mercoledì 5 maggio 2010

Marea nera: disposti controlli preventivi in Italia

Dopo l'incidente che sta provocando la marea nera sulle coste statunitensi, il dimissionario ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha disposto controlli urgenti sui pozzi petroliferi nel mare italiano. Oggi Eni ed Edison saranno sentiti al ministero in merito ai sistemi di sicurezza sulle 115 piattaforme nei mari italiani. Quasi tutte producono gas: presso i 3 soli impianti petroliferi saranno effettuati sopralluoghi il 6 e 7 maggio. Tra le misure adotatte anche la sospensione di ogni eventuale nuova autorizzazione alla perforazione di nuovi pozzi di ricerca di petrolio in mare fino alla conclusione degli accertamenti, e l'effettuazione dei sopralluoghi presso i tre soli impianti di produzione di petrolio operanti nei mari italiani "per una verifica straordinaria dell’efficienza e della funzionalità dei sistemi di sicurezza e dei piani di emergenza previsti, che di solito vengono effettuati, regolarmente e con cadenza prestabilita, da Guardia Costiera e Vigili del Fuoco".
Si tratta di interventi per evitare una catastrofe ambientale simile a quella della piattaforma della British Petroleum. Alcune misure operative, fra cui la convocazione degli operatori petroliferi offshore in Italia (Eni e Edison), e la creazione di una commissione tecnica che costituisca un gruppo di lavoro che si interessi all'incidente della Bp nel Golfo del Messico, sono inoltre state avviate dalla direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del ministero dello Sviluppo economico. "Premesso che nessuna attività del genere, quali perforazioni in acque profonde o esplorazione in aree non conosciute - si legge in una nota del ministero - è in corso né è autorizzata in Italia e che incidenti simili non si sono mai verificati in 50 anni di attività nei mari italiani".
Intanto la British Petroleum promette che pagherà fino all’ultimo centesimo il conto dei danni provocati dalla piattaforma galleggiante esplosa lo scorso 20 aprile, il presidente Obama è corso al capezzale di quella che fino quindici giorni fa era la grande riserva di pesca d’America e oggi è scenario di uno dei più grandi disastri ecologici di tutti i tempi. I pescatori dalla foce del Mississippi fino alla Florida sono stati avvertiti che 17.612 chilometri di mare sono chiusi alla pesca e che per un lungo periodo il pesce della zona non sarà commestibile. Per il Governatore della Florida «non è una perdita, ma un vulcano sottomarino da cui ogni giorno eruttano oltre 800 mila litri di petrolio se non di più».
Fonte: ClickUtility/Il Giornale

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