lunedì 31 ottobre 2011

Green Pilgrimage Network, i pellegrinaggi diventano ecosostenibili

Il ''Green Pilgrimage Network'' è la rete globale che sarà presentata, alla presenza del Principe Filippo, Duca di Edimburgo, e di rappresentanti di tutte le religioni, ad Assisi da lunedì 31 ottobre al 2 novembre per la celebrazione ''Terra Sacra''. Un evento organizzato dall'Alleanza delle Religioni e della Conservazione (ARC) in collaborazione con il Wwf, che sarà presente con rappresentanti internazionali e italiani. ''Ogni anno - rileva una nota del Wwf - nel mondo sono circa 100 milioni i pellegrini che visitano città e luoghi sacri delle diverse religioni nel mondo. Ma il pellegrinaggio, che rappresenta il più grande evento di viaggio al mondo, porta con sè notevoli impatti sull'ambiente e sulla biodiversità legati alle emissioni di carbonio, all'utilizzo di risorse, acqua e cibo, alla produzione di rifiuti. Per questo l'Alleanza delle Religioni e della Conservazione (ARC) ha fondato il ''Green Pilgrimage Network'', la prima rete globale per rendere i pellegrinaggi più sostenibili, che aiuterà le fedi a rendere i propri siti sacri e le città di pellegrinaggio più sostenibili, nel rispetto delle rispettive religioni, spiegando ai pellegrini come ''alleggerire'' la propria impronta ecologica sul pianeta''. A ''Terra Sacra'' sarà lanciata anche la prima Guida Verde Haij dedicata ai due milioni di pellegrini musulmani che ogni anno vanno in pellegrinaggio alla Mecca. ''Terra Sacra'' avrà inizio la sera di lunedi' 31 ottobre con una processione per le vie di Assisi e una cerimonia al Palazzo Monte Frumentario. Da martedì 1 novembre, due giorni di conferenza con circa 90 delegati provenienti da tutto il mondo in rappresentanza delle diverse religioni per presentare il ''Green Pilgrimage Network'' e discutere sfide e progetti a lungo termine''. ''Terra Sacra vuole anche celebrare 25 anni di azione delle fedi per l'ambiente, un movimento nato proprio nel 1986 ad Assisi, in occasione del 25° anniversario del WWF internazionale, quando il Principe Filippo di Edimburgo invitò i leader di ogni fede a riflettere sul ruolo delle religioni per la tutela dell'ambiente. In quell'occasione - prosegue la nota del Wwf - i leader delle cinque maggiori religioni del mondo (Buddismo, Cristianesimo, Induismo, Islam ed Ebraismo) diffusero per la prima volta dichiarazioni sull'ambiente e furono lanciati centinaia di progetti di conservazione in tutto il mondo, tanto che nel 2009 le azioni di fede per l'ambiente sono state descritte come 'potenzialmente il più grande movimento della società civile sui cambiamenti climatici nella storia'''.

domenica 30 ottobre 2011

Wwf: carbone killer spietato per la salute, il clima e l'economia

"Secondo l'Agenzia internazionale per l'Energia (Iea), - afferma il Wwf - il settore energetico e' responsabile del 41% di tutte le emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dall'uso di combustibili fossili nelle attivita' umane. Il carbone e' il piu' ricco di carbonio di tutti i combustibili fossili. La combustione del carbone produce fino al 70% di CO2 in piu' rispetto al gas naturale per ogni unita' di energia prodotta. Piu' in generale: il 43% di tutte le emissioni da combustione di combustibili fossili e' da attribuire all'uso del carbone (oltre 12,5 miliardi di tonnellate di CO2 annue)". 

"Dunque - prosegue l'associazione ambientalista - il carbone e' un vero killer del clima. Il mondo sta andando verso un'economia de-carbonizzata, ed e' logico che il primo passo sia proprio liberarsi delle centrali a carbone e non costruirne altre". "L'Italia - continua il Wwf - non ha bisogno del carbone: oggi ci sono troppe centrali che lavorano per un terzo della loro potenzialita'. La potenza installata nel nostro Paese e' il doppio del massimo picco di domanda mai raggiunto: le centrali esistenti a tutto il 2010 sono infatti in grado di erogare una potenza massima di circa 106,5 GW contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW". 

Per il Wwf, "e' venuto il momento di chiudere le centrali che non servono, a cominciare proprio da quelle piu' inquinanti, e sostituirle con la produzione di elettricita' da fonti davvero pulite e rinnovabili: solo cosi' intraprenderemo la strada che ci portera' a uscire dalla crisi ed entrare nella Green Economy". "Infatti, - prosegue l'associazione ambientalista - il carbone e' un killer con licenza di uccidere. 

I tanti costi per l'ambiente, per la salute e per l'economia non vengono nemmeno contabilizzati, sono a carico delle persone, della collettivita' e degli ecosistemi". "Negli Stati Uniti - ricorda il Wwf - si e' calcolato che ogni anno 13.200 morti siano dovuti agli effetti delle emissioni di gas inquinanti delle centrali a carbone. Le centrali a carbone, infatti, sono fonte di un cocktail micidiale di inquinanti, tra cui nichel, cadmio, piombo, mercurio, cromo, arsenico, fluoro, cloro e loro composti. Sono anche tra le principali cause delle piogge acide.

Fonte: Adnkronos

Operazione Fiumi: Sicilia fragile ed esposta a frane ed alluvioni

Nel difficile contesto del dissesto idrogeologico nazionale, le problematiche della regione Sicilia assumono una rilevanza notevole. Sono ben 273 i comuni in cui siano presenti aree esposte al rischio di frane ed alluvioni secondo il report redatto dal Ministero dell'Ambiente e dall'Unione delle Province Italiane, praticamente sette su dieci e sono le province di Messina e Caltanisetta ad avere la percentuale piu' alta di comuni a rischio idrogeologico (rispettivamente l'86% e l'84%). 

"I tragici eventi di attualita' riportati dalla cronaca nazionale in questi giorni rilevano quanto il nostro Paese sia esposto al pericolo di frane e alluvioni, fenomeni che stanno provocando purtroppo molte vittime e danni rilevanti -, spiega Francesca Ottaviani, Portavoce di Operazione Fiumi -. Secondo i dati emersi dalla nostra indagine, il 91% dei comuni intervistati ha nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimita' degli alvei e in aree a rischio idrogeologico, e il 40% presenta interi quartieri in tali aree". 

"Nel 58% dei comuni campione della nostra ricerca sono presenti in aree a rischio strutture e fabbricati industriali, che comportano in caso di alluvione, oltre al rischio per le vite dei dipendenti, anche il pericolo di sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni". Inoltre, nel 37% delle amministrazioni intervistate sono presenti in zone esposte a pericolo di frana o alluvione strutture sensibili e nel 28% dei comuni sono state costruite in zone a rischio strutture ricettive turistiche o strutture commerciali. 

Solo cinque (9%) fra tutti i comuni intervistati hanno intrapreso opere di delocalizzazione di abitazioni dalle aree piu' a rischio e in un solo caso si e' provveduto ad avviare interventi di delocalizzazione di fabbricati industriali. Nel 60% dei comuni intervistati in cui siano presenti zone esposte a rischio ancora non si realizza una manutenzione ordinaria delle sponde, delle opere di difesa idraulica e piu' in generale del territorio. 

Questi dati, che dimostrano come nella regione Sicilia sia quanto mai urgente adoperarsi per la mitigazione del rischio idrogeologico e come debba rimanere alto il livello di attenzione per frane e alluvioni, sono emersi dall'indagine Ecosistema Rischio, realizzata da Operazione fiumi, la campagna di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico nel nostro Paese.

Fonte: AGI

giovedì 27 ottobre 2011

Importante scoperta nelle Egadi, corallo nero si illumina al tocco

Nel Mediterraneo esiste un corallo nero che si illumina al tocco, una specie che finora era stata segnalata soltanto nell'Oceano Pacifico, attorno ai 700 metri di profondità, lungo la costa californiana. Si tratta di un corallo 'bioluminescente', la Savalia lucifica, che nei giorni scorsi è stata trovata nelle acque di Capo San Vito, parte ovest della Sicilia, durante una campagna di ricerca effettuata con la nave oceanografica Astrea dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

martedì 25 ottobre 2011

Estinto il rinoceronte di Giava nel Vietnam e nell'Asia continentale

Il rinoceronte di Java, una specie rarissima di cui ne restano in cattività non più di 50 esemplari nell'intero pianeta, si è estinto in Vietnam: lo si è appreso da un rapporto stilato dal Wwf e dalla International Rhino Foundation secondo i quali l'ultimo esemplare è stato ucciso dai bracconieri. L'analisi genetica dei 22 campioni di sterco raccolti dagli operatori del Parco Nazionale Cat Tien e dal team del Wwf nel 2009-2010 confermano che i campioni appartenevano tutti ad un solo rinoceronte. Quell'esemplare e' stato trovato morto nel parco nell'aprile 2010, poco dopo che l'indagine sul capo era stata completata. I risultati dell'indagine genetica e del monitoraggio portato avanti all'interno del Parco Nazionale sono stati presentati in un nuovo rapporto del Wwf che afferma come sia da ''ascriversi al bracconaggio la causa probabile della morte dell'ultimo esemplare conosciuto, visto che il rinoceronte era stato trovato con una pallottola nella zampa e gli era stato rimosso il corno''. La tragica scoperta e la triste conclusione a cui si e' giunti arriva dopo un censimento del 2004 condotto dalla Queen University del Canada, che aveva trovato le tracce di soli due rinoceronti che vivevano nel parco al momento.



 ''Il rinoceronte di Giava in Vietnam e' definitivamente scomparso - ha detto Tran Thi Minh Hien, direttore del Wwf Vietnam - E' doloroso dovere constatare che, nonostante tutti i significativi investimenti per la conservazione del rinoceronte non si e' riusciti a salvare questo animale unico. Per il Vietnam questa e' un'ulteriore perdita gravissima, il paese negli ultimi decenni ha perso buona parte del suo patrimonio naturale''. Il rinoceronte di Giava e' ora sul limite dell'estinzione, con una popolazione ridotta a meno di 50 individui e presente solo in un piccolo parco nazionale in Indonesia. ''La specie - denuncia il Wwf - e' in pericolo critico e con la domanda in aumento di corno di rinoceronte nel continente asiatico per la medicina tradizionale, la tutela e l'espansione della popolazione indonesiana e' la massima priorita'''. La caccia illegale per rifornire il commercio di fauna selvatica ha ridotto il numero di molte specie in Vietnam. L’inefficienza delle aree protette e la loro cattiva gestione sono un problema comune in Vietnam e questo minaccia la sopravvivenza di molte altre specie.

Via: ASCA
Foto dal Web

Nasce il primo sistema di raccolta italiano per pannelli solari esausti

Rotti, esausti o semplicemente non più funzionanti. Sono più di 50mila i pannelli solari che nell'ultimo anno sono stati buttati via. Un volume che nei prossimi anni è destinato a crescere esponenzialmente, perché, oggi, in Italia, per ogni abitante è in funzione un modulo fotovoltaico, più comunemente conosciuto come pannello solare. Oltre 52 milioni sono, infatti, i pannelli solari attualmente in esercizio e, nonostante ciò, fino ad oggi l'unico impianto di riciclaggio si trova in Germania. A dare la soluzione italiana è Ecolight, il consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), che, in anteprima ad Ecomondo, la fiera di Rimini che partirà il prossimo 9 novembre, presenta il primo sistema integrato per la raccolta e lo smaltimento dei pannelli solari. "Si tratta del primo servizio svolto interamente sul territorio italiano che vuole offrire una nuova risposta all'ambiente e che anticipa, di fatto, le prescrizioni normative contenute nel decreto del 5 maggio 2011" annuncia il direttore di Ecolight, Giancarlo Dezio.

domenica 23 ottobre 2011

lunedì 17 ottobre 2011

Dea, il segugio intrappolato in una buca da quattro giorni è salva

Il segugio maremmano intrappolato da quattro giorni in una buca nel Savonese è stato liberato nella serata di ieri dal gruppo speleologico del soccorso alpino ad Albenga. Accolta da un applauso e dalle lacrime del proprietario, Corrado Parodi, Dea sta bene e lo ha dimostrato andando subito a riempire di leccate il padrone che non l'ha mai abbandonata. La gioia dei soccorritori è esplosa alle 21.40 in regione Campora ad Albenga, nel Savonese, dove il cane si era perso mercoledì durante una battuta di caccia al cinghiale. Il proprietario aveva perso il segnale del localizzatore satellitare. Il giorno successivo era riuscito a individuare l'area in cui si trovava il cane sentendo abbaiare Dea. Ma l'intrico di cunicoli è così vasto che non è stato possibile individuare l'esatta posizione. Sabato mattina, quando la notizia del dramma è diventata di dominio pubblico, è scattata una gara della solidarietà per riportarla alla luce, alla quale hanno contribuito decine di persone. Nella zona collinare tra Albenga e Ceriale sono arrivati i vigili del fuoco di Albenga, i carabinieri e la polizia municipale, a cui si sono subito aggiunti gli operai dell'impresa edile Podemarf di Imperia. Le ricerche con l'ausilio di una ruspa sono proseguite venerdì ma sono state frenate dalla presenza di uno strato di roccia che ricopriva le tane in cui era finito il cane. Ieri ad Albenga è arrivato dunque il gruppo di lavoro disostruzione del soccorso alpino da Biella che ha lavorato dalle otto del mattino e ha impiegato otto micro cariche esplosive per farsi strada. Alle 21.40 è stata inserita una sonda in una cavità e nel monitor sono apparsi gli occhi di Dea. Il cane è stato raggiunto nel cunicolo e tirato fuori da Valerio Pizzoglio, che nel 2009 aveva lavorato all'Aquila e guidato da Franco Cuccu aveva partecipato tra l'altro al salvataggio di Marta Salvatao, una studentessa imprigionata per 24 ore nella casa dello studente. Appena libero il cane ha bevuto acqua: "Sono contentissimo - ha detto Parodi - ringrazio tutti, anche chi ha trovato gente adatta per questo lavoro. Li ringrazio di cuore". A coprire i costi sostenuti dall'azienda imperiese per il salvataggio del cane sarà Rosa Maria Lehman, volontaria alassina dell'ente nazionale protezione animali, preoccupata per le sorti del segugio maremmano.

Fonti: Tgcom, La Stampa
Foto dal Web

venerdì 14 ottobre 2011

Aidaa denuncia: 40 milioni di video hard in Rete con bimbi e animali

Sono 27,6 milioni, in rete, i link contenenti complessivamente oltre 40 milioni di video, filmati e veri e propri film pornografici con protagonisti animali e bambini, o comunque ragazzini e ragazzine in giovanissima eta'. E' il risultato, a dir poco scioccante, che emerge dalla ricerca effettuata dal gruppo di controllo per i reati in rete contro la zoorastia del telefono arancione dell'Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa). Si tratta di filmati a chiara marca pedopornografica - riferisce Aidaa in una nota - con contenuti di zoorastia accessibili con un semplice clic e quasi tutti scaricabili gratuitamente. Si tratta prevalentemente di filmati hard di pochi minuti che vedono protagonisti bambini e bambine o ragazzine prevalentemente di paesi orientali, ma anche europei e africani impegnati in atti sessuali completi con cani, maiali, cavalli, asini, tori ed altri animali. "Abbiamo fatto una ricerca approfondita su questo orrendo fenomeno - dice Lorenzo Croce, presidente nazionale di Aidaa - partendo dalla digitazione nei motori di ricerca di tre semplici parole chiave in inglese (teen-sex-animal) e quello che ne e' uscito ci ha sconvolti, evito ovviamente di entrare nei particolari, ma credo che chi ha il compito di vigilare nella rete debba indagare su questo fenomeno a livello internazionale, perche' il fenomeno e' ben piu' complesso. Sono infatti convinto - aggiunge - che dietro questo orrore vi sia una macchina economica imponente portata avanti da persone senza scrupoli e che i ragazzi costretti a questi atti sessuali siano di fatto degli schiavi". Nel corso del 2010 sono stati segnalati e registrati da Aidaa, 22.300 annunci online di ricerca ed offerta di sesso con animali, equivalenti a 12.000 link completamente free e quindi liberamente accessibili anche da bambini. Non da ultimo, inoltre, in numerosi dei siti menzionati sono proprio i bambini, insieme agli animali, i protagonisti dei filmati pedopornografici offerti). Filmati aberranti, che Aidaa e forze dell'ordine invitano a denunciare. Il telefono arancione è un vero e proprio servizio di segnalazione e denuncia per le pratiche di sesso (abusi sessuali) ai danni di animali. Per accedere al servizio, anche in forma anonima, è sufficiente telefonare tutti giorni dalle 10 alle 12 al numero 392.65.52.051. Aidaa, oltre al telefono arancione, mette a disposizione anche un servizio online: per le segnalazioni basta mandare una email all’indirizzo segnalazionereati@libero.it.

Fonti: Adnkronos, Blogosfere, Affari italiani

giovedì 6 ottobre 2011

Arriva dalla Lav certificazione green, prima zero sostanze animali

Offrire al consumatore la certezza di acquistare prodotti 100% vegetali, rispettosi degli animali, dell’ambiente e della salute: con questa finalità nasce la prima certificazione italiana di prodotti green, voluta dalla LAV nell’ambito della campagna cambiamenu.it e in collaborazione con ICEA, l’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. La nuova certificazione, presentata ieri a Milano nell’ambito della settimana internazionale del Vegetarismo, risponde ad un disciplinare tecnico per prodotti alimentari e non solo, che prevede l’assenza di ingredienti di origine animale durante tutte le fasi della produzione fino al confezionamento; esclude l'impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) e test su animali per additivi, conservanti e altre sostanze chimiche; inoltre è prevista l’assenza di contaminazione del prodotto da altri prodotti o sostanze di origine animale. Ciò che si può leggere su di un’etichetta, infatti, non corrisponde a tutto ciò che è necessario per confezionare un prodotto: durante l’iter di lavorazione, possono essere impiegati elementi che poi vengono allontanati dal prodotto finito e quindi, in base a quanto previsto dalle normative vigenti, non deve essere dichiarato in etichetta. Con il marchio 100% vegetale i dubbi di chi è interessato ad acquistare un prodotto interamente vegetale saranno finalmente fugati. Il primo passo verso consumi sostenibili, consiste nell’essere consapevoli che gli allevamenti sono responsabili del 18% di tutte le emissioni di gas serra (da attività umane), e forse non tutti sanno che la carne di agnello e di bovino sono le più dispendiose ecologicamente parlando in quanto generano, rispettivamente, 39,2 kg di Co2 per kg di alimento e 27 kg di Co2/kg alimento, con l’aggravio che la carne bovina viene consumata in quantità decisamente superiori a livello globale (fonte: Environmental Working Group, luglio 2011). E ancora: il 37% del metano è prodotto dal sistema digestivo dei ruminanti; il 65% degli ossidi di azoto è emesso dal letame, che ha un potere climalternante 265 volte maggiore della Co2. Dal punto di vista dell’impatto sulla salute: è dimostrato che vegetariani e vegani presentano una minore incidenza di coronopatie (rispettivamente -24% e -57%) e che il rischio di infarto di chi consuma troppa carne aumenta del 50% rispetto a chi non ne consuma affatto.

Fonte: LAV
Articolo Completo: http://www.lav.it/index.php?id=1410
Foto: Cambiamenu
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