sabato 18 dicembre 2010

L'orso polare non è spacciato, ci sono i margini per intervenire a sua difesa

L'animale simbolo della minaccia del riscaldamento globale sulla biodiversità non è spacciato e ci sono ancora delle possibilità di salvarlo dall'estinzione. Ad accordare il necessario "recupero" dovrà essere però l'uomo, con efficaci politiche di
contrasto ai cambiamenti climatici. A sostenerlo una circostanziata ricerca scientifica pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature. Incrociando i dati sulle proiezioni dello scioglimento dei ghiacci dell'Artico in base all'andamento delle emissioni di gas serra con le capacità di resistenza dell'orso bianco, una equipe formata da studiosi di diversi atenei ed enti di ricerca statunitensi è giunta alla conclusione che diversamente da quanto comunemente creduto ci sono ancora concrete possibilità di scongiurarne la scomparsa. A profetizzare l'estinzione dell'orso polare era stata in particolare una ricerca datata 2007 dell'agenzia geologica Usa, la United States Geological Survey, che prevedeva la morte di due terzi della popolazione mondiale di Ursus maritimus entro il 2050. Proiezioni, sottolinea il nuovo studio, che non tenevano però conto della possibilità di riuscire a rallentare lo scioglimento dei ghiacci grazie all'azione di mitigazione dovuta alla riduzione delle emissioni di gas serra, prima fra tutte l'anidride carbonica. La nuova ricerca, prendendo in esame parametri ritenuti più attendibili, arriva invece alla conclusione che esista un rapporto proporzionale tra la quantità di ghiaccio perso e il numero di orsi a rischio di estinzione. In questo caso ogni chilometro quadrato in più di ghiaccio sottratto allo scioglimento significa dunque mettere in sicurezza un certo numero di orsi.


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