venerdì 21 dicembre 2012

Wwf: Mekong tesoro di fauna sconosciuta, scoperte 126 nuove specie

Un nuovo pipistrello che deve il nome al suo aspetto diabolico, un pesce cieco che vive nel sottosuolo, una vipera dagli occhi color rubino e una rana che canta come un uccello sono solo alcune delle 126 specie identificate per la prima volta dagli scienziati nella regione del Mekong nel 2011 e descritti ora nel nuovo dossier WWF "Extra Terrestrial - extra terrestri". 

Tra le dieci specie evidenziate nella relazione il nome più appropriato va al pipistrello Belzebù dal naso a tubo, una piccola creatura dall'aspetto demoniaco conosciuta solo in Vietnam. Il pipistrello Belzebù, come altri due pipistrelli simili scoperti nel 2011, è strettamente legato alla foresta tropicale per la sua sopravvivenza ed è particolarmente vulnerabile per la inarrestabile deforestazione che interessa quegli ambienti unici. In soli quattro anni il 30% delle foreste del Mekong sono andate perdute, scomparse per sempre per mano dell'uomo. 

"Mentre le scoperte del 2011 fatte nel Mekong confermano come questa regione sia straordinariamente ricca di biodiversità, nasconda tesori nascosti ancora da svelare, molte di queste nuove specie stanno già lottando per sopravvivere in un habitat in difficoltà", ha detto in un comunicato Massimiliano Rocco Responsabile del Programma Specie del WWF Italia. La nuova specie di pesce gatto dotato di 'zampe' (Clarias gracilentus) scoperta nelle d'acque dolci sull'isola vietnamita di Phu Quoc, può muoversi via terra con le sue pinne pettorali che gli permettono di rimanere in piedi mentre si muove in avanti con i movimenti di un serpente. 

E un pesce in miniatura (Boraras naevus) di soli 2 centimetri di lunghezza, è stato trovato nel sud della Thailandia e prende il nome dalla grande macchia scura sul suo corpo d'orato (nevo in latino è un difetto). Un pesce dal colore perlato della famiglia delle carpe è stato trovato nel bacino del Xe Bangfai, un affluente del fiume Mekong nel Laos centrale, fiume che corre sottoterra per sette chilometri attraverso calcare carsico. Il Bangana musaei è completamente cieco ed è stato subito classificato specie vulnerabile. 

Nel fiume Mekong vivono circa 850 specie di pesci e qui c'è la pesca su acque interne più intensa del mondo. La determinazione del Laos a costruire la diga Xayaburi sulla corrente principale del fiume Mekong è una minaccia significativa per la straordinaria biodiversità del Mekong e per la sua produttività, ancora di salvezza del Sud-Est asiatico che supporta le condizioni di vita di oltre 60 milioni di persone. "Il fiume Mekong ha un livello di biodiversità acquatica secondo solo al Rio delle Amazzoni", ha fatto presente Cox Responsabile del programma Specie del WWF per il Mekong. 

Le rane del genere Leptobrachium gli occhi ce l'hanno e tra le sue più di 20 specie vi è una notevole varietà di colorazione dell'occhio. Il Leptobrachium leucosi scoperto nel 2011 nella sempreverde foresta pluviale nel Sud del Vietnam, si distingue per i suoi occhi suggestivi in bianco e nero. Una impressionante serie di 21 rettili è stata scoperta tra cui la vipera verde dagli occhi color rubino (Trimeresurus rubeus) nelle foreste vicino a Ho Chi Minh City. 

Questo nuovo gioiello della giungla si snoda anche la sua strada lungo le colline del Sud del Vietnam e attraverso la parte orientale della Cambogia Lang Bian Plateau. Un pitone dalla coda corta è stato trovato in un corso d'acqua nel Wildlife Sanctuary Kyaiktiyo in Myanmar. L'inafferrabile pitone pigmeo (Python Kyaiktiyo) non è stato ritrovato nonostante le indagini ripetute, così poco si sa della sua ecologia, la distribuzione o le minacce. Tuttavia il pitone di 1,5 metri di lunghezza probabilmente soffre le minacce dei suoi simili tra cui la perdita di habitat e la caccia illegale per ricavarne carne, pelli e per il commercio di animali esotici. 

"Il bracconaggio che alimenta il commercio illegale di specie selvatiche rappresenta una delle minacce più gravi per l'esistenza di molte specie del Sud-Est asiatico", ha aggiunto Rocco. "Per affrontare questa minaccia, WWF e TRAFFIC (la rete di monitoraggio del commercio della fauna selvatica, creata congiuntamente da IUCN e WWF) ha lanciato quest'anno una campagna globale per aumentare l'applicazione della legge, imporre deterrenti severi e ridurre la domanda di prodotti di specie in pericolo." 

Dal 1997 il numero incredibile di 1.710 nuove specie sono state descritte dalla scienza nel Mekong (precedenti report sono scaricabili qui http://bit.ly/d080Cc) Oltre alle 10 specie simbolo recentemente identificate dalla scienza ci sono 82 piante, 13 pesci, 21 rettili, 5 anfibi mammiferi tutti scoperti nel 2011 nella regione del Mekong del Sud-Est asiatico che si estende su Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia, Vietnam e nella parte Sud-occidentale della provincia cinese dello Yunnan.

Via: TMNews
Foto dal web

martedì 18 dicembre 2012

Forestale, sequestro 46 cuccioli al confine con Slovenia stipati in furgone

Quarantasei cuccioli appartenenti a diverse razze sono stati sequestrati dal personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) presso la barriera autostradale di Ugovizza, nel Comune di Malborghetto - Valbruna, in provincia di Udine. I cuccioli, provenienti dall'Est, erano stipati all'interno di un furgone condotto da due uomini di circa trent'anni, originari della Repubblica Slovacca. Gli animali rinvenuti (King Cavalier, Maltese, York Shire, Chihuahua, Spitz, Shi-tzu, Malinoise, Dobermann, Dogue de bordeaux, Bull dog inglese, Boule dogue francese, Akita inu, Labrador, Chow Chow e West Hiland W.T.) erano tutti molto piccoli. 

Alcuni animali non erano stati ancora svezzati, altri riportavano segni di interventi chirurgici recenti e punti di sutura per il taglio della coda (la cui pratica è vietata in Italia) con ferite non rimarginate. I cuccioli, seppur nutriti, erano però completamente sprovvisti di acqua. Per la verifica delle condizioni di salute dei cagnolini sul posto è intervenuto un medico veterinario esperto di animali da affezione e del loro benessere. Alcuni esemplari erano sprovvisti di microchip e non erano accompagnati da documentazione alcuna che ne comprovasse la provenienza o l'esecuzione di un adeguato piano di profilassi sanitaria. 

Il personale del Corpo forestale dello Stato ha, quindi, immediatamente, sequestrato i cuccioli e denunciato all'Autorità Giudiziaria competente i due conducenti per maltrattamento animali (in quanto i cani sono stati strappati anzitempo alle proprie madri), per trasporto e detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura, frode in commercio, uso di documento falso e traffico illecito di animali da compagnia. I cagnolini sono stati ricoverati presso un'idonea struttura e sono attualmente in corso le procedure per il loro affido. 

In questi giorni il personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) della Forestale, insieme ai reparti territoriali - Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Tarvisio e gli uomini del Nucleo Operativo Speciale (NOS) di Camporosso (UD), con la collaborazione del Corpo forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia, ha intensificato gli accertamenti e gli appostamenti mirati al controllo dell'importazione illegale dei cuccioli lungo i confini, soprattutto durante il periodo natalizio. 

Molto spesso infatti, i cagnolini rappresentano per i più piccoli un regalo tanto atteso, ma prima di acquistare o donare un cucciolo, bisogna fare attenzione e ricordare che occorre essere certi di volersi assumere l'impegno di curarlo per tutta la vita e che l'animale abbia i certificati in regola, per non alimentare il triste fenomeno del traffico illecito di cuccioli provenienti dai Paesi dell'Est Europa. I cani, infatti, molto spesso sono importati nel nostro Paese mediante estenuanti viaggi, che talvolta ne provocano la morte a causa delle carenti condizioni igienico-sanitarie nelle quali sono costretti a viaggiare.

Foto dal web

giovedì 6 dicembre 2012

Territorio/ Clini: stop edifici in zone alto rischio, obbligo d'assicurazione

Divieto di costruire case e imprese nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico e assicurazione obbligatoria contro i rischi di eventi climatici estremi sia per i privati che per i beni dello Stato. E ancora: lavori di manutenzione dei corsi d'acqua e di difesa dei centri abitati, ricupero dei terreni abbandonati, difesa dei boschi, protezione delle coste e delle lagune esposte all'innalzamento del mare, riattivazione dei Bacini idrografici. 

E' quanto prevede un disegno di legge introdotto nella bozza sulle "Linee strategiche per l'adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio" che il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha inviato al Cipe e che sarà discusso in una delle prossime sedute, d'intesa con i ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell'Economia e finanze. 

Nella bozza, come misure urgenti, vengono finalmente attivate le Autorità distrettuali di bacino idrografico, le quali da sei anni avrebbero dovuto sostituire le vecchie Autorià di bacino soppresse dalla legge 152 del 2006. Inoltre compare anche il "divieto immediato di abitare o lavorare nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico". 

Come risulta dalla serie storica degli eventi climatici estremi, a partire dagli anni ottanta l'Italia subisce danni sempre più rilevanti, che costano mediamente 3,5 miliardi/anno con effetti significativi per l'economia nazionale, rileva il ministro nella bozza. Sulla base dei Piani di Assetto Idrogeologico (Pai), previsti dalle leggi del '98 e del 2000, le aree ad elevata vulnerabilità per i rischi di frane ed alluvioni rappresentano circa il 10% della superficie italiana (29.500 kmq) e riguardano l'89% dei comuni (6.631). 

Come ha spiegato Clini "uno dei punti fondamentali delle Linee strategiche è la difesa delle zone costiere dell'Alto Adriatico". "Le previsioni dei climatologi sono molto preoccupanti e risultano molto esposte al rischio di alluvione tutte le zone costiere da Ravenna a Monfalcone, dove molti territori si trovano a quote inferiori al livello del mare" commenta il ministro. 

"Oggi quei terreni - continua il ministro dell'Ambiente - sono difesi e tenuti asciutti da un sistema di canali di scolo e di idrovore concepito fra l'800 e il '900, quando le piogge erano diverse e il mare non minacciava di diventare più alto". A proposito di un altro dei punti del documento, il prelievo sui carburanti secondo il ministro non graverà sulla crescita economica perché sarà una rimodulazione, uno spostamento, "a parità di peso fiscale" osserva Clini. 

L'assicurazione obbligatoria, infine, "interessa solamente gli edifici costruiti nelle zone ad alto rischio" e si rende necessaria, conclude Clini, "per consentire a chiunque viva o lavori nelle aree a rischio idrogeologico di avere la certezza del risarcimento in caso di danni, per ridurre i costi dei premi assicurativi e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani attraverso i risarcimenti con fondi pubblici".

Fonte: Adnkronos
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