domenica 31 ottobre 2010

Olimpia, l'aquila della Lazio: Lav chiede l'intervento del Corpo Forestale

© Fotonotizia
Due settimane fa ha firmato un contratto da 125mila euro per un anno. E' il rapace della Lazio: l'aquila Olimpia. Si ciba di pollo, salmone o coniglio una volta al dì. Pesa 12 kg, ha un' apertura alare di due metri e mezzo. «E' una femmina di aquila reale americana, ha 5 anni e può vivere sino a 80», svela il capo falconiere Juan Bernabé. La casa di Olimpia è un autentico albergo a cinque stelle. «Ha una stanza esclusiva per le giornate piovose - spiega il team manager Manzini - e un veterinario privato a disposizione». È quest' ultimo l'unico italiano dello staff che segue Olimpia: i 3 falconieri sono spagnoli e fanno parte della Eagle and Victory Srl, società che l' ha acquistata per 7.500 euro. Olimpia è ormai diventata un' attrazione per i tifosi, che sgomitano per fotografarla in volo all'Olimpico. Spiega l' Assessore all' ambiente Fabio De Lillo, che si è opposto alle proteste della Lav e dell'onorevole Cirinnà: «Grazie a Olimpia ci sono circa 7mila bambini in più allo stadio e il mondo animale dunque non viene dimenticato». La Lazio ha infatti firmato un accordo con l' associazione "Recupero della Fauna Selvatica". La Lega Anti Vivi sezione ha chiesto l'intervento del Corpo Forestale dello Stato per impedire lo spettacolo: «Siamo contrari per chiari motivi etici - c’è scritto in una nota del presidente Gianluca Felicetti - ma anche perchè si tratterebbe di un’esibizione illegale in base al regolamento del Comune di Roma per la tutela degli animali. Vieta l'esposizione di volatili selvatici e qualsiasi forma di spettacolo, di intrattenimento pubblico o privato effettuato con o senza scopo di lucro che contempli, in maniera totale o parziale, l'utilizzo di animali, sia appartenenti a specie domestiche che selvatiche.». Intanto è partita una raccolta fondi, alla quale hanno già aderito anche i giocatori biancocelesti, e ogni volta che un volatile sarà salvato verrà liberato all'Olimpico oppure a Formello direttamente dai tifosi.

Fonti: http://www.repubblica.it/ - http://www.corrieredellosport.it/

Usa: Marina testa la nave che funziona ad alghe

Nel corso di un test perfettamente riuscito, tenutosi nelle acque della Stazione Navale di Norfolk (Virginia), un'imbarcazione sperimentale della Marina militare americana, la Riverine Command Boat (RCB-X), ha solcato il mare sospinta dall'energia dei suoi motori alimentati da una miscela al 50 per cento di biocarburante derivato dalle alghe marine e di Nato F-76, un tipo di gasolio normalmente estratto dal petrolio. La miscela produce un carburante definito, nell'ambito delle industrie petrolifere, diesel rinnovabile o HR-D. A differenza degli altri biocarburanti, l’HR-D non contiene acqua, cosa che lo renderebbe incompatibile con i sistemi di alimentazione dei motori delle navi. Inoltre il mix messo a punto dalla Marina Usa ha una «vita» più lunga rispetto alle altre energie rinnovabili di origine biologica (la media si aggira intorno ai sei mesi). I test e i rilevamenti sono stati effettuati dai ricercatori del programma Naval Sea Systems Command's Advanced Fuels della Marina americana. L'esperimento è stato condotto nell'ambito di più ampie ricerche dedicate a scoprire fonti di energia alternative, allo scopo di utilizzarle in un futuro prossimo in alternativa al petrolio e i suoi derivati. Alla luce dei risultati della prova svoltasi a Norfolk, la Marina militare spera di riuscire a usare l'innovativo carburante sulla metà della propria flotta. L'ammiraglio Philip Cullom, direttore del Chief of Naval Operations Energy and Environmental Readiness Division, ha dichiarato: «Adottare carburanti ecocompatibili è nell'interesse della Marina, perché ci consentirà di mantenere le capacità di movimento e di combattimento. Non è solo una forma di tutela della natura, ma una tutela della nazione intera. Possedere fonti di energia alternativa abbondanti e affidabili ci permetterà di non essere più ostaggio di una qualunque fonte di energia, come accade con il petrolio».

Fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/

Oceani piu'caldi e acidi, sotto monitoraggio

Proprio come ad un malato in ospedale, anche agli oceani andrebbero monitorati i parametri vitali. Secondo la Partnership for Observation of the Global Oceans (Pogo), un'organizzazione che riunisce le principali istituzioni oceanografiche del mondo, il sistema dovrebbe essere messo in piedi entro il 2015, ed aiuterebbe a segnalare eventi catastrofici come i terremoti sottomarini che causano gli tsunami, oltre a fornire in tempo reale i dati sullo stato di salute, sempre più malandato, degli oceani. «In futuro gli oceani saranno più salati, più caldi, più acidi e con meno biodiversità - spiega Jesse Ausubel, uno dei fondatori dell'organizzazione che porterà la richiesta al Geo VII, la conferenza interministeriale che si apre a Pechino il 4 novembre - è arrivato il momento di capire bene cosa sta succedendo nei mari che ci circondano». Il sistema studiato costerebbe da 10 a 15 miliardi di dollari, più 5 all'anno per il mantenimento, ma secondo gli esperti porterebbe a vantaggi economici molto maggiori dei costi. Le variabili da misurare sono di tre tipi, da quelli fisico-biologici, come il rumore e le vibrazioni, queste ultime utile «campanello d'allarme» per gli tsunami, a quelle biologiche, come i cambiamenti nelle popolazioni degli animali marini, a quelle chimiche come temperatura, inquinamento e acidità. Proprio quest'ultima è una delle caratteristiche che preoccupa di più gli esperti: «La superficie degli oceani - spiegano - è il 30% più acida rispetto al 1800, e il 50% di questo cambiamento è avvenuto negli ultimi 50 anni a causa della maggiore CO2 nell'atmosfera. Questo trend mette a rischio le barriere coralline, ma anche diverse specie di plancton che sono alla base della catena alimentare marina. «Dipendiamo dagli oceani per i trasporti, le proteine, i farmaci, i minerali e gli idrocarburi - commenta il direttore di Pogo Trevor Platt - ma non sappiamo nulla riguardo a come gli oceani stanno cambiando. Senza le informazioni appropriate non riusciamo a prevedere e prepararci a ciò che succederà in futuro».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/

venerdì 29 ottobre 2010

Camera ratifica convenzione Ue, traffico di cuccioli e' reato

La Camera ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione degli animali da compagnia, siglata a Strasburgo il 13 novembre 1987. Il provvedimento ha ottenuto 489 voti a favore, 13 astenuti e nessun voto contrario e stabilisce che il traffico di cuccioli e' reato pevedendo sanzioni penali per chi introduce illegalmente cani e gatti in Italia. La Lav, tra i principali sostenitori della legge, ''festeggia'' l'approvazione in via definitiva del testo che ''permettera' di stroncare la tratta di animali dall'Est''. ''Un mercato illegale da 300 milioni di euro l'anno - spiega il presidente della Lav, Gianluca Felicetti - giocato sulla pelle dei quattro zampe e di ignare famiglie, sviluppatosi finora anche con gravi rischi sanitari in normali circuiti grazie a una rete di coperture, per la mancanza di una normativa efficace di contrasto''. Il nuovo reato, gli ha fatto eco Ilaria Innocenti, responsabile nazionale settore cani e gatti della Lav, ''ottenuto grazie alla proposta presentata due anni fa dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, con il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini e il sostegno dei parlamentari dell'Intergruppo animali, prevede la reclusione da tre mesi a un anno e la contestuale multa da 3.000 a 15.000 euro, sara' quindi perseguito chiunque, al fine di procurare a se' o ad altri un profitto, reiteratamente o tramite attivita' organizzate, introduce, trasporta, cede o riceve cani o gatti privi di sistemi di identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale''. Un'aggravante, ha concluso Innocenti, ''e' prevista se i cani o i gatti introdotti illecitamente sono cuccioli di eta' accertata inferiore a dodici settimane o provengono da zone - come i Paesi dell'Est - sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria per evitare la diffusione di patologie come la rabbia''.

Fonte: http://www.asca.it/

Il fenicottero ritenta la nidificazione in Sicilia dopo sospensione caccia

Dopo la sospensione della caccia, una cinquantina di nidi di fenicottero sono stati scoperti da un gruppo di ornitologi della Lipu e di Ebn Italia nei pantani di Pachino, all'interno del sistema delle zone umide dei pantani Cuba e Longarini, a cavallo delle province di Siracusa e Ragusa. Gli unici tentativi di nidificazione di questo trampoliere in Sicilia erano stati individuati tra il 2000 e il 2004 nella sola Riserva orientata di Vendicari

Il fenicottero, specie particolarmente protetta dalla legge 157 e dalla direttiva comunitaria "Uccelli", non nidifica soltanto nel periodo primaverile, ma anche nei mesi di ottobre e novembre, con la schiusa delle uova, che in alcuni casi si protrae fino a dicembre inoltrato. Non si tratta dunque di anomalie, ma di un comportamento ben noto e documentato dal punto di vista scientifico. "Il tentativo di nidificazione - dice Nino Provenza, delegato Lipu Sicilia - e' un'ulteriore e incontrovertibile testimonianza di come l'assenza di attivita' venatoria sia l'unica strada che permette di realizzare appieno il potenziale naturalistico della zona". 

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (l'inizio dell'attivita' venatoria avvenne il primo ottobre), ad esempio, il rapporto in termini di numero di specie presenti e' di 1 a 10 (per una specie presente l'anno passato ve ne sono 10 quest'anno), mentre in termini di numero di esemplari siamo 1 a 100. Quest'anno la chiusura dell'attivita' venatoria ha determinato, nei pantani Cuba e Longarini, un notevole incremento delle presenze di uccelli (anche la moretta tabaccata, specie minacciata a livello globale) e anche una maggiore fruizione dell'area da parte dei visitatori.

La "Direttiva Uccelli" riconosce la perdita e il degrado degli habitat come i più gravi fattori di rischio per la conservazione degli uccelli selvatici; si pone quindi l'obiettivo di proteggere gli habitat delle specie elencate nell'Allegato I e di quelle migratorie non elencate che ritornano regolarmente, attraverso una rete coerente di Zone di Protezione Speciale (ZPS) che includano i territori più adatti alla sopravvivenza di queste specie. Diversamente dai SIC, la cui designazione in ZSC richiede una lunga procedura, le ZPS sono designate direttamente dagli Stati membri ed entrano automaticamente a far parte della rete Natura 2000.



Fonte: AGI

Parco-scudo per fermare le trivelle in Val di Noto

"La via maestra per evitare le trivellazioni in Val di Noto e' quella di istituire il Parco nazionale degli Iblei. Il ministero dell'Ambiente ha attivato da tempo le procedure per l'istituzione del parco degli Iblei e di altri tre parchi nazionali in Sicilia e ha anche inviato alla Regione siciliana negli ultimi due anni finanziamenti per oltre 3 milioni di euro per le spese di istituzione e lo start up dei parchi". Lo afferma il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo dopo che il Consiglio di giustizia amministartiva ha ribaltato la sentenza del Tar dando il via libera alle trivellazioni della texana Panther Oil, nella Val di Noto, patria del barocco patrimonio dell'Unesco. Nel corso dell'ultima riunione svoltasi a Palermo il 23 e 24 settembre scorso la Regione, spiega il ministro, ha in pratica riavviato da zero il procedimento al termine del quale dovrebbe far pervenire delle proposte di perimetrazione dei parchi al ministero: 

"Il risultato e' un ennesimo rinvio a data da destinarsi della nascita dei parchi fra cui quello degli Iblei, la cui istituzione bloccherebbe di fatto ogni possibilita' di trivellazioni nella zona. Sono convinta che la Regione, anche alla luce della decisione del Consiglio di giustizia amministrativa, si attivera' immediatamente per colmare i ritardi accumulati che hanno impedito finora al ministero dell'Ambiente di istituire il parco-scudo per la Val di Noto". "Quella di procedere alle trivellazioni sarebbe una scelta folle che trasformerebbe questi luoghi di grande pregio turistico e agroalimentare in una dependance del petrolchimico di Priolo, che gia' ha provocato danni irreversibili alla salute ed all'ambiente e all'economia. La Val di Noto non puo' essere terra di conquista per qualsivoglia societa' petrolifera ma e' un patrimonio del Paese che sia il governo nazionale che quello regionale devono tutelare'', ha affermato in una nota il presidente nazionale dei Verdi per la Costituente ecologista Angelo Bonelli.

Via: AGI

Progetto Life per la salvaguardia dell'orso in Italia

Presso la sede del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si e' svolta la prima riunione di coordinamento del progetto europeo LIFE "conservazione dell'orso bruno: azioni coordinate per l'areale alpino e appenninico"- ARCTOS. Il progetto LIFE, della durata di quattro anni, prevede una serie di azioni finalizzate alla conservazione dell'orso in Italia, e vedra' il Parco impegnato come Ente capofila e coordinatore dei diversi partner. La riunione, alla quale hanno partecipato la Provincia Autonoma di Trento, il Parco Naturale Adamello Brenta, la Regione Lombardia, la Regione Lazio, la Regione Abruzzo, il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" dell'Universita' la Sapienza di Roma, il Corpo Forestale dello Stato e il Wwf Italia, e' stata aperta dal direttore del Parco Vittorio Ducoli, e condotta dalla responsabile dell'Area Scientifica del Parco Cinzia Sulli. L'incontro, attraverso la discussione e la verifica dello sviluppo delle azioni previste che ciascun partner dovra' sviluppare insieme a tutti gli altri, si e' concluso con la stesura di un piano dettagliato dei lavori, relativo ai primi due anni del progetto. Le azioni si svolgeranno in Italia, nell'areale Alpino e Appenninico dell'orso bruno; sugli Appennini il progetto prevede azioni in un'ampia fascia di territorio frequentato dall'orso marsicano, che include sia le aree di presenza stabile, che quelle di collegamento ed espansione. Sulle Alpi le azioni progettuali sono previste in due ambiti territoriali distinti: il primo e' costituito dall'area centrale, detta "core area", di distribuzione dell'orso, localizzata nella Provincia Autonoma di Trento, a cui si aggiungono le aree periferiche, inclusa la Lombardia orientale; il secondo ambito e' costituito dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, limitatamente a un'ampia fascia lungo il confine con la Slovenia nord-occidentale.

martedì 26 ottobre 2010

E' morto il polpo Paul, l'indovino dei mondiali

E' morto nella notte il polpo Paul, la piovra di Oberhausen divenuta una star planetaria durante i mondiali di calcio 2010 in Sudafrica. Lo ha reso noto l'acquario Sea Life che ospitava l'animale. Paul aveva predetto le vittorie dei tedeschi contro Australia, Ghana, Inghilterra, Argentina e Uruguay, così come le sue sconfitte contro Serbia e Spagna. I suoi verdetti li emetteva scegliendo tra due vasi di colore diverso, sistemati nella sua vasca, con un mollusco dentro per stimolare il suo appetito e invogliarlo a muoversi. Lo staff dell' acquario si è detto "distrutto" per la morte dell'animale. Dopo una serie di indagini sulle origini del polpo si era scoperto che Paul era stato pescato, quando aveva sei mesi di vita, nelle acque dell'Isola d'Elba, in Italia. Per questo motivo il 21 settembre 2010 gli era stato conferito un certificato di nascita a dimostrazione delle sue origini italiane. Nonostante gli esemplari della sua specie solitamente non superano l'anno di vita, il polpo Paul ha superato questa soglia. Dopo i Mondiali, Paul era andato in “pensione”, ma la sua fama non era affatto diminuita. Tanto che il mese scorso, per festeggiare i suoi sei mesi di vita, la cittadina toscana di Marina di Campo - nelle cui acque il mollusco era stato pescato - gli aveva dedicato una festa speciale seguita da Radio Uno. Lo scorso luglio, il polpo-oracolo, già trattato come una star internazionale, era stato dichiarato cittadino onorario di O Carballino, il paese della Galizia (in Spagna) noto per la sua Sagra del Polpo, che si tiene ogni anno ad agosto.

Via: http://www.tgcom.mediaset.it/

lunedì 25 ottobre 2010

In Italia il primo tour ad emissioni zero con la Delorean di 'Ritorno al futuro'

Al centro dell'iniziativa che Enel e Wired Italia - in collaborazione con eCars-Now! Italy, la prima community dedicata alla trasformazione di auto a combustione in elettriche - si apprestano a realizzare c'è la Toscana: un'impresa a bordo di una delle icone motoristiche del cinema, la famosa DeLorean della trilogia anni '80 di ''Ritorno al futuro'', appositamente ''ricreata'' per l'occasione. Un tour per l'Italia che promuove la mobilita' elettrica in modo originale e spettacolare, visitando quattro centri toscani: la storica DeLorean e' partita da Milano oggi e, dopo aver toccato Piacenza, Reggio Emilia e Bologna, approdera' a Firenze in piazzale Michelangelo domani, martedi' 26 ottobre, alle ore 12.00. Mercoledi' 27 ottobre sara' la volta di Pisa, in piazza dei Cavalieri dalle 9.00 alle 14.00, poi nel pomeriggio a Grosseto in piazzale Zuppardo dalle 17.30 alle 22.00. La mattina successiva, giovedi' 28 ottobre, sosta e saluto a Capalbio alle ore 9.30, per poi proseguire verso Roma per evento finale. Gli appassionati ed i passanti potranno essere immortalati in una indimenticabile foto ricordo accanto al famoso Emmett "Doc" Brown e ovviamente alla DeLorean, diventando protagonisti di un nuovo Ritorno al Futuro. Dopo 25 anni esatti dall'uscita nelle sale cinematografiche italiane di "Ritorno al Futuro", film cult di Robert Zemeckis, Enel, Wired Italia, ed eCars-Now! Italy hanno deciso di realizzare questo progetto avveniristico consistente nella conversione in auto elettrica della mitica DeLorean DMC-12 di "Ritorno al Futuro" per dare vita cosi' alla prima Wired Electric Race a emissione zero. Con il supporto energetico di Enel e con le sue innovative infrastrutture si realizzera' l'audace impresa di ricaricare elettricamente la macchina utilizzata da Doc e da Marty McFly per i loro viaggi spazio-temporali, dimostrando come gia' oggi sia possibile muoversi sulle ruote delle auto di domani.

Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/

domenica 24 ottobre 2010

Al via la conferenza di Nagoya: si discute il futuro della biodiversità

Da domani entrano nel vivo i lavori della decima Conferenza delle Parti di Nagoya, organizzata a Nagoya, nel Giappone centrale, in cui 193 Paesi del mondo sono chiamati a definire le nuove strategie per ridurre la perdita di biodiversità entro il 2020, dopo il fallimento degli obiettivi 2010.

I Paesi firmatari della Convenzione Onu sulla diversità biologica (Cop10), porranno l'attenzione ai target internazionali da adottare in futuro e all'uso delle risorse genetiche.  Nel 2002, a Johannesburg, il summit sullo sviluppo durevole si prefiggeva "la riduzione significativa del ritmo di perdita della diversità biologica entro il 2010" agendo contro la deforestazione, l'inquinamento e los fruttamento delle risorse ittiche.

Obiettivi mancati, secondo l'Onu, al punto che, ha ricordato il segretario generale Ban Ki-moon, "la perdità della biodiversità sta accelerando". Fino al 29 ottobre, i circa 8mila delegati saranno chiamati a trovare misure concrete di fronte "al raggiungimento del punto di non ritorno per la biodiversità", ha detto nella cerimonia d'apertura il ministro dell'Ambiente nipponico, Ryu Matsumoto.

Nel 2002, a Johannesburg, il summit sullo sviluppo durevole si prefiggeva "la riduzione significativa del ritmo di perdita della diversità biologica entro il 2010" agendo contro la deforestazione, l'inquinamento (global warming in testa) e lo sfruttamento senza freno delle risorse ittiche. Obiettivi mancati, secondo l'Onu, al punto che, ha ricordato il segretario generale Ban Ki-moon, "la perdita della biodiversità sta accelerando".

I nuovi target di riferimento sono ora al 2020 e al 2050, mai contenuti sono tutti da definire in presenza di valutazioni da parte dei singoli Paesi spesso in deciso contrasto. L'Unione europea, ad esempio, ha proposto di realizzare lo stop "alla perdita della biodiversità già al 2020" che le nazioni in via di sviluppo hanno bollato come "velleitario" chiedendo, allo stesso tempo, risorse per poter portare avanti "piani efficaci ed efficienti".

Nell'immediato ci sono 20 obiettivi strategici per il nuovo decennio a protezione della biodiversità, allentando le pressioni su ecosistemi delicati (come la barriera corallina), abbattendo l'inquinamento e favorendo la creazione di riserve protette sia marine sia sulla terraferma.

Attualmente, appena il 13% della superficie terrestre e quasi l'1% delle acque degli oceani sono protette, ma il target è ipotizzato, rispettivamente, al 25% e al 15%. E proprio venerdì 29 ottobre, alla chiusura della Conferenza, il WWF assegnerà il premio Panda d'Oro alle migliori "buone pratiche" per la conservazione della biodiversità nel nostro Paese.

Fonte: ANSA

Wwf: tutto esaurito per il festival dell'ecoscienza

Tutto esaurito nelle decine di musei scientifici, orti botanici, acquari, Oasi WWF, realtà territoriali di tutta Italia che ieri e oggi hanno animato la prima edizione di "Biodiversamente". Il taglio del nastro ieri al Museo Civico di Zoologia di Roma, per il primo Festival dell'Ecoscienza, organizzato dal WWF in collaborazione con l'Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) per promuovere la meraviglia della biodiversità italiana e l'importanza della ricerca scientifica per la sua tutela. Circa 200 le iniziative speciali organizzate tra ieri e oggi nei musei scientifici, orti botanici, acquari, Oasi del WWF e realtà territoriali di tutta l'Italia. E all'appello "Metti in conto la natura" lanciato dal WWF appena quattro giorni fa per richiamare le istituzioni a garantire finanziamenti adeguati per la ricerca e la conservazione della natura, hanno già aderito molte associazioni, a partire dall'ANMS e da realtà come Federparchi, l'Associazione Italiana dei Direttori dei Parchi (AIDAP), 394 - Associazione Nazionale Personale Aree Protette, oltre a diversi enti territoriali locali e a nomi noti del panorama scientifico italiano e internazionale. "La natura sta a cuore agli italiani. Lo dimostrano la nutrita partecipazione di enti e pubblico a questa prima edizione del Festival, così come la tempestiva adesione al nostro appello di chi la natura la protegge e la conserva con il proprio lavoro quotidiano, sul campo o nei luoghi di ricerca - ha dichiarato in una notaStefano Leoni, presidente del WWF Italia - Ora sta alle istituzioni impegnarsi perché tutte le azioni per la conservazione della natura siano sostenute da adeguate risorse economiche da destinare alla ricerca e all'attuazione di piani d'azione a tutela della biodiversità, garantendo così vitalità e salute a quel patrimonio di biodiversità che è alla base della nostra stessa vita.".

Fonte: http://www.apcom.net/

Arrivano in Italia gli ‘ospedali verdi’

Arrivano in Italia i cosiddetti ‘ospedali verdi’, cioe’ quelli molto attenti al rispetto dell’ambiente attraverso l’uso delle energie rinnovabili, il riciclo e i cibi biologici. Alla V Conferenza Europea dell’ospedale, organizzata dal CNETO, il messaggio è stato chiaro: il futuro è degli ospedali ecosostenibili, che sapranno guarire i pazienti senza far ammalare l’ambiente. Consumi energetici, traffico di veicoli e persone e produzione di rifiuti le direzioni in cui muoversi per migliroare l’impatto ambientale delle strutture. Apripista e’ stato, nel 2007, l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ora anche agli Ospedali Riuniti di Bergamo tutta l’energia usata sara’ al 100% verde, proveniente da fonti rinnovabili. E sara’ costruito secondo i principi dell’ecosostenibilita’ il nuovo ospedale di Alba-Bra che sorgera’ a Verduno (Cuneo). Quella del Meyer è la prima struttura ospedaliera italiana progettata e realizzata per ridurre le emissioni inquinanti nell’aria, e che fa della sostenibilità ambientale il suo obiettivo principale. Celle fotovoltaiche, giardini verdi sui terrazzi e sul tetto, piccoli e grandi accorgimenti rendono il Meyer il primo Ospedale bio-sostenibile d’Italia. A questo si affianca la scelta già adottata dalla Fondazione Meyer di avviare da subito il percorso di certificazione Bio-Habitat per tutto il verde che circonda l’Ospedale. Il Meyer, del resto, aveva già dimostrato la propria sensibilità nell’affrontare i temi ambientali con soluzioni d’avanguardia, quando realizzò la “serra fotovoltaica”, che nel 2006 vinse il primo premio nel programma “Alta valenza Architettonica” bandito dal Ministero dell’Ambiente.

Via: http://www.gsanews.it/
Foto: http://blog.panorama.it/

giovedì 21 ottobre 2010

Regione Sicilia presenta linee guida Piano gestione coste

Saranno presentate domani alle 11.30 al Palazzo dei Congressi di Taormina (Messina) le linee guida del Piano di gestione delle coste della Regione siciliana. All'incontro con i giornalisti prendera' parte Giovanni Randazzo, consulente del presidente della Regione per la materia; prevista anche la partecipazione del governatore Raffaele Lombardo. La conferenza stampa rientra nell'articolato programma del convegno dal titolo "Verso una nuova politica di gestione delle coste: la difesa costiera e lo sviluppo della portualita' turistica come strategia per il rilancio della Sicilia nel Mediterraneo", promosso dalla Presidenza della Regione siciliana in collaborazione con partner istituzionali e privati che si svolgera' proprio a Taormina (sempre al Palazzo dei Congressi) venerdi' e sabato prossimi. Due giorni in cui i riflettori saranno puntati sul rilevante ruolo che il piano di gestione delle coste puo' assumere per la tutela delle risorse naturali e per lo sviluppo turistico ed economico della Sicilia. I lavori del seminario saranno aperti alle 10 di venerdi' dal professore Randazzo, dipartimento di Scienze della terra dell'Universita' di Messina, seguiranno i saluti del sindaco di Taormina, Mauro Passalacqua, e del presidente della Provincia di Messina, Gianni Ricevuto; la sessione entrera' nel vivo con la presentazione ai partecipanti al convegno del piano di gestione delle coste.

Fonte: http://www.adnkronos.com/

lunedì 18 ottobre 2010

Allarme ambientale nelle grandi città: maglia nera alla Sicilia

E' nuovamente allarme ambientale nelle grandi città italiane. Pessima aria a Milano (che peggiora in tutti gli indici della qualità dell'aria e in particolare per le concentrazioni di Ozono: 60 giorni di superamento, erano 41 lo scorso anno), Napoli e Palermo soccombono sotto i cumuli di rifiuti abbandonati nelle strade, incapaci di intraprendere un sistema di raccolta differenziata efficace mentre a Roma i cittadini patiscono ogni giorno gli effetti dannosi di una mobilità scriteriata con centro e periferie invase dalle auto private. Unica eccezione Torino. E' quanto emerge dalla classifica annuale di 'Ecosistema urbano', l'indagine di Legambiente realizzata in collaborazione con Il Sole 24 Ore giunta alla 17esima edizione. In lieve risalita soltanto Torino che si attesta comunque al 74° posto. Fra le grandi città Genova si conferma la più vivibile anche se perde dieci posizioni, passando dal 22° al 32° posto. Male Milano e Roma, che precipitano rispettivamente dal 46° al 63° posto e dal 62° al 75°. Peggiorano al Sud anche Napoli e Palermo, con il capoluogo campano che si piazza al 96° posto (prima era all'89°) e quello siciliano che perde oltre dieci posizioni piazzandosi al 101° posto. Fanalino di coda fra le 103 città passate al setaccio da Legambiente è Catania. Il Rapporto segnala con preoccupazione i casi di Lecco, che dal 30° posto crolla quest'anno al 79°, come anche Rieti, passata dalla 32esima posizione alla 78esima. Si conferma anche quest'anno il divario Nord-Sud: per trovare la prima città del Meridione bisogna arrivare al 19° posto (Salerno). Su questo fronte però l'indagine evidenzia segnali incoraggianti e cita i casi di Oristano (22° posto), Potenza (26°) e Avellino (29°). Male invece il Centro, con Latina che si piazza al 100° posto e Frosinone al 94°. In fondo alla graduatoria, invece, molte città del Sud, in particolare della Sicilia. Tra gli ultimi venti comuni solo la ligure Imperia (93ma) rimane a rappresentare il settentrione: le altre regioni nella coda della graduatoria sono la Calabria (con 4 città), la Campania, la Sardegna e la Puglia. Le laziali Viterbo (84ma), Frosinone (94ma) e Latina (100ma) e la toscana Pistoia (85ma) compongono la rappresentanza del Centro in coda alla classifica. Ultimissime Palermo (101ma), Crotone (102ma) e Catania (103ma).

Fonte: http://www.apcom.net/

Omicidio Sarah: sgozzato il gattino Skinny

Ombre dense come una cappa avvolgono Avetrana, il paese che vuol rimuovere o vendicarsi. Qualcuno all'alba di ieri ha provato a sgozzare il gattino Skinny, magro e rossiccio. Solo perché il gattino apparteneva al mondo degli affetti di Sabrina Misseri; lo hanno fatto trovare sul marciapiedi vicino alla casa con un colpo vibrato alla gola, sanguinante. È stato salvato in extremis da Lyala De Nigro, una amica di Sabrina, e da un altro gruppetto di ragazzi che addirittura hanno paura «per quello che potrebbe capitare a lei una volta uscita, se uscirà». «Sarà stato qualcuno di quelli che insultano, lanciano sassi, vogliono altro dolore. Sabrina adora Skinny e chissà come soffrirà quando saprà cosa è successo», dice l'amica mente correva dal veterinario. Dentro la casa di via Deledda si vive in stato di assedio. Valentina, la sorella di Sabrina, cerca di consolare la madre. «Vedrai, tutto si aggiusterà», le dice. Ma Cosima non ha forza per sperare, scrive in carcere a Sabrina, una lettera di una pagina: «Non ti preoccupare, vedrai che tutto andrà bene, crediamo in te, gli amici ti sono vicini», questo il senso delle semplici parole scritte. Un modo per rassicurare la figlia, sempre così attenta, alle voci della gente e a quelle dei tg, che in cella si dispera: «Cosa dirà adesso la gente di me?». L’avvocato fa sapere che la sua condizione psicologica è drammatica. Sul movente, verosimile o invece no, si scontrano le due anime del paese: colpevolista e innocentista. Cosima spera che quando ci sarà l’incontro tra padre e figlia tutto cambi. «Ormai non lo considero più né un padre, né un marito. Come si fa a inguaiare una figlia? Non potrò mai perdonarlo neanche il giorno della mia morte. Ha portato l’inferno in casa, spero che guardando Sabrina negli occhi dica finalmente la verità».

Fonti: http://bari.repubblica.it/ - http://www.lastampa.it/

sabato 16 ottobre 2010

Vontsira, il nuovo mammifero carnivoro del Madagascar

Vontsira vive sull'isola ma da poco è stata studiata e classificata fra le specie conosciute. Si tratta di un mammifero carnivoro che assomiglia a una mangusta ed è stata chiamata Salanoia durrelli, in omaggio al naturalista Gerald Durrell. La Salanoia durrelli è molto rara e a rischio estinzione, minacciata da inquinamento e da altre specie introdotte dall'uomo.  La scoperta è stata pubblicata ufficialmente sulla rivista scientifica Systematics and Biodiversity. Dell'esistenza di questo animale si parlava già dal 1999, quando le persone che vivono intorno al lago Alaotra sostenevano di aver visto un animale diverso dagli altri conosciuti, ma assai difficile da catturare. Poi, nel 2004, un gruppo di ricercatori della Durrell Wildlife Conservation Trust riuscì a fotografare un esemplare e fu anche in grado di catturarne uno. Ma questi venne presto rimesso in libertà e su di esso non vennero eseguite ricerche. Solo negli anni successivi sono stati catturati alcuni esemplari da sottoporre agli studi scientifici necessari e, di recente, grazie all'analisi del Dna e di alcune caratteristiche morfologiche particolari studiate da specialisti del Natural History Museum di Londra, si è stabilito che l'animale appartiene ad una specie che non era mai stata classificata. La mangusta Salanoia durrelli, che dagli abitanti malgasci viene chiamata "vontsira", "è simile alla mangusta dalla coda marrone ma presenta un colore diverso così come diverse appaiono la struttura del cranio, le dimensioni delle zampe e dei denti", ha spiegato Paula Jenkins, membro del gruppo di ricerca. Questa nuova specie è comunque molto rara e vive solo in una ristretta area del lago e, di conseguenza, è particolarmente vulnerabile. Purtroppo, secondo i ricercatori, l'area è sottoposta a un forte stress e quindi l'animale è a rischio estinzione.

Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/

lunedì 11 ottobre 2010

Clima: chiuso vertice di Tianjin, tutto rinviato a Cancun ma ci sono alcuni passi avanti

Si sono conclusi  i negoziati sul clima di Tianjin, in Cina. I 177 paesi e organizzazioni intervenuti hanno portato a casa pochi risultati, facendo emergere ancora forti le divisioni fra paesi ricchi e poveri sulle responsabilità per il taglio delle emissioni. Per Christiana Figueres, segretario generale dell'United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), l'incontro di Tianjin ha gettato le basi per importanti decisioni che saranno poi prese nel vertice di Cancun della fine dell'anno. Sul tavolo, alcuni elementi operativi di finanza, tecnologia e capacità costruttive per rinforzare il protocollo di Kyoto ed arrivare in Messico con soluzioni che aiutino soprattutti i paesi più poveri ad approvvigionarsi di energie pulite così da ridurre drasticamente le emissioni dannose. I delegati non sono riusciti a trovare un accordo sull'allocazione del primo fondo di partenza pari a 30 miliardi di dollari per aiutare i paesi in via di sviluppo. Vicino invece l'accordo sull'approvazione di un fondo finanziario a lungo termine per affrontare i cambiamenti climatici, i cui dettagli saranno discussi a Cancun. Lo Unfccc ha visto di buon grado il fatto che tutti i paesi non sono tornati indietro su posizioni precedenti al vertice di Copenhaghen. Ad allontanare le parti, soprattutto le posizioni della Cina, distanti da tutte le altre dei grandi paesi. La Cina, infatti, che attualmente è il Paese con le maggiori emissioni di gas inquinanti del mondo, si considera un Paese in via di sviluppo e si rifiuta di fissare obiettivi fissi e verificabili per la loro riduzione. Il 14 ottobre intanto ci sara' un incontro in sede comunitaria per definire la posizione dell'Unione Europea al vertice di Cancun. La riunione, ha spiegato il direttore generale del ministero dell'Ambiente Corrado Clini ''si prospetta in salita per l'Italia.''Non ci sara' una posizione italiana distinta da quella Ue'' ha precisato. L'Italia, ha annunciato Clini, chiedera' di ''non aprire una seconda fase'' del protocollo di Kyoto, con l'elevazione dei tagli della Co2 dal 20% al 30% che ''non e' una opzione utile al negoziato''.

Fonte: http://www.ansa.it/web/

venerdì 8 ottobre 2010

Fanghi tossici raggiungono il Danubio, è emergenza ambientale

L’ondata di fango rosso tossico fuoriuscita da una fabbrica di alluminio nell’Ungheria occidentale ha raggiunto il Danubio. Dopo avere provocato una moria di pesci, l’onda rossa aveva toccato le acque del fiume Marcal, il primo a essere investito dalla fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di contenimento in una fabbrica di alluminio, che poi si era riversata nel Raba, affluente del Danubio, e quattro ore più tardi era arrivata al Mosoni, un ramo meridionale del Danubio. Questo ramo secondario e' separato dal letto principale del grande fiume nei pressi della frontiera con la Slovacchia e l'Austria, per poi riunirsi piu' a est. Tibor Dobson, portavoce dell'agenzia di protezione civile, ha spiegato che il tasso alcalinita' del fiume Raba non e' elevatissimo, avendo raggiunto i 9pH contro i 6-8pH della soglia di sicurezza. Intanto squadre d'emergenza stanno cercando di ridurre la tossicita' dei fanghi tossi, costituiti prevalentemente da residui molto corrosivi provenienti dalla raffinazione della bauxite. Tre i villaggi giu' colpiti dalla 'marea rossa', dopo che si era rotta una barriera che impediva la fuoriuscita dei liquami. Il premier Viktor Orban dichiara che non ci sono pericoli di contaminazione radioattiva nella zona colpita dalla fuoriuscita di fango tossico. L'incidente potrebbe essere stato causato da un errore umano. Ma oltre alle vittime si teme per le conseguenze a lungo termine dei fanghi tossici: 1,1 milioni di metri cubi si sono riversari su un'area di 40 chilometri quadrati. Il governo di Belgrado tranquillizza la sua popolazione affermando anche qualora l’inquinamento varcasse il confine non ci sarebbe pericolo per l’uomo ma «solo» per la flora e la fauna. I fiumi Torna e Marcal invece sono pesantemente inquinati. Gábor Figeczky, a capo della sezione ungherese del Wwf dopo un sopralluogo a Kolontar spiega che il fango inquinante si è propagato più velocemente e massicciamente del previsto a causa della forte pressione e del grande volume del flusso. «Gli alberi qui sono rossi fino a due metri e l’aria è molto irritante da respirare», ha raccontato, spiegando che «al momento è impossibile fare qualsiasi stima dell’entità del danno arrecato alla natura». Per tamponare l’innalzamento del ph del fiume Marcal, affluente di un affluente del Danubio, arrivato a 9-10, sono state intanto gettate nelle sue acque tonnellate di nitrati di calcio e magnesio.

Via: http://www.unita.it/

giovedì 7 ottobre 2010

Dodici tartarughe liberate nel mare di Paestum

Liberate a Paestum, in provincia di Salerno, 12 tartarughe marine della specie Caretta Caretta. L'iniziativa, curata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e dall'Assessorato all'Ecologia della Regione Campania in collaborazione con il Centro di Educazione Ambientale 'Torre Laura' della Rete In.f.e.a, si è svolta sulla spiaggia della borgata Torre di Mare, nel salernitano. Una scelta non casuale, visto che da alcuni anni proprio su queste spiagge del litorale campano vengono monitorate le nidificazioni di tartaruga. I 12 esemplari, rimasti intrappolati, feriti o trovati in fin di vita, dotati di piastrine identificative, tornano in mare dopo una lunga degenza presso il 'Turtles Point' della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. 

Assolta la killer dei cuccioli: troppo giovane per essere incriminata

E' stata rilasciata la ragazza bosniaca diventata tristemente famosa per il video choc in cui lanciava dei cuccioli in un fiume. Secondo le autorità, la ragazza, rintracciata ed arrestata un mese fa a Bugojno, in Bosnia, è troppo giovane per essere incriminata. "Né lei né i suoi genitori verranno messi sotto accusa, la faranno tutti franca. E' scandaloso", ha commentato Nadja Kutscher, portavoce dell'associazione animalista Peta. Pochi giorni dopo che il video apparve sul web, scatenando l'ira degli internauti, una anziana 75enne disse di aver salvato quei cuccioli, ma la Peta smentì il suo racconto, sottolineando prima di tutto il fatto che i cuccioli del video fossero diversi da quelli in suo possesso, e poi l'inverosimiglianza della storia. "Quei cuccioli non sarebbero mai potuti sopravvivere", disse la Kutscher. L’indignazione di milioni di persone, che hanno avuto modo di visionare quel video diffuso su Internet, non è servita a convincere il giudice ad adottare un qualsiasi provvedimento nei confronti della ragazza. Per lei niente carcere dunque, ma neanche una più lieve condanna che l’obbligasse a prestare servizio gratuito presso un qualsiasi canile della città.

Via: http://www.leggo.it/

lunedì 4 ottobre 2010

Uccide conigli davanti alla classe, denunciato prof dalla Lav

Aveva deciso di sezionare alcuni conigli per tenere una lezione di anatomia in classe, al liceo. Ma due degli animali sono arrivati ancora vivi. Il professore, allora, prima ha cercato di strozzarli con le mani, poi di ucciderli a pugni e, visto che uno era ancora vivo, lo ha finito a martellate in testa. Tutto sotto gli occhi dei ragazzi. Qualcuno di loro ha informato la Lav, che ha presentato una denuncia contro l'insegnante alla Procura della Repubblica di Milano, per violazione dell’articolo 544 bis del Codice penale (uccisione di animali senza necessità). Il fatto, come riporta il sito della Lav, è accaduto nel luglio scorso all’Istituto Tecnico Industriale Statale-Liceo Scientifico Tecnologico «Ettore Molinari» di Milano. «La visione di questi atti è fortemente diseducativa e da tempo gli psicologi mettono in guardia sui potenziali danni arrecati ai ragazzi da questo tipo di esperienze», dichiara Ilaria Marucelli, responsabile settore Educazione della Lav, richiamando il Protocollo d’intesa che il Ministero dell’Istruzione ha siglato con la Lav con lo scopo di «promuovere la diffusione e l'approfondimento dei temi dell'educazione al rispetto di tutti gli esseri viventi nelle scuole di ogni ordine e grado». Il professor C. R. non è nuovo a episodi del genere. «Già lo scorso anno il professore era stato invitato dalla Lav a preferire metodi incruenti per le lezioni di anatomia, quali plastici, video o programmi al computer», riferisce Michela Kuan, biologa responsabile settore Vivisezione della Lav. Oltre a sporgere denuncia alla Procura, la Lav ha scritto alla dirigente scolastica dell’Istituto, Ada Maurizia Morandi, per invitarla a prendere immediati provvedimenti verso il docente.

Fonte: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/

Art. 544 bis Codice Penale (Uccisione di animali senza necessità)

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”.  Il bene-interesse giuridico tutelato dall’art. 544 bis (Uccisione di animali) è rappresentato dalla vita dell’animale e dal sentimento che ogni persona umana nutre verso gli animali. Inoltre, il predetto bene giuridico viene leso soltanto allorquando l’uccisione avviene in modo crudele ossia senza alcuna necessità, ma semplicemente per il puro gusto di uccidere (cd. animus et voluntas necandi). Si osserva che all’interno della fattispecie incriminatrice prevista e punita dall’art. 544 bis codice penale la crudeltà e la mancanza di necessità operano in modo distinto nel circoscrivere e nel delineare l’area dell’illecito penale. Pertanto, non possono essere considerate come penalmente rilevanti tutte quelle condotte colpose di uccisione di un animale. Si pensi, ad esempio, all’autoveicolo che cagiona la morte di un gatto che, improvvisamente, attraversa una strada urbana. Quindi, in mancanza dell’elemento psicologico del dolo generico la condotta del soggetto agente che ha provocato la morte dell’animale viene sempre considerata dal legislatore penale come penalmente irrilevante di fronte all’ordinamento giuridico. Si tratta di un esempio molto banale ma, tuttavia, in grado di delimitare e descrivere con esattezza l’area del penalmente rilevante. Inoltre, si osserva che l’art. 544 bis c.p. non è applicabile per i casi previsti dalle leggi speciali in materia di “caccia, pesca, allevamento, trasporto, macellazione, sperimentazione scientifica etc..”. In conclusione, il legislatore con l’introdurre il nuovo art. 544 bis c.p. ha ritenuto imprescindibile di garantire all’animale, inteso come un vero e proprio essere vivente biologicamente, un’elevata protezione giuridica indipendentemente dal grado della scala biologica da questi occupato.

Fonte: http://www.overlex.com/

domenica 3 ottobre 2010

Un quinto delle piante del pianeta sono a rischio estinzione

Una ricerca effettuata in vista del vertice sulla biodiversità che si terrà in Giappone, fornisce un quadro preoccupante sullo stato delle piante della Terra. Lo studio, durato cinque anni, condotto su un campione di piante selezionato da tre prestigiose istituzioni, i Royal Botanical Gardens, il Museo di storia naturale britannica e l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), ha preso in considerazione 1.500 specie di grandi famiglie di piante (muschio, licheni, leguminose, conifere e orchidee) e il risultato è allarmante: una pianta su cinque rischia di scomparire. Entrando nel dettaglio si scopre che delle 4 mila piante esaminate il 22% è classificato come "minacciato". Di questo totale, il 4% si trova "in serio pericolo", il 7% è "in pericolo " e l'11% è "vulnerabile". Nell'81 per cento dei casi la colpa è degli esseri umani: i principali imputati sono agricoltura intensiva , allevamento, disboscamento, urbanizzazione. Tra le piante più minacciate troviamo le conifere, mentre la foresta tropicale umida è la più degradata della Terra. La ricerca sottolinea, inoltre, che una pianta su tre non è abbastanza studiata per poter misurare il suo stato di conservazione e tra il 20 e il 30% delle specie vegetali non è stato ancora catalogato. Alla distruzione degli habitat, all'inquinamento e alla caccia, che rappresentano oggi i fattori di rischio dominanti, si sta aggiungendo il caos climatico prodotto dall'uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione. Nell'ipotesi peggiore fino a sette specie su dieci potrebbero scomparire.

Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/

Vernice solare per i pannelli fotovoltaici

Una nuova tecnica che utilizza una sorta di "vernice solare", permetterà di avere un notevole risparmio economico nella produzione di pannelli solari su scala industriale. Si tratta di una vernice che viene spalmata su un sottilissimo strato di titanio e che è in grado di imitare il meccanismo della fotosintesi con cui le piante sfruttano la luce solare per produrre energia. Verificare l'efficienza e la resistenza dei pannelli costruiti con questa nuova tecnica è l'oggetto della ricerca del "Solar Cells for Life": un progetto condotto dal Victorian Organic Solar Cell Consortium (VICOSC), un gruppo di soggetti industriali e accademici australiani, fra cui l'Università di Melbourne. Per questa ricerca il consorzio ha avuto un finanziamento di 10 milioni di dollari australiani (7 milioni di euro, di cui la metà stanziati dallo Stato del Victoria) con l'obiettivo di sviluppare un prototipo su scala industriale entro i prossimi 5 anni. "Una volta trasportata su scala industriale, questa tecnologia potrà portare con buone probabilità a una riduzione nei costi di produzione delle celle solari, rendendo l'energia solare ancora più invogliante per i consumatori", ha proseguito Gavin Jennings, ministro dell'innovazione del Victoria, che ha concluso: "Infine, le nuove celle solari contribuiranno ai traguardi del Victoria per il 2020: aumentare del 5% l'uso dell'energia solare e ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica".

Fonte: http://www3.lastampa.it/ambiente/
Foto: http://www.vicosc.unimelb.edu.au/

Wwf Italia alla manifestazione contro il ponte sullo Stretto

Alcune migliaia di persone - 7.000 per gli organizzatori, la meta' per la questura - da tutta Italia hanno protestato a Messina contro il ponte sullo Stretto. "Una scelta scellerata che ipoteca il futuro del paese". E' questo il messaggio con cui il Wwf ha partecipato alla manifestazione organizzata dalla Rete No Ponte. "Più passa il tempo dalla scelta effettuata nel 2001 che ha visto il III Governo Berlusconi inserire il ponte sullo Stretto di Messina nel programma delle infrastrutture strategiche per il Paese e più è evidente come questa ormai appaia una decisione scellerata dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, inserita in una situazione in cui non si stanno solo uccidendo le speranze per un Italia migliore, ma si sta emblematicamente sgretolando il territorio", commenta Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia. E' di appena un anno fa la tragedia di Giampilieri e altri territori a Messina "sono stati devastati, si sgretolano anche le coste di Ischia e poi da Portovenere alla costiera Amalfitana. L'Italia è sull'orlo del tracollo economico mentre il Ponte da solo costerebbe almeno 6,3 miliardi di euro con oltre 122 milioni solo per la progettazione - prosegue il Wwf - ancora ci sono dubbi sulla sua fattibilità tecnica, dovrebbe sorgere in una delle aree a più alto rischio sismico, si rischia che diventi un'opera in perdita date le stime del traffico e si dovrà devastare altro territorio per costruirla. Cosa altro serve sapere al Governo per abbandonare definitivamente questo progetto?".

Via: http://notizie.virgilio.it/
Foto: http://www.ansa.it/web/
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