giovedì 18 marzo 2010

Centrali nucleari a rischio negli Usa: 1 su 4 ha perdite di materiale radioattivo

«Il nucleare dimostra anche negli Stati Uniti di non essere sicuro e di non poter andare avanti se non attraverso l’aiuto pubblico e pesando sulle spalle dei contribuenti...» spiega Andrea Lepore, responsabile campagna Nucleare per Greenpeace. Mentre si parla impropriamente di ‘rinascita nucleare’, la maggior parte dei Paesi con impianti nucleari attivi cerca di prolungarne la vita utile, anziché costruirne nuovi.
L’Associated Press ha recentemente riportato che almeno 27 dei 104 reattori nucleari in tutti gli Stati Uniti stanno perdendo i livelli potenzialmente pericolosi di trizio nelle acque sotterranee intorno agli impianti. La portata del problema è emersa dopo la recente scoperta di una perdita nello stabilimento di Vermont Yankee. Secondo l’Associated Press, nuovi test hanno dimostrato che i livelli di trizio nei pozzi a Vernon, sono più di tre volte e mezzo sopra il livello di sicurezza federale. Questo caso scoppia proprio quando il presidente Obama si ritrova a parlare di energia nucleare, invitando a “costruire una nuova generazione di centrali nucleari sicure e pulite”, e dopo lo stanziamento di oltre a 54,5 miliardi dollari destinati a progetti nucleari.
Vermont Yankee non è il primo caso di una centrale nucleare Usa che perde trizio, rivela l’articolo. Il primo caso risale al 1990, quando delle fughe si sono registrate nella centrale di Braidwood in Illinois, che ha contaminato i pozzi locali. L’impianto di Oyster Creek di Ocean County, New Jersey, è stato scoperto che perdeva trizio solo l’anno scorso, pochi giorni dopo l’approvazione del progetto della Exelon (proprietaria della centrale dell’Illinois), la quale ha vinto un’estensione della licenza per 20 anni.
Fonte: Greenpeace/Leonardo

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