in buone condizioni le

giovedì 4 aprile 2013

Ambiente/ continua la strage dei delfini, ministero: 94 stenelle morte

Continua la strage dei delfini nel Mediterraneo, secondo il ministero dell'Ambiente, che sta monitorando il fenomeno, il bilancio di stenelle morte ha raggiunto quota 94. Ancora sconosciuta la causa della morìa, ma si fa strada l'ipotesi dell'inedia: quasi tutti gli animali non mangiavano da giorni. Secondo l'ultimo rapporto sugli spiaggiamenti registrati dalla Bds, Banca dati spiaggiamenti, nel primo trimestre 2013 risultano spiaggiati in totale 125 esemplari: "Il dato - si legge nel rapporto della Bds - appare molto superiore alle medie mensili registrate negli anni precedenti e in particolare la specie stenella (Stenella coeruleoalba) mostra un incremento di circa 8 volte rispetto alle medie degli ultimi 10 e 20 anni. Anche il numero di esemplari non identificati a causa dell'avanzato stato di decomposizione appare lievemente superiore, o perché tali "undetermined" in alcuni casi possono essere stenelle, o semplicemente per l'aumentata l'attenzione anche per carcasse e resti in precedenza non considerati". 

Sono quindi 94 gli spiaggiamenti accertati di esemplari morti di stenella striate (stenella coeruleoalba). L'ultimo caso censito dalla Bds risale al 31 marzo vicino a Talamone, provincia di Grosseto. Al momento - spiega il ministero dell'Ambiente - i principali indagati della straordinaria morìa cominciata a inizio d'anno rimangono il morbillo (morbillivirus delphini) e il batterio photobacterium damselae, anche se l'importanza data in precedenza al morbillo sembra diminuire in seguito alle ultime scoperte dei ricercatori del Cert (Cetaceans stranding emergency response team). 

Nel dettaglio, il virus è stato rintracciato in circa il 35% delle carcasse finora analizzate (aveva sofferto il morbillo circa il 50% dei delfini trovati nelle prime settimane dell'anno). Inoltre - nonostante la presenza del virus del morbillo su diversi animali morti - durante le autopsie non sono state riscontrate le lesioni ai tessuti tipiche delle infezioni mortali. I ricercatori al momento sembrano concentrare le loro attenzioni sul fatto che tutte le stenelle ritrovate finora presentano un quadro immunitario fortemente compromesso. 

Inoltre la popolazione di stenelle presenti nelle nostre acque è notevolmente aumentata nel corso degli ultimi anni invadendo habitat un tempo occupati dal delfino comune (delphinus delphis, scomparso dalle acque italiane nel corso degli ultimi 10 anni e migrato in aree estreme come il mar Egeo e le acque adiacenti lo stretto di Gibilterra). E' dunque possibile - spiegano gli esperti - che l'aumento demografico abbia esposto le stenelle a habitat costieri con acque meno salubri rispetto al mare aperto. In quasi tutti gli animali analizzati inoltre non sono state trovate tracce di cibo nello stomaco. Le stenelle si cibano prevalentemente di piccole prede come naselli, seppie, calamari e sogliole, tutte specie soggette a attività di pesca intensiva. 

Quindi - conclude il report del ministero - stando a queste nuove ipotesi, "si potrebbe affermare che non si tratterebbe più di una sola causa scatenante, ma di una serie di concause: precisamente, la somma di un aumento della popolazione di stenelle; scarsità di cibo a causa della pesca intensiva; e il poco cibo disponibile, più inquinato a causa dell'invasione di habitat costieri". Le strutture di ricerca e analisi intervenute fanno parte del servizio allestito dai ministeri dell'Ambiente e della Salute con la collaborazione della Guardia costiera, degli Istituti zooprofilattici, di diverse università e di altre organizzazioni.


Via: TMNews

martedì 19 marzo 2013

Animali: coca nelle viscere di cani poi uccisi, 75 arresti in gang latine

Blitz della polizia di Milano contro le gang latine: 75 arresti, tra cui 18 minorenni. Nel corso delle indagini del commissariato Mecenate, è emerso che alcuni membri delle "pandillas" latinoamericane smantellate questa mattina "occultavano con un'operazione chirurgica, involucri di cocaina purissima nelle viscere di cani di grossa taglia (San Bernardo, Gran Danese, Dog de Bordeaux, Mastino Napoletano e Labrador) che una volta giunti in Italia venivano uccisi per estrarre la droga". Il traffico di stupefacenti avveniva attraverso contatti diretti tra le organizzazioni criminali oggetto di indagine e i "cartelli" colombiani messicani. 

Per renderlo invisibile ai raggi X, prima di essere "impiantato" nei cani lo stupefacente veniva avvolto in un cellophane, poi nella carta carbone, dopodichè ancora nel cellophane e infine ulteriormente chiuso con uno scotch di vinile nero. Una volta arrivati a destinazione il cane veniva soppresso e dalle sue viscere venivano estratti circa 1,250 chilogrammmi di cocaina purissima. Gli investigatori stimano che con questa sistema siano stati fatti 48 viaggi. 

Gli arrestati sono quasi tutti di origine latinoamericana e legati a gang latine accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la persona, il patrimonio, traffico di stupefacenti e detenzione di armi. Altre 112 persone, 14 delle quali minori, sono state denunciate a piede libero. Perquisizioni domiciliari a Milano e nelle province di Bergamo, Brescia, Lodi, Pavia, Piacenza, Novara, Roma e Varese, nel corso delle quali "è stato sequestrato materiale di interesse investigativo". 

Per uno dei catturandi, ricercato sul territorio di Barcellona, è stato emesso mandato di arresto europeo. Secondo quanto riferisce la polizia, l'indagine sulle "pandillas" coordinata dalla procura di Milano (insieme a quella dei Minorenni) è la prosecuzione di una prima attività conclusa con l'emissione di 30 ordinanze di custodia cautelare in carcere, eseguite a Milano nel febbraio 2012 a carico di altrettanti giovani ritenuti gravemente indiziati di tentati omicidi, rapine ed estorsioni. 

La successiva indagine svolta dagli investigatori del commissariato Mecenate "ha permesso di accertare come alcune delle gang operanti nel milanese siano organizzate alla stregua di vere e proprie associazioni per delinquere, gerarchicamente orientate, finalizzate alla commissione di un numero indeterminato di reati". 

"E' stata per la prima volta dimostrata - ha fatto sapere la polizia - l'esistenza del vincolo associativo all'interno delle cosidette "pandillas", evidenziando che, nell'ottica di queste organizzazioni criminali, i singoli reati commessi rientrano in un "più ampio programma criminoso e sono funzionali sia alla conquista del territorio, che passa attraverso l'eliminazione fisica di appartenenti alle bande rivali, sia al reperimento delle risorse economiche necessarie per la vita e l'espansione dell'associazione stessa".

Fonte: TMNews
Foto: Wikimedia

lunedì 11 marzo 2013

Cosmetici: da oggi stop ai test sugli animali, in vigore nuove regole Ue

L'11 marzo 2013 diventa una data storica nella battaglia per superare il tabù dell'obbligo della sperimentazione animale. Entra, infatti, in vigore il divieto totale, in tutto il territorio comunitario, di testare e commercializzare ingredienti e prodotti cosmetici sperimentati sugli animali. "Il divieto imposto nell'Unione Europea - dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - segnerà una pagina importante a livello mondiale per il superamento dei tanti, troppi, e spesso inutili esperimenti fatti sulla pelle degli animali: le aziende cosmetiche utilizzeranno altri metodi per testare i vari prodotti, diventando così un esempio per tutti i settori che continuano, invece, ad utilizzare lo strumento della sperimentazione infliggendo agli animali terribili sofferenze". 

L'associazione ambientalista, già protagonista della battaglia per salvare i beagle destinati alla sperimentazione dell'allevamento di Green Hill, torna dunque a ribadire il no all'obbligo di sperimentazione animale. "Sono ancora troppi in tutto il mondo - continua il direttore generale di Legambiente - gli animali inutilmente usati come cavie da laboratorio, senza con ciò garantire maggiore sicurezza per la salute e l'ambiente".

"Ci auguriamo pertanto - aggiunge Muroni - che il divieto imposto dall'Ue alle imprese cosmetiche, settore all'avanguardia nella ricerca senza utilizzo di animali, apra una profonda riflessione anche negli altri Paesi, negli altri settori economici e ancor più nel mondo della ricerca affinché capiscano ciò che i cittadini chiedono loro: ossia maggiore rispetto per gli animali e garanzia di solidità e ripetibilità di nuove conoscenze, cosa che la sperimentazione animale sempre più spesso non offre. L'Europa lo ha capito, ora spetta agli altri Paesi rompere questo tabù e perseguire la strada dell'innovazione".

''Indubbiamente - sottolinea l'Enpa - la messa al bando dei test sugli animali nel settore cosmetico rappresenta una svolta epocale, un importante passo avanti, che permettera' di salvare la vita a centinaia di migliaia di esseri senzienti. Ma la nostra battaglia non finisce qui perche' ogni anno milioni di animali continuano ad essere sacrificati per altri tipi di esperimenti, anche medici, in nome di un modello che - lo ricordiamo - non e' mai stato validato scientificamente''.

''E - aggiunge - che non può essere assolutamente applicabile all'uomo, come dimostrano sia i numerosi ricercatori che ne hanno contestato le fondamenta, sia le migliaia di persone che hanno perso e continuano a perdere la vita a causa degli effetti collaterali di farmaci che paradossalmente avrebbero dovuto essere sicuri proprio perche' testati sugli animali. Dire no alla sperimentazione significa dunque non solo salvare la vita di milioni di esseri viventi ma favorire il vero progresso della scienza medica attraverso la ricerca di terapie veramente efficaci per la salute dei pazienti''.

A partire dall'11 luglio 2013, il nuovo regolamento europeo (numero 1223/2009) sostituirà la direttiva "cosmetici", che consentiva fino ad oggi la libera circolazione dei prodotti, garantendo al contempo un elevato livello di tutela dei consumatori. Le disposizioni del regolamento sono volte a garantire la tutela della salute e l'informazione dei consumatori, vigilando sulla composizione e l'etichettatura dei prodotti. Il regolamento prevede inoltre la valutazione della sicurezza dei prodotti e l'eventuale presenza di ingredienti 'nano', cioè di dimensioni inferiori ai 100 micron, sui quali ancora si discute sulla loro sicurezza..

Il regolamento vieta la realizzazione di sperimentazioni animali all'interno dell'Unione europea per: i prodotti finiti; gli ingredienti o le combinazioni di ingredienti. Il regolamento vieta altresì l'immissione sul mercato europeo di: prodotti la cui formulazione finale sia stata oggetto di una sperimentazione animale; prodotti contenenti ingredienti o combinazioni di ingredienti che siano stati oggetto di una sperimentazione animale. In altri termini, a partire da oggi dovranno essere rigorosamente "cruelty free" non soltanto i prodotti finiti ma anche le materie prime - sviluppate in Europa o importate - che vengono utilizzate per realizzarli.

Vie: TMNews | ASCA
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domenica 24 febbraio 2013

The Fashion Duel, Greenpeace lancia guanto di sfida per moda pulita

Si chiama "The Fashion Duel" la sfida internazionale al mondo dell'Alta moda che Greenpeace ha lanciato insieme a una testimonial d'eccezione, Valeria Golino. La voce, l'espressione e la fisicità dirompente dell'attrice sono immortalate in un video intenso, diretto da Anna Negri, che sfida le più grandi case di moda a prendere un impegno per proteggere le ultime foreste e non intossicare il Pianeta con sostanze tossiche. 

Quindici le case di moda italiane e francesi che si sono viste recapitare il guanto della sfida simbolo della campagna di Greenpeace - rigorosamente verde - e un questionario di venticinque domande su tre temi ambientali: politiche per gli acquisti della pelle, della carta per il packaging e produzione tessile, per scoprire cosa fa l'Alta moda per evitare che i suoi prodotti non siano responsabili della deforestazione e dell'inquinamento delle risorse idriche del Pianeta. 

Il risultato è la classifica "The Fashion Duel" dove le aziende sono state valutate in base alla trasparenza delle filiere produttive, le politiche ambientali in atto e la disponibilità a un impegno serio per dire no alla deforestazione e all'inquinamento. In testa Valentino Fashion Group, l'unico brand a impegnarsi per raggiungere gli ambiziosi obiettivi Deforestazione Zero e Scarichi Zero nelle propria produzione. 

«Marchi come Chanel, Prada e Dolce & Gabbana sono nomi riconosciuti a livello mondiale e da oggi hanno l'opportunità di dettare il vero nuovo trend del settore: tutelare il nostro Pianeta - afferma Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia. - A questi brand chiediamo di impegnarsi da subito per eliminare le sostanze chimiche pericolose dalla loro filiera produttiva e mettere in atto delle misure concrete per evitare il rischio di contaminazione da fenomeni come la deforestazione. Se uno dei leader dell'Alta moda come Valentino l'ha fatto, dagli altri non ci aspettiamo di meno». 

Mentre Valentino è primo in classifica, marchi come Dolce&Gabbana, Chanel, Hermès, Prada, Alberta Ferretti e Trussardi non hanno nemmeno risposto al questionario. Proprio per spingere gli ultimi in classifica ad accettare la sfida per una moda più pulita Greenpeace chiede ai consumatori di sfidare le case d'alta moda firmando la petizione sul sito www.thefashionduel.com. Nelle prossime settimane con The Fashion Duel Greenpeace farà pressione su tutti gli altri marchi di Alta moda per spingerli ad assumere impegni a tutela delle foreste e per l'eliminazione delle sostanze tossiche dalla filiera tessile.

Dal lancio della campagna Detox, nel 2011, già quindici tra i più popolari marchi d'abbigliamento si sono impegnati a eliminare ogni rilascio di sostanze chimiche pericolose per l'intera catena di produzione entro il 2020. Greenpeace chiede alle aziende di firmare l'accordo sugli allevamenti in Amazzonia - Cattle Agreement - e di impegnarsi per una politica per l'acquisto di carta e produzione di packaging a Deforestazione Zero. Il video "Let's Clean Up Fashion" è stato realizzato dall'agenzia Grey Milano e prodotto dalla casa di produzione The Family.


Fonte: Greenpeace
Foto dal video

domenica 10 febbraio 2013

Abbandona cane malato in cassonetto, fiorentini denunciano anziano

Ha abbandonato un cocker malato nel cassonetto, ma i cittadini di Firenze hanno accolto l'appello dell'Enpa e tempestato i centralini delle guardie zoologiche con segnalazioni che hanno permesso di rintracciare il responsabile: un 80enne, che ora dovrà rispondere dei reati di maltrattamento, abbandono e atti crudeli nei confronti di animali alla Procura della Repubblica. L’uomo sarebbe un ex appartenente alla forze dell’ordine e per lui è scattata la denuncia.

Il cocker è ancora sotto le cure dei veterinari, le sue condizioni purtroppo sono molto precarie. Dal momento in cui l'Enpa ha lanciato un appello alla cittadinanza per riferire elementi utili all'individuazione della persona che la settimana scorsa aveva abbandonato, morente, in un cassonetto dell'immondizia, chiuso in un sacco un anziano cane cocker, i centralini delle guardie zoofile di Firenze sono stati inondati da centinaia di segnalazioni, ben 320. 

Su alcune di queste, dopo le necessarie verifiche, si sono concentrate le attività investigative del Sista lo speciale nucleo investigativo delle guardie Enpa di Firenze. E dopo una serie di riscontri, di testimonianze e di verifiche e con l'anagrafe canina della Asl Veterinaria fiorentina, le guardie zoofile hanno stretto il cerchio su una persona, un anziano ottantenne residente a Campi Bisenzio

Giovedì sera è stato identificato - spiega l'Enpa - e ha dichiarato che il cane era morto e per questo lo aveva messo nel cassonetto. Ora l'80enne dovrà rispondere dei reati di maltrattamento, abbandono e atti crudeli nei confronti di animali alla Procura della Repubblica. "Per l'autore di un gesto così spietato, l'Enpa chiede una condanna esemplare", ha sottolineato la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, aggiungendo: 

"Abbandonare un animale con il quale si è condivisa una vita e non sostenerlo nel momento di maggior bisogno denota una tale malvagità da far pensare che la psicologia di queste persone soffra di gravi disturbi e deficit che potrebbero essere pericolosi anche per gli uomini".

L'Enpa di Firenze ringrazia "per la sensibilità e il senso civico dimostrato dai cittadini verso questo atto crudele. Senza il loro contributo il caso non sarebbe stato risolto in tempi così rapidi. Un ringraziamento anche al comando stazione dei Carabinieri di Peretola per il supporto offerto". 

Il cane è tuttora accudito nell'ambito del sistema di controllo del randagismo organizzato dalla Azienda Sanitaria di Firenze per il Comune di Firenze in collaborazione con l'Ordine dei Medici Veterinari. Il cane, "Mignon", è tuttora ricoverato in una clinica veterinaria ancora in precarie condizioni. La settimana prossima sarà sottoposto a tac, visto il perdurare di gravi sintomi neurologici.

Fonte: TMNews

giovedì 7 febbraio 2013

WWF utilizzerà droni per proteggere la fauna selvatica dai bracconieri

Il Wwf intende ricorre ai droni da monitoraggio per proteggere le specie a rischio e contrastare il bracconaggio. Stando a quanto riporta oggi il quotidiano britannico Guardian, la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura dispiegherà entro la fine dell'anno "gli occhi nel cielo" in un Paese dell'Africa o dell'Asia. Un secondo velivolo senza pilota monitorerà un secondo Paese nel 2014, nell'ambito di un'iniziativa da 5 milioni di dollari per contrastare le attività illegali che minacciano l'ambiente. 

La notizia arriva dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi per l'uccisione in un anno di 688 rinoceronti in Sudafrica e di oltre 11.000 elefanti in Gabon a partire dal 2004; un massacro causato dal commercio illegale di avorio sostenuto dalla domanda di Asia e Medio Oriente, dove le zanne di elefante e i corni dei rinoceronti vengono usati come ornamenti e nella medicina tradizionale. I bracconieri hanno mantenuto il loro tasso di successo a partire dall'inizio del 2013, secondo i dati del governo sudafricano.

"Il Kruger National Park è stato il più colpito dai bracconieri di rinoceronte quest'anno, dopo aver perso 61 rinoceronti a causa dei bracconieri per lo più stranieri", ha detto un portavoce del governo. "Ventuno bracconieri sono stati arrestati, 14 dei quali nel Kruger National Park". Il commercio criminale è diventato così grave che lo scorso anno la comunità di intelligence degli Stati Uniti ha ordinato di tenere traccia dei bracconieri dall'allora segretario di stato Hillary Clinton, con un rapporto del WWF nel dicembre avvertendo che il commercio di miliardi di dollari è ora la minaccia alla sicurezza nazionale in alcuni paesi. 

Il progetto del Wwf punta a combinare i dati raccolti dai droni, dalla tecnologia telefonica che segue i movimenti degli animali e della strumentazione usata dalle guardie forestali per contrastare i bracconieri, spesso pesantemente armati, che corrompono i funzionari per evitare i controlli e cacciare gli animali. Allan Crawford, responsabile del progetto, ha sottolineato al Guardian come la combinazione di software e droni, che saranno gestiti dalle guardie forestali o dalle autorità locali, dovrebbe favorire "un dispiegamento strategico dei ranger nel modo più efficace dal punto dei vista dei costi, in modo da formare uno scudo tra animali e bracconieri".

Droni sono già in uso da ambientalisti per il monitoraggio della fauna selvatica, come ad esempio le popolazioni di orango di Sumatra, anti-caccia alle balene degli attivistiche sono in uso contro la flotta baleniera giapponese, e un ente di beneficenza in Kenya che ha recentemente battuto il suo obiettivo di  raccogliere 35.000 dollari in crowdfunding per un drone per proteggere rinoceronti e altri animali selvatici nel Distretto di Laikipia.

Ma il modo in cui le tre tecnologie chiave vengono utilizzate dal WWF è "senza precedenti", ha detto Crawford. Un paio di droni saranno utilizzati in ciascuno dei due paesi selezionati, che il gruppo spera di nominare in poche settimane, con l'intenzione di essere operativi in quattro siti entro il 2015. Crawford ha detto che software e droni, che sarebbero gestiti da ranger o polizia locale, potrebbero "generare una distribuzione strategica di ranger nel modo più efficace, in modo che possano formare uno scudo tra animali e bracconieri". 

Il finanziamento al progetto del WWF è stato premiato da una borsa di Google lo scorso dicembre. "Dobbiamo rompere questo problema perché sta diventando fuori controllo", ha detto Crawford. "I bracconieri sembrano aver trovato metodi come aggirare le misure anti-bracconaggio" . Ma ha ammesso che gli sforzi anti-bracconaggio potrebbero avviare una corsa agli armamenti, anche tra i bracconieri che potranno ottenere i loro droni.


Fonte: The Guardian
Via: TMNews
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