domenica 31 ottobre 2010

Oceani piu'caldi e acidi, sotto monitoraggio

Proprio come ad un malato in ospedale, anche agli oceani andrebbero monitorati i parametri vitali. Secondo la Partnership for Observation of the Global Oceans (Pogo), un'organizzazione che riunisce le principali istituzioni oceanografiche del mondo, il sistema dovrebbe essere messo in piedi entro il 2015, ed aiuterebbe a segnalare eventi catastrofici come i terremoti sottomarini che causano gli tsunami, oltre a fornire in tempo reale i dati sullo stato di salute, sempre più malandato, degli oceani. «In futuro gli oceani saranno più salati, più caldi, più acidi e con meno biodiversità - spiega Jesse Ausubel, uno dei fondatori dell'organizzazione che porterà la richiesta al Geo VII, la conferenza interministeriale che si apre a Pechino il 4 novembre - è arrivato il momento di capire bene cosa sta succedendo nei mari che ci circondano». Il sistema studiato costerebbe da 10 a 15 miliardi di dollari, più 5 all'anno per il mantenimento, ma secondo gli esperti porterebbe a vantaggi economici molto maggiori dei costi. Le variabili da misurare sono di tre tipi, da quelli fisico-biologici, come il rumore e le vibrazioni, queste ultime utile «campanello d'allarme» per gli tsunami, a quelle biologiche, come i cambiamenti nelle popolazioni degli animali marini, a quelle chimiche come temperatura, inquinamento e acidità. Proprio quest'ultima è una delle caratteristiche che preoccupa di più gli esperti: «La superficie degli oceani - spiegano - è il 30% più acida rispetto al 1800, e il 50% di questo cambiamento è avvenuto negli ultimi 50 anni a causa della maggiore CO2 nell'atmosfera. Questo trend mette a rischio le barriere coralline, ma anche diverse specie di plancton che sono alla base della catena alimentare marina. «Dipendiamo dagli oceani per i trasporti, le proteine, i farmaci, i minerali e gli idrocarburi - commenta il direttore di Pogo Trevor Platt - ma non sappiamo nulla riguardo a come gli oceani stanno cambiando. Senza le informazioni appropriate non riusciamo a prevedere e prepararci a ciò che succederà in futuro».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

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