mercoledì 28 marzo 2012

Caccia: Sicilia, valutazione d'incidenza per il Piano Faunistico Venatorio

Il Piano faunistico venatorio deve essere sottoposto a valutazione d'incidenza, coerentemente alla normativa nazionale e alla direttiva habitat. Lo afferma il Tribunale amministrativo regionale (Tar) della Sicilia - con sentenza 14 marzo 2012, n. 552 - che dà ragione alle associazioni ambientaliste - fra cui Legambiente Comitato Regionale Siciliano Onlus - e torto alla regione Sicilia. Il calendario venatorio 2010/2011 della Sicilia unitamente al piano faunistico venatorio 2006-2011 [PDF], infatti, non risulta essere stato preceduto dal valutazione di incidenza.

La regolamentazione dell'attività venatoria nel territorio della Regione non prevede il divieto di caccia temporaneo in tutti i Siti Natura 2000. La rete ecologica di aree protette di rilievo comunitario e di preminente valore per la salvaguardia della biodiversità europea ("Natura 2000") è istituita dalla direttiva habitat (recepita nell'ordinamento italiano con apposito decreto). Ed è composta da una serie di siti, definiti d'importanza comunitaria (Sic) - strategici per il conseguimento degli obiettivi della Direttiva - nonché di zone di protezione speciale (Zps) per la salvaguardia dell'avifauna individuati dagli Stati membri.

Gli Stati, oltre a individuare tale aree, nella programmazione e pianificazione territoriale devono tener di conto della valenza naturalistico-ambientale dei Sic e delle Zps. E questo per evitare che siano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario. In Italia la valutazione d'incidenza è prevista per tutti i piani territoriali, urbanistici e di settore, compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti.

Ai fini della valutazione di incidenza, i proponenti di piani e interventi non finalizzati unicamente alla conservazione di specie e habitat di un sito Natura 2000, presentano uno "studio" volto ad individuare e valutare i principali effetti che il piano o l'intervento può avere sul sito interessato. Dunque, il calendario venatorio nella misura in cui recepisce le indicazioni di un Piano faunistico venatorio che illegittimamente non è stato oggetto della valutazione di incidenza, autorizzando la caccia nelle Zps ed in prossimità dei Sic, si presta a diventare un facile strumento di elusione e violazione della normativa comunitaria.

Se, infatti, in presenza della doverosa valutazione di incidenza fatta a monte e in sede di pianificazione dell'attività venatoria, può dirsi rispettata l'esigenza di ponderare gli effetti di tale attività sulle zone di Rete Natura 2000, lo stesso non può dirsi quando tale valutazione manchi. E questo perché i singoli calendari venatori, che richiamano e concretizzano quell'attività (illegittimamente) pianificata, realizzano sulle zone protette il pericolo di danno che proprio la valutazione di incidenza è chiamata a scongiurare.

Fonte: Greenreport
Articolo di: Ele. San.

giovedì 22 marzo 2012

Giornata mondiale dell'acqua, Fao: ridurre perdite e sprechi nel mondo

''Vent'anni fa, il primo Vertice sulla Terra di Rio ha evidenziato l'importanza di una gestione accorta delle risorse idriche per riuscire a garantire un futuro sostenibile e la sicurezza alimentare al pianeta''. Ad affermarlo nel suo intervento in occasione della Giornata mondiale dell'acqua è il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva. Da allora, rileva, ''molti paesi hanno fatto grandi passi avanti nella gestione delle proprie risorse idriche, ma ancora molto resta da fare. Occorre soddisfare la domanda agricola in modo da riuscire a preservare l'acqua e le altre risorse naturali, con interventi che vanno dall'intensificazione sostenibile dell'agricoltura, mettendola in grado di produrre il cibo di cui il mondo ha bisogno usando allo stesso tempo l'acqua in modo più intelligente, alla riduzione di perdite e sprechi, alla promozione di diete più salutari''.

sabato 17 marzo 2012

Vivisezione, Lav rende pubblico video su condizioni detenzione scimmie

Gravi sofferenze e perfino la morte, precedono le dolorosissime sperimentazioni cui sono sottoposti i primati destinati ai laboratori di ricerca. Lo rivela la LAV (rendendo pubblica una recente video-investigazione condotta da BUAV, la più importante associazione antivivisezionista della Gran Bretagna che insieme alla LAV fa parte della Coalizione ECEAE), alla vigilia della raccolta-firme organizzata dalla Lega Anti Vivisezione nei week end del 17-18 e 24-25 marzo, in centinaia di piazze d'Italia, per chiedere a Governo e Parlamento un recepimento rigoroso della Direttiva UE 2010/63 in materia di sperimentazione animale.

La video-investigazione mostra centinaia di primati, in particolare macachi, detenuti nelle gabbie di una struttura di smistamento situata nel Laos (Sud Est asiatico), dove gli animali vengono fatti stazionare prima di essere destinati ai laboratori di sperimentazione di Europa e America. Viene documentato il ritrovamento di primati morti nelle gabbie, altri sofferenti a causa di lesioni e con evidenti perdite di pelo.

Spesso si ignora che paura, malattie e stress - causati da cattura, prigionia, cattività, lunghi viaggi - precedono gli esperimenti invasivi e poi la morte cui sono sottoposti i primati destinati alla ricerca. Immagini forti, che spiegano in maniera inequivocabile le sofferenze inflitte a questi animali, molto spesso provenienti da catture in natura, prima ancora di arrivare nei laboratori come la Harlan, in Brianza, che da giorni è nuovamente al centro di una ferma protesta da parte della LAV e di altre associazioni a causa dell'importazione di centinaia di primati "da sperimentazione" (104 scimmie, parte di un maxicarico di più di 900 primati) provenienti dalla Cina.

La ditta Harlan, attiva da più 70 anni, alleva animali transgenici e "da laboratorio" ed effettua "servizi di vivisezione" per conto terzi in un capannone alla periferia di Correzzana, in provincia di Monza. La LAV e altre associazioni sono in attesa che il presidente della multinazionale, David Broker, mantenga l'impegno preso con l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, di non fare arrivare altri primati e di cercare una soluzione per quelli in stallo già presenti presso lo stabilimento.

Intanto l’iniziativa di protesta avviata dalla LAV contro Air China, per chiedere alla compagnia aerea di non essere più complice di questo ignobile traffico di animali, in pochi giorni ha già raccolto più di 2000 adesioni, ribadendo come l’opinione pubblica sia contraria alla vivisezione e non voglia più vedere il proprio Paese che sovvenziona e supporta questo tipo di ricerca crudele e inutile. Per partecipare alla protesta, cliccate qui.



Via: Lav
Foto da video

lunedì 12 marzo 2012

Greenpeace: disastro sfiorato a Siracusa, necessarie misure sicurezza

L’incagliamento della petroliera “Gelso M” a Punta Santa Panagia, nei pressi di Siracusa e quindi dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, è un ennesimo esempio di un disastro navale che solo per caso - la nave non era carica di petrolio - non è diventato anche un disastro ambientale di grandi proporzioni. Resta da verificare se il combustibile a bordo, il cui quantitativo non è ancora noto, non rischi di sversare in mare: nell’incidente della motonave “Rena”, in Nuova Zelanda, lo sversamento di 350-400 tonnellate di combustibile ha ucciso 20 mila uccelli e inquinato decine di chilometri di costa. Sui siti web specializzati nel traffico navale la nave risulterebbe proveniente da Venezia e in arrivo, questa mattina, ad Augusta. Nell’area era in corso una tempesta “eccezionale” ma ciononostante nessuno ha ritenuto opportuno fermare una petroliera di oltre 11.400 tonnellate. Purtroppo, le “tempeste eccezionali” stanno diventando sempre più frequenti, come previsto da tutti i modelli relativi all’impatto dei cambiamenti climatici. Greenpeace ha già chiesto che almeno nelle aree sensibili, come gli stretti pericolosi e le aree protette, sia prevista la possibilità di fermare temporaneamente il traffico navale in caso di condizioni meteo avverse. Se misure analoghe possono essere prese per il traffico nelle strade non si capisce per quale motivo il mare deve restare in balia della decisione di un capitano o di un armatore che rischia di provocare un disastro per arrivare prima in porto. La nave “Gelso M”, riferiscono dal Comando della Guardia costiera, è con la prua rivolta in direzione di Siracusa ed inclinata su di un fianco ma è stabile. Non sono emersi finora rischi di inquinamento: le cisterne erano vuote e si dovrà dunque intervenire, quando le condizioni del mare lo consentiranno, per rimuovere il carburante da navigazione ed altre sostanze oleose che si ritiene siano a bordo. Si tratta, comunque, di una nave a doppio scafo e questo dovrebbe offrire maggiori garanzie di tenuta in vista delle operazioni di recupero.

Fonte: Greenpeace
Via: Meteo Web
Foto da video: YouReporter

giovedì 8 marzo 2012

Coldiretti: 8 marzo donate 15 milioni mimose, più forti come donne

Sono forti come le donne a cui sono state donati i 15 milioni di ramoscelli di mimosa Made in Italy che hanno resistito al maltempo che fatto strage di coltivazioni in Italia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che è dal 1946 che la mimosa è diventata il simbolo della festa della donna perché sboccia in questo periodo, ma anche perché dietro una fragilità apparente mostra una grande forza con la capacità di crescere anche in terreni difficili. Il tradizionale omaggio del fiore simbolo della festa della donna, che ha colorato case, negozi, posti di lavoro e di svago ha anche - sottolinea la Coldiretti - un importante valore ambientale perché sostiene una coltivazione realizzata con tecniche eco-compatibili, sopratutto nei tipici terrazzamenti liguri che si affacciano sul mare, altrimenti destinati al degrado e all'abbandono. Per conservare l'omaggio - continua la Coldiretti - si consiglia di tagliare quanto prima gli steli che devono rimanere per due ore in acqua pulita e inacidita con due gocce di limone. Vanno quindi collocati in piena luce e mantenuti in ambiente fresco e umido perché la mimosa rilascia molta acqua attraverso la traspirazione e bisogna evitare che la grande perdita di liquidi faccia seccare rapidamente il fiore. Il 90 per cento delle mimose vendute in Italia proviene dall'imperiese - spiega la Coldiretti - con circa 350 ettari coltivati e oltre 1.600 aziende produttrici che quest’anno a causa del maltempo hanno visto ridursi i raccolti del 30 per cento. Le piante che hanno resistito - conclude la Coldiretti - sono piu’ belle con i prezzi di vendita che sono variati dai 5 ai 10 euro per ramoscello anche se ai coltivatori le mimose sono state pagate attorno ai 7-8 euro al chilo, in leggero aumento rispetto allo scorso anno proprio per effetto del calo produttivo dovuto al maltempo. È una pianta originaria dell'isola di Tasmania in Australia e per le sue meravigliose caratteristiche come pianta ornamentale ha avuto un facile sviluppo in Europa a partire dal XIX secolo dove oggi prospera quasi spontanea. In Italia è molto sviluppata lungo la Riviera ligure in Toscana e in tutto il meridione, ma anche sulle coste dei laghi del nord. È una pianta molto delicata che desidera terreni freschi, ben drenati, tendenzialmente acidi soprattutto per una buona fioritura.

Via: Coldiretti
Foto dal Web

domenica 4 marzo 2012

WWF Paper Index 2012: giganti della carta svelano impronta ecologica

Imballaggi, quaderni, giornali, rotoloni e carta igienica "svelano" la propria impronta ecologica globale, a partire dall’impatto sulle risorse forestali ma non solo. Il WWF ha, infatti, reso noto nei giorni scorsi l’Environmental Paper Company Index 2012, la classifica 2012 di 19 grandi aziende, mondiali e italiane, del settore carta che hanno volontariamente reso pubblici i dati sul proprio impatto ambientale. Tre le "categorie in gara" - carta da stampa, imballaggi, e tissue (carta per usi igienico-sanitari), valutate dal WWF secondo alcuni criteri-chiave: approvvigionamento responsabile di risorse forestali, impatto ambientale dei processi produttivi e reporting socio-ambientale.  

Ecco i primi in classifica per ciascuna delle tre categorie che sono riusciti a mettere a segno almeno il 60% di punti: SCA Containerboard con un punteggio dell’85,55%, per gli imballaggi; Arjowiggins Graphic (73,86%) per la carta da stampa; SCA Tissue (65,13%) per il settore tissue. Tra i partecipanti italiani, Sofidel, Fedrigoni e Burgo, un primo posto sul podio è stato conquistato dal Gruppo Sofidel, con il 66% di punti nella categoria tissue per la voce relativa al ridotto impatto ambientale dei processi produttivi, piazzandosi inoltre al terzo posto della classifica complessiva del comparto tissue con il 64,36%. 

Un risultato a partire dal quale Sofidel, che ha da tempo avviato un confronto con WWF Italia sul tema dell’approvvigionamento responsabile, oltre ad aver aderito al programma Climate Savers per la riduzione delle emissioni, ha dichiarato di voler ulteriormente consolidare il proprio impegno in termini di ricorso a fonti certificate. 

Tra i risultati ottenuti dalle aziende "azzurre", c’è anche il terzo posto guadagnato a pari merito con Suzano dalla Fedrigoni, con un punteggio dell’80%, nella categoria carta da stampa per la voce approvvigionamento responsabile di risorse forestali e, nella stessa categoria, quinto posto di Burgo a pari merito con Arjowiggins Graphic (72%), per la voce reporting socio-ambientale

Circa la metà del legno tagliato sul pianeta per usi commerciali è usato per produrre carta, che "occupa" 130 milioni di ettari di terra e solo il 10% della popolazione mondiale (Europei e Nord Americani) consuma circa la metà dei prodotti. Nel 2009 la produzione mondiale di carta e cartone è stata di 377 milioni di tonnellate. I punteggi dettagliati di tutte le aziende partecipanti sono consultabili su: www.panda.org/PaperCompanyIndex.

Via: WWF Italia

venerdì 2 marzo 2012

Vegetariani, attenzione ai farmaci: possono contenere derivati animali

Occhio alle gelatine animali in pillole e pasticche. Una percentuale significativa di vegetariani e di persone con restrizioni alimentari legate a pratiche culturali o religiose assumerebbe infatti, senza saperlo, gelatine animali contenute nei farmaci da prescrizione. Lo rivela uno studio pubblicato online sul Postgraduate Medical Journal. I risultati spingono gli scienziati a sollecitare un'etichettatura più completa sui contenuti dei farmaci, e l'impiego di alternative vegetariane alla gelatina animale nella produzione dei medicinali. All'interno di un farmaco il principio attivo rappresenta un quantitativo relativamente piccolo, rilevano i ricercatori: la maggior parte è costituita dagli "eccipienti", che comprendono leganti-riempitivi, lubrificanti, dolcificanti e agenti di rivestimento. La gelatina è un agente di rivestimento di uso comune, impiegata anche come addensante in medicinali liquidi e semisolidi, ma anche nei generici. I ricercatori hanno esaminato 500 pazienti in trattamento per disturbi urinari o urologici a Manchester (GB). Precedenti ricerche avevano dimostrato che molti farmaci urologici contengono gelatina animale. Così gli scienziati hanno voluto conoscere eventuali restrizioni alimentari e la disponibilità ad assumere farmaci con prodotti di origine animale di ciascun malato, insieme al contenuto esatto dei medicinali prescritti. Ebbene, nella multietnica città britannica, 200 pazienti hanno spiegato che non potevano mangiare prodotti di origine animale. Più della metà (56,5%) stava assumendo farmaci, e 75 persone di questo gruppo stavano prendendo un totale di 87 diversi medicinali. La maggior parte (88%, ovvero 176) dei 200 pazienti con restrizioni dietetiche preferiva assumere farmaci che contenessero solo prodotti vegetali. E se il 57% in mancanza di alternative si è detto disposto a curarsi anche con farmaci a base di sostanze di origine animale, il 43% ha assicurato che non l'avrebbe mai fatto consapevolmente. Eppure solo uno su cinque ha detto di chiedere al medico o al farmacista informazioni sul contenuto dei prodotti prescritti. I ricercatori diretti da Stephan Payne del Manchester Royal Infirmary, sottolineano l'importanza di considerare questi problemi nella prescrizione dei medicinali. L'etichettatura chiara e completa del contenuto e l'adozione di un simbolo vegetariano, come avviene per gli alimenti e le modifiche nel processo di produzione, potrebbero essere utili per aiutare i pazienti a fare scelte informate, suggeriscono gli studiosi.

Fonte: Adnkronos
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