martedì 13 dicembre 2011

Liberato in Sicilia raro esemplare Aquila del Bonelli, primo in Italia

Un raro esemplare di Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus), sequestrato lo scorso anno durante un’importante operazione svolta su tutto il territorio nazionale, è stato liberato in una zona segreta dell’entroterra siciliano. L’evento di straordinaria rarità è stato reso possibile grazie al Corpo forestale dello Stato e al coordinamento scientifico dell’Università di Palermo - Sezione di Biologia Animale e Antropologia Biologica. Il rarissimo esemplare liberato era stato sequestrato lo scorso anno durante un’importante operazione svolta su tutto il territorio nazionale in collaborazione con il Wwf Italia e gli esperti del TRAFFIC

L’esemplare era stato depredato da pulcino in un nido di Campobello di Licata (Agrigento) da soggetti legati ad una organizzazione di bracconieri e falconieri dediti al traffico illegale di rapaci. L’attività di depredazione dei nidi è una delle forme di bracconaggio che, unitamente al deterioramento degli habitat naturali, costituisce una delle principali cause della rarefazione di specie animali in via d'estinzione come l’Aquila del Bonelli. 

L’esemplare, nonostante avesse subito un parziale imprinting è stato riadattato alla vita selvatica e ha riacquisito l’autonomia predatoria grazie all’azione degli specialisti della Riserva Regionale del Lago di Vico (Viterbo) e dell’associazione Ornis Italica e, una volta munito di ricetrasmittente, è stato liberato in un’area segreta, per impedire che potesse essere recuperato dai bracconieri. 

"Turi" (Salvatore in siciliano), questo il nome dell’aquila, ha subito sfruttato le correnti termiche favorevoli per eseguire spettacolari voli che le hanno permesso di perlustrare, per la prima volta nella sua vita, l’ambiente selvatico dove imparerà a difendersi da competitori naturali come corvi, falchi e aquile reali. 

L’esemplare resterà monitorato nei suoi spostamenti da volontari coordinati dall’equipe del professore Sarà, biologo e ornitologo dell’Università degli Studi di Palermo e dallo staff guidato dal dottor Giovanni Giardina del Centro recupero regionale rapaci di Ficuzza. Si tratta del primo caso di rilascio in natura in Italia di un esemplare di una specie così rara, recuperato e riabilitato dopo l’addomesticamento da parte dell’uomo. L’operazione è stata resa possibile anche grazie al sostegno del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Via: Agenparl
Foto: Murcianatural

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