sabato 19 dicembre 2009

A Copenaghen fatica l'intesa non vincolante


Copenaghen, 19 dic. (Adnkronos) - Dopo ore di trattative e consultazioni seguite al "no" di alcuni Paesi in via di sviluppo che minacciavano di far saltare l'intesa raggiunta ieri sera, la Conferenza dell'Onu sul clima a Copenaghen ha «preso nota» dell'accordo concluso ieri sera tra Usa, Cina, India e Sudafrica per la lotta ai cambiamenti climatici. La decisione comprenderà la lista dei paesi che si sono detti a favore dell'intesa e quelli, invece, dichiaratisi contrari. L'accordo di Copenaghen, un documento di tre pagine, fissa come obiettivo un tetto a due gradi del riscaldamento globale rispetto all'era pre-industriale. Nessuna cifra sul taglio delle emissioni di CO2, mentre vengono stanziati 30 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e 100 miliardi al 2020, destinati principalmente ai paesi più vulnerabili per sostenerli a contenere l'impatto dei cambiamenti climatici. Vince dunque la Cina che aveva rifiutato il target di emissioni globali al 2050 del 50% per tutti i paesi. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, esprime «delusione» per il mancato riferimento al taglio delle emissioni globali e annuncia una nuova Conferenza a Bonn entro 6 mesi. «Fallimento», «catastrofe», «fiasco totale», i commenti a caldo delle organizzazioni che stanno seguendo il vertice. Immediata la convocazione di una manifestazione di protesta all'esterno del Bella center, nel gelo della notte danese. Da Greenpeace ad Amici della Terra, dal Wwwf a Oxfam e a Christian Aid è un solo, unanime, grido. Il testo viene considerato peggiorativo persino al già imperfetto Protocollo di Kyoto. Il più sarcastico è il direttore generale di Greenpeace Francia, Pascal Husting: «Se ci sarà un politico che avrà il coraggio di parlare di successo, vincerà la Palma d'Oro come bugiardo dell'anno».

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