martedì 22 dicembre 2009

Sette rinviati a giudizio per la strage del depuratore di Mineo



Il Gup di Caltagirone, Marcello Gennaro, ha rinviato a giudizio sette persone per l'incidente sul lavoro nel depuratore comunale di Mineo avvenuto l'11 giugno del 2008 in cui morirono sei persone. La richiesta era stata avanzata dal procuratore capo Francesco Paolo Giordano a conclusione di indagini svolte da carabinieri della compagnia di Caltagirone e del Noe. Secondo l'accusa, la morte dei sei operai sarebbe stata causata dall'esalazioni tossiche formatesi nel pozzetto di ricircolo dei fanghi durante le fasi della sua pulizia, che, secondo una perizia disposta dalla Procura e eseguita da tre docenti universitari, sarebbero state prodotte dallo sversamento illecito nella vasca di idrocarburi dall'autobotte della dittà Carfì che si trovava a operare sul posto. I capi d'imputazione contestati dal procuratore capo Giordano sono diversi e articolati. Nei confronti del sindaco Castania, dell'architetto Zampino e dell'allora assessore Mirata è ipotizzato l'abuso d'ufficio; Zampino e Mirata, inoltre, assieme al geometra Catalano, Virzì, Carfì e La Cognata sono imputati per omicidio colposo plurimo; Carfì e La Cognata sono anche accusati di causazione della morte come evento prodotto da un reato doloso, nella specie il traffico di rifiuti speciali. Nell'incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due operai della società Carfì, Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca. La prima udienza del processo sarà celebrata davanti il Tribunale di Caltagirone il 23 febbraio 2010.

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