sabato 1 maggio 2010

Disastro in Louisiana: cinquemila delfini intrappolati e il dramma dei pennuti

Giovedì la perdita di petrolio causata dall'incidente della Deepwater Horizon si è rivelata cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro della Exxon Valdez del 1989. Il presidente Barack Obama, costantemente informato, ha chiamato i governatori delle aree costiere a rischio: oltre alla Lousiana, il Texas, l'Alabama, il Mississippi, la Florida.

I pescatori del Delta hanno intanto passato la notte a raccogliere gamberi prima che l'onda nera del greggio li intrappolasse e li uccidesse tutti. A rischio sono però anche centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto a traumi al passaggio dell'uragano Katrina. In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio. In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera.

E nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale - colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli - mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere. Molti temevano che le attività di estrazione del greggio dal fondo marino avrebbero desertificato il Golfo, mettendo in fuga la sua fauna. Invece i pesci si sono moltiplicati.

In una zona dal fondale fangoso, dice la gente del luogo, le strutture sommerse delle piattaforme hanno funzionato da barriera corallina. La Bp adesso chiede aiuto anche al governo federale e ai suoi stessi concorrenti. Ma né la US Navy, né le altre «sorelle», dalla Exxon alla Chevron, sono riuscite finora a offrirle la soluzione miracolosa. «Vent’anni fa», analizza con sarcasmo in tv il celebre politologo James Carville, «il disastro della Exxon Valdez costò a quella compagnia petrolifera un miliardo e mezzo di dollari. Se non blocca subito la fuoriuscita di greggio, la Bp può anche cambiare il suo nome in Lp, Louisiana Petroleum, tanto le costeranno gli indennizzi».

Fonti: Tgcom | Corriere della Sera
Foto: Afp

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