giovedì 8 dicembre 2011

Clima: il Canada abbandona Kyoto, nonostante aperture della Cina

I colloqui sui cambiamenti climatici Durban sono entrati in una fase cruciale che vede i delegati di più alto livello dei 192 Paesi partecipanti alla Conferenza internazionale sul Clima, cercare di formulare un accordo o quanto meno
di elaborare un percorso sui problemi connessi alla riduzione delle emissioni. La scorsa settimana era stata pubblicata una bozza di 130 pagine che era solo servita a marcare quanto fossero profonde le divisioni tra i partecipanti. Quello che preoccupa è che la crisi mondiale potrebbe fortemente ridurre non solo gli impegni dei Paesi più ricchi a fornire sostegno economico e finanziario ai Paesi più poveri colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico, ma anche la volontà politica di questi stessi Paesi ad adottare iniziative concrete per far fare progressi ai negoziati sul clima. 


L'Unione Europea, che ha svolto in passato un ruolo di avanguardia nella riduzione delle emissioni di gas serra, ha già detto che non si estenderà il Protocollo di Kyoto senza un impegno da parte dei Paesi principali emettitori di CO2 a firmare un nuovo trattato entro il 2015, che andrebbe in vigore nel 2020. Si tratta di un arretramento evidente dalla clausola chiave della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che divide i 192 paesi in gruppi diversi per rendere l'impegno possibile e pratico. E i Paesi ricchi continuano a rifiutarsi mantenere i propri impegni per il Fondo Verde per il Clima concordato l'anno scorso al convegno di Cancun. 

Il fondo mira a stanziare fino a 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Una intenzione rimasta tale perché, sostengono i delegati dei Paesi in via di sviluppo, la crisi del debito ed i budget limitati sono usati come pretesto per sospendere i finanziamenti e a minare gli sforzo globali sul cambiamento climatico, portando i colloqui di Durban "fuori strada". 

Il Canada uscirà dal Protocollo di Kyoto entro la fine del 2012, nonostante l'impegno della Cina a ridurre le emissioni entro il 2020. A rendere ufficiale la posizione del Paese è stato il ministro per l'Ambiente Peter Kent che a Durban partecipa alla conferenza Onu sul Clima. Sebbene apprenda con favore che uno dei principali inquinatori sia disponibile ad accettare un obiettivo vincolante per quanto riguarda le riduzioni di Co2, il Canada non è comunque disposto a rinnovare gli impegni di Kyoto e le scelte della Cina, a quanto ha dichiarato Kent, non influenzeranno la posizione canadese.

Fonte: Adnkronos

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