lunedì 31 maggio 2010

Pesca: la Sicilia vuole disobbedire all'Unione Europea

Da martedi 1 giugno entra in vigore il Regolamento Mediterraneo sulla Pesca dettato dalla Commissione europea. Le nuove regole per la pesca prevedono l'utilizzo di maglie piu' larghe nelle reti, procedure che renderanno impossibile la cattura di parecchie

domenica 30 maggio 2010

Chiamava il padrone, salvato un pappagallo impigliato tra cavi

Mentre volava si è impigliato tra i cavi dell'alta tensione e per richiamare l'attenzione ha iniziato a pronunciare il nome del proprietario, che poi è intervenuto con i vigili del fuoco e lo ha tratto in salvo. Protagonista della singolare vicenda è un pappagallo, di nome Enrico, che vive a Brognaturo, piccolo centro delle serre vibonesi. Enrico vive in casa di Vincenzo, la figlia del quale, ieri sera, ha portato l'animale a fare un giro per il paese. Improvvisamente il pappagallo è scappato e si è rifugiato su alcuni fili dell'alta tensione. 

Non riuscendo più a tornare a casa, l'animale ha iniziato a chiamare il proprietario pronunciando ripetutamente la parola 'Cenzo', che per il pappagallo è il modo per chiamare Vincenzo. «Quando sono arrivato - ha detto il padrone - Enrico ha continuato a chiamarmi. Sembrava un bambino che aveva rivisto il padre ed al quale chiedeva aiuto. E infatti c'era il rischio che Enrico, volando via, potesse rompersi una zampetta. Abbiamo allora chiamato i vigili del fuoco, ma questi non avevano una scala adeguata per il recupero. 

E' arrivato così il proprietario di una impresa che ha una scala con il cestello e così siamo riusciti a mettere in salvo il mio pappagallo». Nel luogo dove si è verificato l'episodio si sono radunate numerose persone di Brognaturo, che erano allarmate per la sorte del pappagallo. Successivamente sono intervenuti i vigili del fuoco che con il padrone ed il proprietario di una impresa sono riusciti a trarre in salvo l'animale. «Abbiamo avuto tanta paura per il nostro Enrico, che ora è tornato a casa ed é tranquillo», ha concluso il proprietario.

Fonte: Tgcom
Foto: Ansa

mercoledì 26 maggio 2010

E' una bomba ecologica la discarica di Bellolampo

Allarme inquinamento da percolato nella discarica di Bellolampo a Palermo. Le dimensioni del fenomeno, su cui indaga la Procura della Repubblica, non sono ancora chiare. Dalla discarica si estraggono ogni giorno 35 tonnellate di rifiuti, ma il deposito si ricostituisce subito dopo. Secondo un calcolo dell’Amia, l'azienda di igiene ambientale che sta cercando di uscire da una grave crisi gestionale, la sostanza fonte di inquinamento della falda acquifera, era nel sito di stoccaggio dei rifiuti, di 10 mila tonnellate nel novembre 2009. Ma il 17 maggio ha raggiunto quota 100 mila tonnellate. L’assessore all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Pier Carmelo Russo ha comunicato che «la Regione siciliana ha messo a disposizione circa 12 milioni di euro sotto forma di anticipazione per bonificare la discarica di Bellolampo». Giuseppe Romano, uno dei tre commissari di Amia ha sottolineato che l'emergenza rifiuti è avviata verso un'inversione di tendenza, ma la tregua durerà fino all'estate. Poi c'è un «futuro tutto da scrivere». Fra qualche giorno si dovrà chiudere la quarta vasca della discarica e da metà giugno potrebbe entrare in funzione la quinta vasca che però, a causa delle dimensioni ridotte, consentirà il conferimento di rifiuti per altri 70 giorni. Dalla seconda metà di agosto nessuno è in grado di prevedere cosa potrà accadere. «Contiamo molto - ha detto Romano - nella collaborazione delle istituzioni e della Protezione civile». Ma non si sa quali potranno essere le soluzioni tecniche. Un altro punto critico dell'emergenza rifiuti a Palermo è costituito dai modesti risultati della raccolta differenziata: tra il 4 e il 5%. L'Amia ha il progetto di una raccolta porta a porta che entro la fine dell'anno interesserà 130mila abitanti del centro. Per i commissari l'emergenza viene per ora fronteggiata, ma dopo l'estate potrebbe riesplodere a causa del temuto "collasso" di Bellolampo.
Via: Live Sicilia/La Sicilia

Eternamente commissariati i quattro parchi siciliani

Il più antico parco siciliano è quello dell'Etna, retto dal Commissario Straordinario Ettore Foti, dipendente della Regione Siciliana, insediatosi il 17 ottobre del 2007, in sostituzione del precedente commissario Pietro Alfredo Scaffidi Abbate, già in carica dal 3

venerdì 21 maggio 2010

Advantix Running: arriva la corsa "a sei zampe"

Arriva domenica 23 maggio a Milano la prima corsa non competitiva per i cani e per i loro proprietari. Al grido dello slogan “Can che abbaia non demorde”, prende il via Advantix Running. E' la prima volta che questa manifestazione viene organizzata in Italia. Il percorso di questa “corsa a sei zampe” sarà di 5 chilometri e si snoderà all’interno del Parco Sempione. Essendo non competitiva, la corsa potrà essere affrontata sia correndo che passeggiando. La partenza è prevista per le ore 16 presso il piazzale prospiciente l’Arena Civica “Gianni Brera”. Proprio in quel punto verrà allestito un villaggio Hospitality, spazio dedicato all’organizzazione e all’animazione, che sarà il cuore di tutte le attività. Ogni attività avrà un gazebo dedicato, all’interno del Villaggio. Un modo per fare anche del bene, visto che i partecipanti potranno offrire un contributo alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane sezione di Milano, sensibilizzando l’opinione pubblica su un tema di elevata attualità quale l’abbandono degli animali domestici in prossimità delle vacanze estive. Le iscrizioni all’Advantix Running potranno essere effettuate:
  1. nella sezione dedicata del sito Internet www.advantixrunning.it;
  2. presso il desk che verrà posizionato all’interno di Parco Sempione nel week end precedente l’evento;
  3.  presso Bar Bianco (viale Ibsen – Parco Sempione);
  4. dal giorno precedente la corsa presso il gazebo dedicato.
La giornata prevede anche due testimonial d’eccezione, entrambi legati in qualche modo ai temi dell’appuntamento: la simpaticissima Juliana Moreira, grande amante degli animali, e Linus, sportivo e runner d’eccezione. Un evento che permetterà di trascorrere una giornata alternativa con il proprio cane, che farà divertire sia i cuccioli che i loro proprietari e che contribuirà anche a promuovere e migliorare il rapporto tra proprietario-animale e l’approccio con l’ambiente in cui vivono quotidianamente. Sport e animali, quindi, saranno i protagonisti di questo appuntamento all’aria aperta.
Via: Tgcom

mercoledì 19 maggio 2010

Il killer arriva dalle viscere dell'Etna

L'elevata incidenza di mesoteliomi pleurici nel Comune di Biancavilla (Catania), causalmente associata alla presenza di fibre anfiboliche nella roccia lavica utilizzata per l’edilizia locale, era stata oggetto di relazioni alla Conferenza Nazionale sull’Amianto del 2001 e al XV Incontro Scientifico dell’International Epidemiological Association. Niente fabbriche per la lavorazione di cemento-amianto ma una cava di pietra lavica che per anni ha fornito il terriccio nero che è la base per calcestruzzo, malte e intonaci utilizzati in edilizia. 

Edifici pubblici, case, monumenti sono stati costruiti a partire dagli anni '70 utilizzando come componente principale la fluoroedenite, una fibra killer estratta dalla cava di Monte Calvario, venuta fuori dalle viscere dell'Etna assieme alla lava incandescente. Se la media nazionale di ammalati e morti per mesotelioma è di 1 caso ogni 100 mila abitanti, a Biancavilla negli anni '90 si arrivò a toccare punte di 10 casi ogni 100 mila abitanti.  Da qui la necessità di un piano di interventi per cercare di neutralizzare l'amianto lasciando in piedi il patrimonio edilizio. 

Per buona parte degli edifici pubblici è stato già fatto applicando delle speciali resine alle facciate, in modo da imprigionare e rendere inoffensiva la fluoroedenite. Allo stesso tempo sono state asfaltate tutte le strade cittadine che erano una delle principali fonti di dispersione nell'aria di nuvole di fibra killer. La cava di Monte Calvario da anni è ormai inattiva ma allo stesso tempo il paese si è ingrandito tanto da inglobarla al suo interno. 

Inoltre nella cava arriva anche il materiale di risulta dei lavori della ferrovia e dunque la fluoroedenite potrebbe ancora disperdersi nell'aria. «È vero - ammette Giuseppe Glorioso, sindaco di Biancavilla - quella zona è densamente abitata ma è altrettanto vero che la cava non è più un pericolo. Appena finiranno i lavori della ferrovia sarà bonificata e diventerà un parco. Qui trovate un rapporto dettagliato sulla vicenda in formato pdf.

Fonte: Corriere della Sera

venerdì 14 maggio 2010

Marea nera, perdita 12 volte maggiore delle stime

Le autorità Usa hanno dato via libera ad una serie di trivellazioni petrolifere, in particolare in Alaska e nel Golfo del Messico, senza tutti i permessi necessari richiesti dalla legge in vigore. Lo scrive oggi il New York Times, secondo cui l'agenzia federale che dà i permessi, il Minerals Management Service (Mms), ha autorizzato trivellazioni senza il via libera del National Oceanic Atmospheric Administration (Noaa), l'agenzia responsabile per la protezioni delle specie minacciate e per i mammiferi marini, e in alcuni casi nonostante il Noaa avesse avvertito del potenziale impatto del pozzo sull'ambiente. Secondo il Nyt, tra i permessi in questione ce ne sarebbe uno destinato ad uno dei pozzi scavati dalla Deepwater Horizon, la piattaforma delle Bp esplosa il 20 aprile provocando la morte di 11 operai ed una marea nera che potrebbe essere senza precedenti.

Dalle prime immagini della falla che sta causando il disastro ecologico nel golfo del Messico emergerebbe che la perdita di petrolio è 12 volte quella stimata dalle autorità statunitensi. Lo scrive il britannico Guardian, che ha interpellato un esperto della Purdue University. Secondo Steve Werely, che ha utilizzato una tecnica chiamata velocimetria di particelle per immagini, il flusso giornaliero non sarebbe di 5 mila barili di petrolio al giorno ma di una cifra che va dai 56 mila agli 84 mila. Se questa stima fosse confermata sarebbe equivalente a un disastro della Exxon Valdez "ogni quattro giorni". "Nel video si vedono molti vortici che si formano alla fine del condotto, e ho usato un programma informatico per tracciarli e misurare la velocità con cui esce il petrolio - spiega l'esperto - da qui è molto semplice calcolare qual è il flusso, che risulta molto più alto di quello indicato ufficialmente".

Fonte: Ansa
Foto: Apcom

martedì 11 maggio 2010

Assegnata la Bandiera Blu a 231 spiagge nel corso della XXIV edizione

Sono stati  assegnati i premi che la Fee (Foundation for Environmental Education) conferisce annualmente alle località costiere europee le cui acque di balneazione sono risultate eccellenti. A Marche e Toscana 16 riconoscimenti, seguono Abruzzo (13), Campania

Cani massacrati con l'accetta: shock a Napoli

Tra i boschi del Faito e dei Monti Lattari, a poche decine di chilometri da Napoli, si consumano violenze contro cani e gatti, bersaglio delle mire dei balordi, aggrediti selvaggiamente e senza un vero perché. L’ultimo episodio è avvenuto a Pimonte, nel parco dei Monti Lattari, dove due cani sono stati prima legati con un filo sottile alle zampe e poi colpiti, con un’accetta, in testa e sulla parte posteriore del corpo. Uno dei due è deceduto. Storie agghiaccianti di violenza nuda e cruda, ai danni di bestie indifese e incolpevoli. Con un piccolo giallo, a margine. «Continuiamo a sospettare – spiega Francesco Emilio Borrelli, commissario regionale dei Verdi, che ha raccolto la denuncia - di una setta satanica che opererebbe tra il Monte Faito, dove già diverse settimane fa furono massacrati altri cani e gatti, e la zona dei Monti Lattari». Infatti in un terreno privato di via Oratorio, a pochi metri di distanza da un luogo frequentatissimo dai bambini, sono stati trovati due cani feriti gravemente ed altri due incaprettati pronti per essere colpiti. Le ferite sono state chiaramente inferte con un’accetta. Uno dei meticci è stato colpito al centro della testa: una ferita profonda che l’ha ucciso in poche ore di agonia, attorniato da alcuni cuccioli. Ha scodinzolato fino all’ultimo momento, non voleva morire. Un altro è stato ferito lungo la spina dorsale: altra “accettata” profonda che i veterinari del centro Asl Na 3 Sud di Pompei stanno cercando di curare, anche se con molte difficoltà. Infine, altri due meticci erano stati legati: le zampe erano state unite con un sottile filo, praticamente incaprettati. «In ogni caso – prosegue Borrelli – la provincia di Napoli ha purtroppo il record italiano, dall'inizio del 2010, di uccisioni e aggressioni nei confronti di randagi».
Fonte: Virgilio/Leggo

BAT-BOX, un pipistrello per amico contro le zanzare

Un pipistrello per amico contro il problema delle zanzare: in vendita le bat-box, casette di legno destinate ad ospitare i chirotteri. La bat box è una “scatola” in legno multistrato di betulla, senza collanti e coloranti nocivi, inodore, di circa 35 centimetri di larghezza per 60 d’altezza e solo 5 centimetri di spessore. È stata progettata dal gruppo di ricercatori del Museo di Storia Naturale, Sezione di Zoologia La Specola dell’Università di Firenze, in base alle esperienze acquisite sulle specie di pipistrelli italiani. Ha dato buoni risultati nelle sperimentazioni che sono state effettuate già da alcuni anni in vari Comuni della Toscana, anche se non c’è da aspettarsi una sicura utilizzazione da parte dei pipistrelli. I pipistrelli le utilizzeranno come rifugio se saranno ben collocate e facilmente individuabili. L’installazione migliore è quella sulla parete esterna di una casa, ad almeno quattro metri d’altezza dal suolo e in vicinanza di vegetazione. Sul web è possibile trovare la scheda di monitoraggio dove appuntare i dati di posizionamento della bat box e i dati della colonizzazione da parte dei pipistrelli. Sono tutti dati importanti, da inviare allo staff del Museo di Storia Naturale, che possono allargare le conoscenze sui pipistrelli. Infine uno schema sul ciclo vitale di questi mammiferi volanti. Nel 2007 è stato pubblicato l'opuscolo “Un pipistrello per amico”, che fornisce le più importanti informazioni su questi affascinanti animali e su come salvaguardarli, per il benessere di tutti e dell’ambiente.
Gli entomologi però sfatano la notizia che con i pipistrelli si possa fare guerra alle zanzare, come diverse amministrazioni comunali sembrano invece credere. Con una nota, Antea (Associazione Nazionale Tecnici Entomologia Applicata) sottolinea come tale risultato non sia di fatto mai stato dimostrato. Pur complimentandosi con le tante iniziative assunte dai Comuni per sostenere questi mammiferi, gli entomologi spiegano che i pipistrelli non cercano e non amano particolarmente le zanzare.
Fonte: Adnkronos/Campibisenzio/Ansa

sabato 8 maggio 2010

9, 16, 23 maggio: la Festa delle Oasi Wwf si fa in tre


Appello per sostenere le oasi: dal 3 al 23 maggio sms al 45508 o donazione attraverso gli sportelli bancomat del gruppo unicredit anno della biodiversità. A maggio 100 oasi aperte gratuitamente in tutta italia per 3 Domeniche. Al via anche 25 cantieri per la biodiversita per difendere lontre, fenicotteri, tartarughe, falchi e pipistrelli.

9 Maggio 2010: la prima domenica della Festa delle Oasi del Wwf

Domenica 9 maggio non è solo la Festa della Mamma: Bici-Day, accesso gratuito alle Oasi WWF e la festa dedicata ai piccoli comuni d'Italia. A partire proprio da domenica 9 maggio si terrà la ventesima edizione della Festa delle Oasi WWF, che per l'Anno della Biodiversità aprirà gratuitamente per ben tre domeniche consecutive ( Il 9, 16 e 23 maggio) le oltre 100 aree naturali in tutta Italia, con numerose iniziative per tutte le età, tra le quali "La natura fa notizia", realizzata in collaborazione con i lettori di Repubblica. it. Macchine fotografiche alla mano e spirito da reporter, i partecipanti alla ventesima edizione della Festa delle Oasi potranno raccontare la loro giornata tra la natura realizzando una foto-notizia e postandola sulla pagina dedicata all'iniziativa. Ma non solo. Chiunque potrà inviare fotografie di aree naturali o di zone abbandonate che vorrebbe diventassero Oasi protette. Ogni immagine dovrà essere corredata da una didascalia: lo scopo è quello di trasformare la natura in notizia. Le 100 Oasi, oltre 30.000 ettari di territorio protetto, sono il più grande progetto di conservazione del WWF portato avanti in quarant’anni di azione sul campo grazie all’aiuto di migliaia di soci, sostenitori, volontari, enti, aziende e donatori privati, un patrimonio naturale difeso e restituito alla comunità.
Ogni anno oltre 400.000 persone visitano le oasi WWF, due terzi sono ragazzi delle scuole. Per proseguire questo grande progetto di salvaguardia il WWF chiede un sostegno concreto: dal 3 al 23 maggio è possibile aiutare le Oasi WWF inviando un sms al 45508 (2 euro per ogni SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, Wind e 3; 2 oppure 5 euro per ogni chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia) o attraverso la funzione “donazione” degli oltre 7.800 sportelli Bancomat del Gruppo UniCredit, il principale partner aziendale per il Sistema Oasi e per la promozione dell’evento. Infine Legambiente ha organizzato "Voler Bene all'Italia" che convolge oltre 2.000 piccoli comuni e borghi per promuovere le attività, spesso e volentieri all'avanguardia, nel settore dell'energia verde. Per verificare il borgo più vicino e partecipare così alla festa basta consultare il sito ufficiale della manifestazione.
Via: La Repubblica/Portale Italia

mercoledì 5 maggio 2010

Marea nera: disposti controlli preventivi in Italia

Dopo l'incidente che sta provocando la marea nera sulle coste statunitensi, il dimissionario ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha disposto controlli urgenti sui pozzi petroliferi nel mare italiano. Oggi Eni ed Edison saranno sentiti al ministero in merito ai sistemi di sicurezza sulle 115 piattaforme nei mari italiani. Quasi tutte producono gas: presso i 3 soli impianti petroliferi saranno effettuati sopralluoghi il 6 e 7 maggio. Tra le misure adotatte anche la sospensione di ogni eventuale nuova autorizzazione alla perforazione di nuovi pozzi di ricerca di petrolio in mare fino alla conclusione degli accertamenti, e l'effettuazione dei sopralluoghi presso i tre soli impianti di produzione di petrolio operanti nei mari italiani "per una verifica straordinaria dell’efficienza e della funzionalità dei sistemi di sicurezza e dei piani di emergenza previsti, che di solito vengono effettuati, regolarmente e con cadenza prestabilita, da Guardia Costiera e Vigili del Fuoco".
Si tratta di interventi per evitare una catastrofe ambientale simile a quella della piattaforma della British Petroleum. Alcune misure operative, fra cui la convocazione degli operatori petroliferi offshore in Italia (Eni e Edison), e la creazione di una commissione tecnica che costituisca un gruppo di lavoro che si interessi all'incidente della Bp nel Golfo del Messico, sono inoltre state avviate dalla direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del ministero dello Sviluppo economico. "Premesso che nessuna attività del genere, quali perforazioni in acque profonde o esplorazione in aree non conosciute - si legge in una nota del ministero - è in corso né è autorizzata in Italia e che incidenti simili non si sono mai verificati in 50 anni di attività nei mari italiani".
Intanto la British Petroleum promette che pagherà fino all’ultimo centesimo il conto dei danni provocati dalla piattaforma galleggiante esplosa lo scorso 20 aprile, il presidente Obama è corso al capezzale di quella che fino quindici giorni fa era la grande riserva di pesca d’America e oggi è scenario di uno dei più grandi disastri ecologici di tutti i tempi. I pescatori dalla foce del Mississippi fino alla Florida sono stati avvertiti che 17.612 chilometri di mare sono chiusi alla pesca e che per un lungo periodo il pesce della zona non sarà commestibile. Per il Governatore della Florida «non è una perdita, ma un vulcano sottomarino da cui ogni giorno eruttano oltre 800 mila litri di petrolio se non di più».
Fonte: ClickUtility/Il Giornale

lunedì 3 maggio 2010

Wwf: la biodiversità perduta dei fiumi

Oltre 600 volontari hanno setacciato in tutte le regioni italiane le sponde di 29 fiumi italiani alla ricerca della biodiversità perduta: Adda, (Lombardia) Piave (Veneto) Savio, Taro e Po di Primaro (Emilia Romagna), Arzino e Tagliamento (Friuli Venezia Giulia), Magra (Liguria), Arno (Toscana), Alto Tevere (Umbria), Tevere, Aniene, Melfa (Lazio), Sangro, Sagittario, Aterno e Pescara (Abruzzo), Biferno (Molise), Volturno (Campania), Ofanto (Puglia), Agri (Basilicata), Angitola (Calabria), Oreto e Foci della Sicilia Sud Orientale (Simeto, Ciane - Anapo, Irminio, Ippari) (Sicilia), Rio Mannu (Sardegna). In tutto oltre 600 chilometri di corsi d’acqua monitorati per segnalare in speciali cartografie lo stato delle fasce fluviali e ripariali, delle zone di esondazione. L’obiettivo è la realizzazione di una prima Mappa aggiornata sullo stato dei principali corsi d’acqua italiani da presentare alla vigilia della Conferenza Nazionale della Biodiversità e avanzare in autunno proposte per la loro tutela, rinaturazione e valorizzazione. I volontari, insieme ad esperti e tecnici del WWF, associazioni di pescatori, Guardie volontarie, sono andati alla ricerca delle zone umide circostanti, le aree boscate ancora presenti, le zone agricole, costruzioni e manufatti, le cave, i depositi e le discariche.
Una vera e propria fotografia grazie all’elaborazione con sistema GIS (Geographic Information System) per capire quanto c’è ancora di naturale nei nostri fiumi o di come l’artificializzazione li abbia resi incapaci di restituire tutti quei ‘servizi naturali’ fondamentali alle comunità che vivono lungo il loro corso. I dati verranno elaborati nei prossimi giorni ma da una prima analisi emerge già un quadro desolante: scarichi a cielo aperto soprattutto civili, terreni agricoli che rubano spazio alla poca vegetazione residua, discariche di sostanze inquinanti. Poche le ‘perle’ naturali che risulteranno nella nuova Mappa, come quella dell’alto Sangro, in Abruzzo, dove sono state rilevate tracce di lontra: non a caso, il mammifero più raro dei fiumi italiani, sceglie i tratti d’acqua più naturali e ancora in buono stato di salute.
Fonte: Ansa

sabato 1 maggio 2010

Disastro in Louisiana: cinquemila delfini intrappolati e il dramma dei pennuti

Giovedì la perdita di petrolio causata dall'incidente della Deepwater Horizon si è rivelata cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro della Exxon Valdez del 1989. Il presidente Barack Obama, costantemente informato, ha chiamato i governatori delle aree costiere a rischio: oltre alla Lousiana, il Texas, l'Alabama, il Mississippi, la Florida.

I pescatori del Delta hanno intanto passato la notte a raccogliere gamberi prima che l'onda nera del greggio li intrappolasse e li uccidesse tutti. A rischio sono però anche centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto a traumi al passaggio dell'uragano Katrina. In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio. In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera.

E nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale - colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli - mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere. Molti temevano che le attività di estrazione del greggio dal fondo marino avrebbero desertificato il Golfo, mettendo in fuga la sua fauna. Invece i pesci si sono moltiplicati.

In una zona dal fondale fangoso, dice la gente del luogo, le strutture sommerse delle piattaforme hanno funzionato da barriera corallina. La Bp adesso chiede aiuto anche al governo federale e ai suoi stessi concorrenti. Ma né la US Navy, né le altre «sorelle», dalla Exxon alla Chevron, sono riuscite finora a offrirle la soluzione miracolosa. «Vent’anni fa», analizza con sarcasmo in tv il celebre politologo James Carville, «il disastro della Exxon Valdez costò a quella compagnia petrolifera un miliardo e mezzo di dollari. Se non blocca subito la fuoriuscita di greggio, la Bp può anche cambiare il suo nome in Lp, Louisiana Petroleum, tanto le costeranno gli indennizzi».

Fonti: Tgcom | Corriere della Sera
Foto: Afp
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