domenica 10 giugno 2012

Randagismo, emergenza in Sicilia: oltre 100mila cani per le strade - video

Per le strade siciliane vagano oltre 100mila cani senza un padrone. Un'emergenza dietro cui si nascondono anche numerosi interessi secondo Maurizio Catania, dell'Ufficio diritti animali di Catania. "Comprendo perfettamente che i cani, non hanno tessere di partito, non votano, non producono consenso, però diceva Gandhi la virtù di un popolo si misura nella capacità del mantenimento e del rispetto che si ha dei propri animali. Devo dire che gli sforzi sono solo a livello legislativo, ma molte volte il legislatore non è consigliato bene, perché dietro il randagismo esiste un'infinità di interessi: esiste chi fa l'imprenditore con gli animali, esiste l'interesse della speculazione degli animali, l'interesse della vivisezione che purtroppo è una piaga, anche se la legge la vieta.

"Per risolvere il problema il governo aveva pensato di proporre una tassa sui cani, idea affossata da numerose polemiche: in molti temevano che una tassa avrebbe prodotto l'effetto contrario. Noi stiamo dotando di collarino contraddistintivo di colore rosso o fosforescente affinchè i cittadini vedendo quel cane sanno che il cane viene sterilizzato e seguito".

Qualcuno, come il leghista Claudio D'Amico, alla fine ha commentato: "Manca solo che il governo Monti tassi pure l'aria". Certo è che la possibilità d'introdurre una tassa comunali sul possesso di cani e gatti ha creato agitazione tra i partiti e nel Paese. Una proposta in dirittura d'arrivo in commissione Affari sociali della Camera prevedeva infatti che i comuni potessero istituire una tariffa per i proprietari di cani e gatti per finanziare iniziative contro il randagismo.

Il sottosegretario all'Economia Polillo aveva anche detto di condividere il balzello almeno "in linea di principio". Salvo poi successivamente fare una clamorosa marcia indietro: "Tranquilli: nessuna tassa sugli animali domestici. Era solo una battuta nei confronti di un deputato che l'aveva proposta". Alla fine così il relatore Gianni Mancuso (Pdl), annunciava di essere pronto a far togliere l'imposta dal ddl: "era una tassa di scopo, pensata per permettere ai comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali, come i cani randagi o le colonie feline".

"I Comuni - si legge nel testo della proposta di legge - possono deliberare, con proprio regolamento, l'istituzione di una tariffa comunale al cui pagamento sono tenuti i proprietari di cani e gatti e destinata al finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto del randagismo". Durante l'iter era stato anche approvato un emendamento dell'Idv che esonera dalla tassa "i cittadini che hanno adottato un cane o un gatto in una struttura comunale". Il provvedimento ("Norme in materia di animali d'affezione e di prevenzione del randagismo e tutela dell'incolumità pubblica") aveva iniziato il suo iter nell'aprile 2009 a partire da una proposta di legge di due deputate del Pdl, Jole Santelli e Fiorella Rubino Ceccacci.

L'esame era stato completato lo scorso 6 marzo. È composto di 39 articoli e prevede, tra l'altro, la creazione di un'anagrafe degli animali d'affezione, l'obbligo di segnalare se si trova un animale ferito al servizio veterinario pubblico che deve prontamente intervenire o ancora i cimiteri per gli animali d'affezione. I comuni sono tenuti a una serie di compiti per la prevenzione e il contrasto del randagismo tra cui "incentivi per l'adozione degli animali, prestazioni medico-veterinarie di base erogate da medici veterinari liberi professionisti in regime di convenzione con i comuni, piani di controllo delle nascite con sterilizzazioni". Ed è a questi fini che l'amministrazione comunale poteva istituire la nuova tassa.



Fonti: TM News | Il Corriere
Foto da video

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