lunedì 15 febbraio 2010

Ecosia: il primo motore di ricerca 'ecologico'

Ecosia è il primo motore di ricerca ecologico e ha come fine ultimo la protezione di migliaia di ettari di foresta amazzonica. Lanciato ufficialmente a Berlino lo scorso mese di dicembre, «Ecosia» è il motore di ricerca che cercherà di far concorrenza al gigante Google puntando tutto sull'arma verde. Infatti, come dichiarano i suoi ideatori, quasi l'80% dei profitti ricavati da Ecosia finanzieranno un progetto del WWF in Amazzonia (sostenuto anche da Yahoo e Bing) e ogni ricerca effettuata con il motore di ricerca ambientalista salverà in media due metri quadri di foresta pluviale.
Ecosia userà la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google, il sito ecologico infatti otterrà uno contributo economico dagli sponsor ogni qual volta gli utenti cliccheranno sui link delle aziende pubblicizzate. Il WWF crede molto nel progetto e in comunicato afferma che ogni ricerca effettuata con Ecosia realmente proteggerà un pezzo di foresta pluviale. Secondo il WWF la situazione dell'Amazzonia e delle foreste pluviali in generale è davvero preoccupante. Negli ultimi 50 anni più della metà delle foreste pluviali del mondo sono state distrutte. Ogni anno l'attività umana contribuisce a far scomparire zone verdi che hanno in media una dimensione superiore alla superficie della Gran Bretagna. La deforestazione,infine, resta una delle principali cause del riscaldamento climatico e dell'inquinamento atmosferico.
L’iniziativa, per ora, sembra aver riscosso un discreto successo. Considerando che l’unico strumento di marketing utilizzato per lanciare la nuova creatura è stato il passaparola (tramite mail o sui social network) Ecosia nei giorni scorsi ha superato la soglia dei 10 milioni di ricerche, salvando 21 milioni di mq² di foresta amazzonica. Per concorrere alla salvaguardia del pianeta non resta altro che connettersi a Ecosia: una volta scaricato il programma, al termine di ogni ricerca sarà possibile controllare la percentuale di territorio tutelato.
Via: Corriere della Sera

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