giovedì 25 novembre 2010

Acqua all'arsenico: il pericolo nasce dal consumo prolungato

L’Italia dovrà applicare le nuove norme che hanno abbassato ulteriormente i livelli di arsenico tollerati nei nostri acquedotti, altrimenti scatterà la procedura di infrazione. Una decisione necessaria, sostengono i commissari europei, perché l’eccessiva concentrazione di arsenico può provocare malattie, compreso il cancro. In un documento di 66 pagine Bruxelles chiede immediati provvedimenti che vietino di bere l’acqua del rubinetto in 128 comuni italiani, divisi tra quattro regioni. In testa il Lazio con 91 comuni sparsi tra Roma, Latina e Viterbo, dove l’arsenico supera il limite di 10 microgrammi per litro stabilito dalla Ue e talvolta supera anche i 50 microgrammi. Seguono la Toscana con 19 comuni, il Trentino Alto Adige con 10 e la Lombardia con 8. A trovarsi in difficoltà sarebbero, secondo i calcoli del Ministero della Salute, circa 250mila famiglie. I comuni coinvolti dovranno ora correre ai ripari in gran fretta. A scanso di equivoci è bene precisare subito che il pericolo di cui stiamo parlando non è immediato. L'Unione europea prevede la possibilità di deroghe, cioè periodi in cui è ammesso il consumo di un'acqua con una percentuale superiore di arsenico, perché il rischio sanitario nasce dall'accumulo, cioè dal consumo prolungato di una sostanza che contenga dosi eccessive di questo elemento. L'arsenico può finire nell'acqua per molti motivi. In parte per cause naturali, cioè perché è contenuto nel terreno. In parte per episodi di inquinamento che possono anche essere collegati a smaltimento abusivo di rifiuti tossici. Una cosa, però, è certa. La vicenda dell’acqua all’arsenico si trascina da anni. La legge che, applicando le direttive europee, fissa i parametri di potabilità risale al 2001. Nella norma era insita la possibilità di deroga per tre anni, prorogabile fino alla fine del 2011.

Fonti: http://www.tgcom.mediaset.it/http://roma.repubblica.it/

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